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Cosa succede se uno tra marito e moglie rifiuta il divorzio e cosa si può fare in questi casi

di Marianna Quatraro pubblicato il
Cosa succede marito moglie rifiuta divor

Il rifiuto di uno dei coniugi al divorzio può rallentare e complicare la fine del matrimonio: quali sono le possibili soluzioni, tra separazione, negoziazioni e temi economici

Nel sistema giuridico italiano, l'eventualità che uno tra i coniugi non desideri porre fine al vincolo matrimoniale viene affrontata secondo regole precise e consolidate. Nonostante la presenza di sentimenti, opinioni e motivazioni personali, l'ordinamento prevede strumenti e garanzie a tutela della libertà individuale, assicurando che nessuno sia costretto a rimanere sposato contro la propria volontà. È quindi necessario distinguere tra desiderio soggettivo di rifiutare la fine del matrimonio e effettiva possibilità legale di opporsi alla domanda di scioglimento del vincolo, esplorando attentamente i limiti fissati dalla legge.

È possibile opporsi o rifiutare il divorzio? Aspetti giuridici e limiti

Nel contesto normativo italiano non sussiste un vero "diritto di rifiutare il divorzio". La legge disciplina i presupposti per l’accoglimento o il rigetto della domanda di divorzio, ma questi non dipendono dalla volontà contraria del coniuge. In altre parole, la volontà personale di uno dei partner non può ostacolare il riconoscimento del diritto dell’altro a sciogliere il matrimonio se sono rispettate le condizioni di legge.

I presupposti indispensabili per l’accesso al divorzio comprendono:

  • La separazione legale protratta ininterrottamente per almeno 12 mesi (giudiziale) o 6 mesi (consensuale ou negoziazione assistita)
  • L’assenza di una riconciliazione reale e stabile tra le parti
  • Assenza di vizi procedurali nell’istanza e nella documentazione presentata.
La sentenza della Cassazione ribadisce che il diritto di chiedere il divorzio è un diritto individuale e irrevocabile (L. 898/1970), particolarmente tutelato per garantire la libertà personale. Pertanto, anche in presenza di dissensi familiari, il tribunale, una volta accertato il rispetto dei requisiti, non può respingere la richiesta per motivi meramente personali o di convenienza, né può obbligare nessuno a permanere nel matrimonio contro la propria volontà.

I casi indicati dalla legge in cui il tribunale può rigettare una domanda di divorzio riguardano quindi solo motivi oggettivi e tecnici e non contemplano la mera opposizione puramente soggettiva.

Divorzio giudiziale: cosa accade se uno dei coniugi è contrario

Se dopo la separazione manca il consenso a divorziare da parte del marito o della moglie, la procedura consensuale non è praticabile e si apre la via giudiziale. In questa forma, anche un solo coniuge può avviare la richiesta di scioglimento del matrimonio; il dissenso dell’altro dà origine a un vero e proprio procedimento contenzioso.

L’opposizione qui assume rilievo non tanto sullo scioglimento del matrimonio in sé, quanto sulle condizioni da definire a valle:

Il giudice, dopo aver accertato la persistenza della separazione legale e l’assenza di riconciliazioni, decide in maniera autonoma e imparziale su ciascun aspetto contestato, sentendo entrambe le parti ed eventualmente i minori. Il dibattito si sviluppa sui diritti, doveri e condizioni economiche, ma non può bloccare la pronuncia sullo scioglimento del matrimonio se i presupposti legali risultano integrati.

Non è rara la circostanza che, anche durante il giudizio, una ritrovata intesa tra le parti conduca a una definizione consensuale, persino dopo un inizio conflittuale. Tuttavia, l’eventuale opposizione si riduce a una trattativa sulle condizioni accessorie, non sul diritto di uno dei coniugi di ottenere il divorzio.

