Via libera in Manovra 2026 alla detassazione al 5% degli aumenti contrattuali riconosciuti per effetto dei rinnovi contrattuali: come funziona la misura
La Manovra Finanziaria 2026 sancisce ufficialmente una detassazione sugli aumenti retributivi derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro nel settore privato, introducendo un nuovo regime fiscale agevolato per centinaia di migliaia di dipendenti. Il quadro normativo appena varato risponde all’esigenza, più volte sollevata da lavoratori e parti sociali, di tutelare il potere d’acquisto dei salari e attenuare l’effetto dell’inflazione su stipendi erosi dal carico fiscale. La misura interessa sia i rinnovi sottoscritti negli anni recenti che quelli futuri.
Stando a quanto deciso in Manovra, gli aumenti contrattuali riconosciuti per effetto dei rinnovi dei CCNL sono esclusi dagli scaglioni ordinari dell'IRPEF e tassati con un’imposta sostitutiva fortemente ridotta.
Per i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito fino a 33.000 euro, la quota di retribuzione aggiuntiva collegata al rinnovo viene assoggettata a una flat tax del 5% invece che alle aliquote progressive (dal 23% in su) normalmente applicate. Questo comporta un vantaggio immediato in busta paga, riducendo drasticamente la porzione di incremento assorbita dalle imposte.
La platea dei beneficiari risulta quindi estesa rispetto alle previsioni iniziali, che fissavano il tetto a 28.000 euro. E' stato, infatti, deciso che:
Uno dei punti di forza della riforma riguarda l’estensione temporale della detassazione. Il provvedimento include anche gli incrementi salariali riconducibili a rinnovi contrattuali sottoscritti a partire dal 2024, purché gli effetti economici si manifestino nel 2026 o successivamente.
Sulle tempistiche di applicazione, l’imposta sostitutiva del 5% trova applicazione sugli aumenti:
Le regole sono definite dall’articolo 4 della Manovra 2026: la detassazione opera "salvo espressa rinuncia" e interessa soltanto i dipendenti privati assunti a tempo indeterminato e determinato, escludendo le forme di lavoro autonomo e altre tipologie contrattuali.
La struttura delle aliquote incentiva particolarmente i redditi bassi e medi. L’imposta sostitutiva del 5% si applica sulla quota di stipendio aggiuntiva fino al limite di reddito di 28.000 euro, elevato ora a 33.000 euro, in base agli emendamenti alla manovra. Per coloro che rientrano nella successiva fascia di reddito, si introduce una seconda aliquota del 10%: questa soglia riguarda i lavoratori privati con redditi compresi tra 33.001 e 35.000 euro annui.
| Fascia di reddito | Aliquota sostitutiva |
| Fino a 33.000 euro | 5% |
| 33.001 – 35.000 euro | 10% |
Per i lavoratori con redditi superiori non risultano previsti benefici specifici su questi aumenti derivanti da rinnovi di contratti collettivi. La platea così definita consente di:
Va ricordato che le aliquote del 5% e 10% sono sostitutive di IRPEF e addizionali comunali e regionali e non incidono sul diritto alle detrazioni ordinarie riconosciute per lavoro dipendente o carichi di famiglia.
L’applicazione della nuova misura comporta effetti tangibili sul netto mensile dei lavoratori beneficiari. Un esempio può chiarire il risparmio fiscale dovuto all’introduzione della tassazione sostitutiva.
| Voce | Importo |
| Incremento mensile lordo | €150 |
| Contributo previdenziale (9,19%) | - €13,79 |
| Imponibile fiscale detassato | €136,21 |
| Imposta sostitutiva 5% | - €6,81 |
| Netto aggiuntivo mensile | €129,40 |
Per la fascia 33.001 – 35.000 euro, l’imposta applicata sarà del 10%. Di seguito una simulazione di calcolo:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...