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Fringe benefit, cosa ci si può fare rimborsare dall'azienda attualmente

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Nel 2026 i fringe benefit sono regolati da nuove normative che definiscono limiti fiscali e criteri di rimborsabilità: cosa possono includere i rimborsi e quali spese sono ammesse dalle aziende

I fringe benefit rappresentano un elemento chiave del panorama retributivo italiano e assumono un valore significativo nella gestione delle politiche di welfare aziendale. Questi benefici costituiscono, infatti, un insieme di beni e servizi offerti ai dipendenti direttamente dall’azienda, senza che avvenga una corresponsione monetaria aggiuntiva oltre allo stipendio ordinario. Auto aziendali, copertura delle utenze domestiche, sostegno al canone di locazione, sono solo alcuni degli esempi più diffusi.

La disciplina vigente individua con precisione quali vantaggi possano essere offerti ai lavoratori e, ancor più rilevante, con quali modalità tali benefit non concorrano a formare reddito da lavoro dipendente. Il quadro normativo del 2026 ricalca, con alcune conferme e qualche novità, la struttura consolidata negli anni precedenti, pur mantenendo massima attenzione alle condizioni personali e familiari dei dipendenti. Il ruolo dei fringe benefit si estende, così, dal sostegno alla famiglia fino all’incentivazione di mobilità e produttività, garantendo allo stesso tempo un regime fiscale agevolato laddove vengano rispettate specifiche soglie di valore.

Per le aziende, la corretta erogazione di questi strumenti rappresenta non solo un’opportunità per aumentare il benessere dei collaboratori, ma anche una leva strategica volta a trattenere i talenti e ottimizzare il clima aziendale. 

Limiti di esenzione fiscale e criteri per i fringe benefit nel 2026

Per il 2026, le soglie entro cui i fringe benefit possono essere riconosciuti senza tassazione sono confermate rispetto agli anni precedenti, ma con alcune precisazioni di rilievo. La normativa stabilisce infatti che il valore complessivo annuale dei benefit non può superare:

  • 1.000 euro per i lavoratori privi di figli fiscalmente a carico;
  • 2.000 euro per chi invece ha uno o più figli fiscalmente a carico.
La definizione di “figli a carico” segue i parametri fiscali vigenti:
- Reddito non superiore a 2.840,51 euro annui per figli maggiori di 24 anni.
- Soglia elevata a 4.000 euro per i figli di età fino a 24 anni.

L’agevolazione coinvolge entrambi i genitori, anche in presenza di ripartizione al 50% del carico fiscale, attribuendo ad ogni genitore il diritto a fruire della soglia piena prevista. Al di sopra dei limiti indicati, tutto il valore complessivo dei fringe benefit riconosciuti durante l’anno contribuirà integralmente alla tassazione sul reddito, senza alcun abbattimento per la sola parte eccedente.

Categoria di lavoratore Soglia esentasse (2026)
Senza figli a carico 1.000 euro
Con figli a carico 2.000 euro

I criteri per la non imponibilità sono chiari e lasciano limitati spazi di discrezionalità all'azienda: è fondamentale che i fringe benefit siano ben identificati tra le categorie previste dalla legge e che risultino parte di accordi trasparenti e documentati all’interno della retribuzione del lavoratore. 

È importante infine ricordare che alcune voci, come i buoni pasto e i rimborsi per trasferimento della residenza, sono disciplinate da regole autonome e, pertanto, non rientrano nei limiti descritti. In particolare, i buoni pasto hanno soglie di esenzione giornaliere e modalità diverse di applicazione (cartacei oppure elettronici), che verranno affrontate in dettaglio nei riferimenti specifici della disciplina.

Fringe benefit rimborsabili nel 2026: quali spese sono ammesse

Le tipologie di fringe benefit che un’azienda può riconoscere nel 2026 sono numerose, ma è particolarmente rilevante per lavoratori e datori di lavoro conoscere con precisione quali tra queste siano spese effettivamente rimborsabili entro i limiti previsti. L’attenzione si concentra in primo luogo su alcune voci di spesa che rappresentano una leva di welfare concreto a sostegno del dipendente e della sua famiglia. Di seguito vengono analizzate le più diffuse e le modalità di rimborso ammesse:

  • Utenze domestiche: l’azienda può rimborsare (o pagare direttamente) le bollette di acqua, luce e gas dell’abitazione principale del dipendente. Il rimborso è consentito solo per spese realmente sostenute e documentate, pertanto occorre presentare le fatture intestate al lavoratore.
  • Canoni di locazione della prima casa: è previsto il rimborso dei costi sostenuti per la locazione dell’abitazione principale del dipendente, purché quest’ultimo ne sia effettivamente l’intestatario e risulti la residenza anagrafica nell’immobile. Anche in questo caso, il beneficio è subordinato alla presentazione di idonea documentazione (contratto di affitto e ricevute di pagamento).
  • Interessi passivi sul mutuo: tra le spese rimborsabili rientrano anche gli interessi passivi relativi al mutuo stipulato per l’acquisto dell’abitazione principale. Sono escluse le quote di capitale ammortizzate o mutui riferiti ad immobili diversi dalla casa di residenza.
  • Auto aziendale: la concessione dell’uso di un’autovettura a fini sia personali che lavorativi è storicamente una delle modalità più frequenti; tuttavia, la tassazione dipende dal valore del benefit e dalle modalità di utilizzo regolamentate dall’articolo 51 del TUIR.
Alcune tipologie di fringe benefit sono soggette a discipline differenti, come già anticipato per i buoni pasto. Per essi non valgono i limiti generali annui, poiché sono esentasse fino a 4 euro al giorno se cartacei e fino a 8 o 10 euro al giorno se elettronici, a seconda delle ultime disposizioni applicabili. La condizione essenziale resta comunque che venga rispettato il limite giornaliero, pena la perdita dell’esenzione solo sulla parte eccedente.
Tipologia di spesa Condizioni di rimborsabilità
Utenze domestiche (acqua, luce, gas) Intestazione e documentabilità a nome del dipendente
Canone locazione prima casa Contratto e pagamenti a carico del lavoratore e residenza anagrafica
Mutuo prima casa (interessi) Solo interessi passivi, mutuo riferito all’abitazione di residenza
Auto aziendale Condizioni e valore secondo articolo 51 TUIR
Buoni pasto Fino a 4 euro (cartacei), 8/10 euro (elettronici) al giorno

L’azienda resta responsabile della corretta attribuzione dei fringe benefit ai propri dipendenti, valutando caso per caso la natura della spesa, verificando l’attinenza con l’abitazione principale o con il rapporto di lavoro, e rendendo trasparente ogni passaggio amministrativo.






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Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...