Settembre 2026 si conferma un mese decisivo per l'industria italiana: da un lato il caso Ducati, simbolo del Made in Italy, con Confindustria che si muove concretamente per riportare il marchio bolognese sotto controllo italiano: dall'altro almeno sei vertenze aziendali ancora aperte. La situazione generale.
Settembre 2026 si conferma un mese decisivo per l'industria italiana. Da un lato il caso Ducati, simbolo del Made in Italy, con Confindustria che si muove concretamente per riportare il marchio bolognese sotto controllo italiano. Dall'altro almeno sei vertenze aziendali ancora aperte, che coinvolgono migliaia di lavoratori tra retail, siderurgia, elettrodomestici, moda e distribuzione. Ecco il quadro completo aggiornato.
Il presidente nazionale di Confindustria, Emanuele Orsini, ha preso una posizione netta sul futuro di Ducati, oggi parte del gruppo Volkswagen, che sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione con tagli occupazionali e la probabile cessione di alcuni marchi, tra cui Seat. Intervenendo all'assemblea di Confindustria Emilia Area Centro, Orsini ha dichiarato che "sul dossier Ducati ci stiamo lavorando", aggiungendo che l'associazione sta valutando la possibilità di sostenere una cordata di imprenditori italiani pronti a subentrare qualora Volkswagen decidesse di cedere il marchio.
La strategia di Confindustria è chiara: riportare Ducati in mani italiane e garantire continuità industriale e occupazionale a uno stabilimento considerato un vanto per Bologna, l'Emilia Romagna e l'intero Paese. Orsini ha sottolineato come le difficoltà del gruppo tedesco derivino in larga parte dalla crisi del comparto automotive europeo, aggravata dalle politiche legate al Green Deal, che negli ultimi quattro anni hanno drasticamente ridimensionato le prospettive occupazionali del settore, passate da un orizzonte di 100mila nuove assunzioni a una situazione di grande incertezza.
Per superare le difficoltà, Confindustria intende muoversi su più fronti: fornire supporto operativo all'amministratore delegato Claudio Domenicali, definito da Orsini un manager estremamente capace e con le idee chiare sul percorso da seguire; individuare investitori italiani disposti a costituire una cordata credibile; e lavorare in parallelo con le istituzioni, a partire dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che tramite il ministro Adolfo Urso ha già avviato un confronto diretto con i vertici Ducati per salvaguardare l'azienda. Orsini ha promesso che il dossier sarà affrontato concretamente già nei prossimi giorni, definendo la possibile perdita di Ducati come una circostanza che segnalerebbe un fallimento collettivo del sistema industriale italiano.
Il parallelo che lo stesso presidente di Confindustria traccia con il caso ex Ilva non è casuale: entrambe le vicende rappresentano, secondo l'associazione, casi in cui il valore strategico e simbolico dell'azienda giustifica uno sforzo straordinario per evitarne la cessione a soggetti esteri o la chiusura definitiva.
Mentre il caso Ducati resta al centro dell'attenzione, il quadro delle crisi aziendali italiane continua a essere complesso. Sono almeno sei le vertenze che, in parallelo, tengono impegnati sindacati, Mimit e amministrazioni locali con trattative tuttora in corso.
Ex Ilva: la vertenza simbolo della siderurgia italiana
Il caso ex Ilva resta il dossier più delicato e complesso dell'intero panorama industriale nazionale. Secondo i dati sindacali, i tavoli di crisi aperti presso il Mimit sono passati da 52 nell'estate 2024 a oltre 70 nel 2026, un incremento che testimonia l'aggravarsi della situazione industriale complessiva, di cui l'ex Ilva rappresenta il caso più emblematico. Le difficoltà del sito di Taranto si ripercuotono a cascata sull'intero indotto: decine di aziende collegate hanno già inviato migliaia di lettere di licenziamento ai propri dipendenti, definendo la scelta un atto estremo ma inevitabile di fronte alla crisi produttiva. Gli incontri al ministero proseguono senza sosta, anche nei mesi estivi, a testimonianza dell'urgenza della situazione. La carenza di una siderurgia nazionale competitiva ha ricadute dirette su settori strategici come automotive, elettrodomestico e meccanica, alimentando un effetto domino che i sindacati definiscono ormai una vera emergenza industriale.
