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Il paziente non si fida più del medico: prima o dopo la visita si consulta sempre di più ChatGtp e IA

di Marcello Tansini pubblicato il
Paziente e medico

L'intelligenza artificiale come ChatGTP rivoluziona la relazione medico-paziente: tra sfiducia, ricerca di autonomia, rischi di automedicazione e nuove dinamiche di comunicazione, il ruolo del medico cambia profondamente.

Gli strumenti digitali non sono più semplici fonti accessorie, ma sono diventati parte integrante delle decisioni che riguardano sintomi, diagnosi e terapie. Un cambiamento così rapido e rilevante da spostare l'attenzione pubblica e scientifica sulle ripercussioni concrete di questa trasformazione nel quotidiano.

all'informazione generalista ai sistemi in grado di comprendere le esigenze individuali, la nuova era digitale porta i cittadini a interrogarsi sulla qualità delle risposte, la privacy e l'affidabilità delle informazioni ottenute fuori dall'ambito medico tradizionale. La domanda di maggiore autonomia informativa del paziente si inserisce in uno scenario sempre più complesso, dove la fiducia tra medico e paziente deve essere riadattata alle sfide dell'innovazione.

Dati e numeri: perché ChatGPT e IA sempre più protagonisti

Un'indagine condotta su un campione rappresentativo di cittadini italiani evidenzia come la consulta online di informazioni sanitarie sia ormai la regola. Il 94,2% degli adulti italiani dichiara di cercare, almeno una volta, risposte su sintomi e trattamenti tramite internet e IA, e fra questi oltre la metà lo fa con cadenza regolare.

Il motore di ricerca tradizionale, pur restando al vertice con il 73,5% di preferenze, deve ora dividere la scena con l'IA generativa: il 42,8% la utilizza già per ottenere consigli e chiarimenti in materia di salute. Un balzo avanti sorprendente per una tecnologia lanciata poco più di tre anni fa, segno del bisogno di efficienza, velocità e facilità che muove milioni di cittadini nel confronto con la complessità sanitaria.

  • L'85,7% degli italiani utilizza strumenti digitali prima o dopo la visita medica.
  • Il 63,9% verifica diagnosi o terapie suggerite dal medico con informazioni trovate online.
  • Il 14,1% modifica o interrompe una terapia sulla base di riscontri digitali, senza confrontarsi con il prescrittore.
Interrogare ChatGpt o piattaforme simili su questioni di salute si è evoluto da atto marginale a scelta stabile. In Italia, OpenAI ha annunciato il rilascio di ChatGPT Salute: uno spazio digitale pensato per integrarsi con cartelle cliniche, referti, dispositivi indossabili e app per il benessere, con sistemi avanzati di protezione dei dati e una chiara esplicitazione che non si tratta di un servizio diagnostico né terapeutico.

Giovani e adulti di fronte alle nuove fonti di informazione

L'approccio alle informazioni di salute varia in base all'età. I cittadini tra i 18 e i 34 anni considerano ormai l'IA come principale fonte di consultazione (72,9%), superando anche il motore di ricerca tradizionale. Tra gli over 54 la tendenza si ribalta nettamente: Google raccoglie il 93,1% delle preferenze contro il 26,1% attribuito all'intelligenza artificiale. Questa spaccatura riflette differenze profonde non solo negli strumenti scelti, ma anche nelle modalità di interazione con il sapere medico.

  • I più giovani si rivolgono all'IA come fosse un consulente sempre disponibile e presentano una dimestichezza elevata con la personalizzazione delle risposte.
  • Gli adulti e anziani, al contrario, mantengono un approccio più prudente e affidato alle fonti ritenute più consolidate.
Questa divergenza è destinata a ridefinire strutturalmente il rapporto tra sanità, innovazione digitale e utenti, disegnando una medicina più partecipativa ma anche più esposta al rischio di disinformazione e di scelte indipendenti.

Il fenomeno dell'assedio digitale e il ruolo del medico

La visita medica ha perso il proprio carattere di unicità, essendo preceduta o seguita da un'attività intensa di verifica digitale. La grande maggioranza dei pazienti entra nello studio del medico preceduta da una propria analisi sui sintomi, alimentata da risposte ottenute tramite strumenti digitali.

