Lo smart working si trova al centro di profonde trasformazioni:i chiarimenti su chi mantiene il diritto a lavorare da remoto anche se l’azienda lo elimina e quali sono le condizioni previste dalle recenti normative
L'evoluzione del lavoro agile in Italia negli ultimi anni ha portato ad una profonda trasformazione nei modelli organizzativi aziendali. Se durante il periodo pandemico molte imprese avevano favorito il lavoro da remoto come misura di sicurezza e riorganizzazione, oggi si assiste ad un cambiamento netto nelle politiche aziendali. Diverse grandi aziende, come Stellantis, stanno progressivamente riducendo o eliminando la possibilità di lavorare in modalità agile, spingendo per un ritorno più presente in ufficio. Questa decisione deriva spesso dalla volontà di rafforzare la coesione interna, migliorare il controllo sui processi produttivi e rispondere alle esigenze di coordinamento tra i vari team.
Oltre agli aspetti produttivi, emergono anche motivazioni legate al recupero dell'identità aziendale e della cultura organizzativa, messe alla prova dalla lunga esperienza di lavoro a distanza. Tuttavia, questa tendenza solleva domande importanti sulle garanzie per alcune categorie di lavoratori. Infatti, la normativa italiana, integrata da recenti aggiornamenti legislativi, prevede forme di tutela specifiche e priorità di accesso al lavoro agile per gruppi di lavoratori con esigenze particolari.
Nonostante la scelta di molte imprese di limitare oppure cancellare il lavoro agile, la normativa italiana garantisce un accesso prioritario a determinate categorie di lavoratori.
In particolare, la legge tutela per l'accesso allo smart working:
Per tutti questi casi, l’adesione al lavoro agile avviene tramite accordo individuale, distinto dai piani collettivi o generali eventualmente adottati dall’azienda. Nel settore privato, gli accordi devono essere depositati e comunicati al Ministero del Lavoro, con obbligo annuale di fornire ai dipendenti e ai rappresentanti aziendali una dettagliata informativa sui rischi e sulle misure di prevenzione collegate al lavoro da remoto.
La posizione del settore pubblico si caratterizza invece per una maggiore discrezionalità dirigenziale, ma permane la tutela rafforzata per le categorie più vulnerabili, con possibili deroghe rispetto alla prevalenza del lavoro in presenza, soprattutto per problematiche sanitarie personali o familiari.
Il mantenimento dello smart working, pur se cancellato dall'azienda, presuppone il rispetto di specifici requisiti e condizioni:
Gli aspetti da normare nell’accordo di smart working in deroga includono:
| Categoria lavoratore | Condizione di accesso | Documentazione richiesta |
| Lavoratore fragile | Possibilità di deroga sempre, se la mansione lo consente | Certificazione medica |
| Genitore di figlio under 14 | Accesso prioritario alla richiesta | Documenti di stato di famiglia |
| Genitore di figlio disabile | Diritti senza limiti di età sul figlio | Attestazione disabilità |
| Caregiver | Accesso per assistenza a familiare con disabilità grave | Certificato Legge 104/1992 |
La normativa mira così a costruire un equilibrio tra le esigenze aziendali e i diritti individuali, garantendo protezione effettiva alle fasce più deboli dei lavoratori, corredando ogni passo con un’attenzione particolare all’informazione, alla prevenzione e alla sicurezza.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...