Electrolux: la vertenza sugli elettrodomestici resta aperta
Anche Electrolux figura tra i casi più monitorati del comparto manifatturiero. La multinazionale svedese, che in Italia mantiene diversi stabilimenti produttivi, è al centro di un confronto istituzionale che punta a chiarire piani industriali, eventuali riconversioni produttive e strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori coinvolti. Settembre rappresenta un mese chiave per la vertenza, con i tavoli ministeriali già avviati chiamati a fornire indicazioni più precise sulle prospettive dello stabilimento e sulla tenuta occupazionale.
Aeffe: oltre 200 posti a rischio nel settore moda
Nel comparto della moda, il gruppo Aeffe, con stabilimenti tra Milano e Rimini, è coinvolto in una vertenza che espone al rischio oltre 200 lavoratori. Il settore del lusso italiano sta attraversando una fase complessa, segnata dal calo dei consumi in alcuni mercati chiave e da una generale contrazione degli ordini. Nelle prossime settimane sono attesi nuovi incontri tra azienda e sindacati per definire l'entità reale degli esuberi e valutare strumenti alternativi al licenziamento, come i contratti di solidarietà o percorsi di ricollocazione del personale.
Kasanova: acquisizione Pamaf ancora in fase di definizione
La vicenda di Kasanova, storica catena di casalinghi e arredamento, resta appesa a un filo pur avendo trovato una possibile via d'uscita. Dopo il fallimento della trattativa con OVS, ritiratasi a inizio febbraio 2026, la holding italiana Pamaf ha confermato al Mimit la presentazione di un'offerta vincolante per l'acquisizione del 100% del gruppo. L'operazione punta a un rilancio industriale basato su un modello retail multi brand, ma il percorso resta lungo: sono ancora in corso le interlocuzioni con banche, fornitori e proprietari degli immobili per sostenere la ristrutturazione del debito, mentre il piano di sviluppo definitivo è atteso non prima del 2027. I sindacati continuano a chiedere trasparenza sui tempi effettivi di chiusura dell'operazione e sul destino dei punti vendita ancora sospesi.
Coin: sciopero nazionale e cassa integrazione a zero ore
La crisi di Coin, tra le più delicate dell'intero panorama retail italiano, va avanti ormai da mesi. Lo scorso 18 giugno 2026 è stato proclamato uno sciopero nazionale da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, con presidi in diverse città tra cui Genova e Livorno. Centinaia di lavoratori si trovano in cassa integrazione a zero ore, con circa 500 posti di lavoro a rischio solo a Roma. L'azienda ha già chiuso punti vendita storici, tra cui quelli di via Cola di Rienzo a Milano e Verona Excelsior, a causa di sfratti esecutivi e canoni ritenuti insostenibili. Per settembre si attende un nuovo tavolo istituzionale al Mimit, chiamato a chiarire la sostenibilità del piano industriale annunciato dall'azienda.
Conbipel: la ricerca di una soluzione industriale continua
Anche il marchio storico Conbipel resta al centro di una lunga vertenza, gestita dalla società BTX Italian Retail and Brands, in amministrazione straordinaria dal 2020. Dopo mesi di incontri al Mimit, era stata individuata una possibile cordata italiana per il rilancio dell'azienda, con l'obiettivo di salvaguardare circa 800 posti di lavoro sui 1.100 complessivi, coinvolgendo oltre 100 punti vendita. La proposta prevede il supporto di Invitalia, ma restano da definire i dettagli sulla gestione degli esuberi e sul destino dei negozi esclusi dal perimetro dell'offerta, per i quali l'azienda ha dichiarato di continuare la ricerca di soluzioni alternative.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...