Motivi tecnici di diniego del divorzio e principali ostacoli procedurali

Sebbene la semplice volontà personale non sia sufficiente a ostacolare il procedimento, possono verificarsi svariate criticità di natura formale o procedurale che portano al rigetto o alla sospensione temporanea della domanda. Fra questi si riscontrano:

  • Mancato rispetto dei termini temporali di separazione, condizione essenziale per la proponibilità della domanda
  • Notifica irregolare o inesatta dell’atto introduttivo al coniuge resistente
  • Documentazione incompleta, come l’assenza di certificati aggiornati o della sentenza di separazione
  • Anomalie nella sottoscrizione o nella redazione del ricorso stesso.
In questi contesti il giudice dispone la sospensione del procedimento, invitando alla integrazione degli atti o alla regolarizzazione delle formalità. Solo in presenza di una riconciliazione effettiva e dimostrabile viene meno lo stato di separazione che funge da presupposto imprescindibile per il divorzio, costringendo eventualmente a ricominciare il periodo legale di separazione se si volesse successivamente riproporre un nuovo ricorso.

La separazione: cosa succede se il coniuge rifiuta di firmare e le possibili soluzioni legali

Il rifiuto di firmare la separazione da parte di uno dei partner può essere affrontata in diverse modalità, e più precisamente o tramite la procedura consensuale (più rapida) o tramite quella giudiziale.

Nel primo caso è richiesto l’accordo su tutti gli aspetti rilevanti: assenza di tale intesa restituisce la parola al giudice. Chi intende sciogliere la comunione di vita, nonostante il dissenso, può quindi rivolgersi al tribunale per la cosiddetta separazione giudiziale, che:

  • Non richiede motivazioni specifiche o "colpe"
  • Consente, sin dalla prima udienza, l’adozione di provvedimenti temporanei relativi a figli, casa e mantenimento
  • Porta comunque allo scioglimento della coabitazione e alla fissazione delle regole intermedie, pur con tempistiche maggiori rispetto all’accordo
Le motivazioni che spesso stanno alla base del rifiuto possono essere di natura emotiva, psicologica o strategica, ma la legge privilegia la tutela della libertà personale e il benessere della famiglia, lasciando al giudice il compito di vagliare e adottare tutte le misure idonee.

La negoziazione assistita da avvocati rappresenta una strada intermedia: anche in presenza di conflitto, la presenza dei legali può facilitare l’individuazione di una soluzione accettabile per entrambi, abbreviando i tempi e riducendo la conflittualità.

Il ruolo della negoziazione, della riforma Cartabia e delle nuove procedure semplificate

L’attuale quadro normativo è stato profondamente rinnovato dalla recentissima riforma Cartabia, in vigore dal 2023. Tra le innovazioni più rilevanti si segnalano:

  • Procedura unica per separazione e divorzio consensuale, che consente ai coniugi d’accordo di presentare un solo ricorso e di ottenere, con unica soluzione, omologa della separazione e pronuncia sul divorzio, gestendo il termine legale tra le due fasi all’interno del medesimo procedimento
  • Udienza a trattazione scritta: viene ridotta o eliminata la presenza fisica delle parti in tribunale, sostituita dal deposito di note scritte a firma degli avvocati
  • Piena validità degli accordi patrimoniali inseriti nei ricorsi, con possibilità di trasferimenti di beni e regolazione dettagliata degli aspetti economici
  • Nuova disciplina della revoca del consenso: dopo il deposito congiunto non è generalmente più consentito il ripensamento unilaterale
Queste misure hanno ridotto drasticamente costi, tempi e stress collegati alle procedure, incentivando il dialogo e la cooperazione dove possibile.

Questioni economiche dopo il divorzio e conseguenze del rifiuto a collaborare

Uno degli aspetti più delicati nella gestione della fine del matrimonio è rappresentato dalle disposizioni economiche dopo il divorzio. L’accertamento della situazione patrimoniale e delle condizioni reddituali dei coniugi può originare controversie anche aspre, soprattutto in fase giudiziale.

È ormai consolidato il principio per cui l’assegno divorzile non ha natura automatica; viene concesso solo quando un coniuge sia effettivamente privo di mezzi adeguati e non in grado di ottenerli per ragioni oggettive. Le recenti pronunce della Corte di Cassazione rafforzano la linea secondo cui il beneficiario è tenuto ad attivarsi per raggiungere l’indipendenza economica: il rifiuto ingiustificato di offerte di lavoro può comportare la perdita dell’assegno.

Sul piano patrimoniale, la riforma e le decisioni degli ultimi anni consentono ampie negoziazioni e trasferimenti di beni nell’accordo di separazione e divorzio consensuale, ma rimangono in vigore tutele a salvaguardia di eventuali creditori.






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