Si tratta di una vera e propria pressione verso il professionista sanitario, che si trova ad affrontare interrogativi sempre più preparati - talvolta anche assertivi - sulle indicazioni ricevute. Il 63,9% dei cittadini italiani ammette di aver messo in discussione almeno una prescrizione a seguito di una ricerca personale, e un paziente su sette modifica autonomamente la terapia. Questo scenario mutato implica sia rischi sia opportunità:

  • Opportunità di dialogo: il confronto può favorire una maggiore consapevolezza del paziente.
  • Rischi di incomprensione: il professionista può trovarsi delegittimato quando le informazioni digitali sono considerate equivalenti o superiori all'esperienza clinica diretta.
Per gestire tali dinamiche, diversi esperti ribadiscono l'importanza dell'empatia e del tempo dedicato alla spiegazione, sottolineando che la comunicazione resta una vera forma di cura, riconosciuta anche dalla normativa vigente sulla relazione e il consenso informato (Legge 219/2017).

Autonomia e rischio: automedicazione, auto-terapia e i limiti

L'autonomizzazione promossa dalla disponibilità dell'IA ha generato effetti ambivalenti. Se da una parte strumenti innovativi come ChatGPT Salute permettono di raccogliere e organizzare i propri dati sanitari, offrendo maggiore consapevolezza e strumenti di preparazione alle visite, dall'altra l'utilizzo improprio del digitale porta a fenomeni di auto-terapia. Il 14,1% degli italiani ha modificato autonomamente le prescrizioni, una percentuale che rappresenta la concretizzazione del rischio legato all'accesso immediato a fonti non certificate:

  • L'assenza di validazione clinica sul dato fornito può condurre a interpretazioni errate o a sottovalutazione di sintomi rilevanti.
  • La possibilità offerta dall'AI di ascoltare ogni dubbio del paziente aumenta il senso di rassicurazione soggettiva, ma talvolta lo espone a false certezze.
Gli esperti ricordano inoltre che nessuna tecnologia può sostituire l'esame clinico e la responsabilità umana nel percorso di terapia. Il quadro normativo, così come il principio di prudenza e la necessità di modelli certificati, resta imprescindibile anche nell'era digitale.

Dall'alleanza terapeutica al triangolo medico-paziente-digitale

Nel sistema sanitario contemporaneo, si passa da una relazione bidirezionale tradizionale - medico-paziente - a una dimensione triangolare che coinvolge inevitabilmente la componente digitale. L'algoritmo diventa terzo attore, influendo sulle dinamiche della relazione di cura:

  • L'informazione ottenuta digitalmente può rafforzare il dialogo e portare a una medicina più partecipativa.
  • Al tempo stesso, il flusso di dati può rendere più complesso il recupero del rapporto di fiducia diretto tra professionista e cittadino.
Questo passaggio impone una ridefinizione dei ruoli e delle competenze, dove la funzione di orchestratore della relazione è sempre più affidata al medico, chiamato a guidare il percorso di salute in modo trasparente, empatico e competente.

L'intelligenza artificiale tra opportunità cliniche e rischi

L'evidenza sperimentale mostra come l'IA possa offrire un vantaggio competitivo nella risoluzione di casi clinici molto complessi, grazie alla capacità di gestire grandi moli di dati e a un ragionamento strutturato in più fasi. La collaborazione tra uomo e macchina consente di velocizzare i percorsi diagnostici, specialmente nelle malattie rare, e di ridurre la quota di errori legata ai limiti delle conoscenze individuali dei professionisti. Tuttavia, esistono diversi rischi, tra cui:

  • Perdita graduale di competenze (deskilling): uno stato di affidamento continuo ai sistemi automatici può portare a una riduzione dell'attenzione e della vigilanza clinica da parte degli operatori sanitari, come dimostrato in studi sul supporto IA nelle procedure diagnostiche strumentali.
  • Adattamento cognitivo: il cervello tende a rilassarsi, delegando l'analisi dettagliata al software. Occorre, secondo i ricercatori, integrare la formazione digitale senza abbandonare pratiche e competenze umane tradizionali.
L'uso dell'IA in medicina dovrà mantenere saldo il presidio umano, con la tecnologia a servizio dell'efficacia clinica e non sostitutiva della responsabilità.

La sfida della fiducia: empatia, comunicazione e privacy

L'avanzamento delle tecnologie di intelligenza artificiale offre una simulazione di empatia fino a pochi anni fa impensabile. L'algoritmo ascolta, risponde pazientemente e rassicura con tono amichevole, ponendosi come interlocutore capace di abbassare la soglia di diffidenza per molti utenti. Tuttavia la fiducia, pilastro della relazione di cura, resta legata anche a elementi che il mondo digitale non può garantire completamente: il contatto umano, la responsabilità personale e la riservatezza dei dati più sensibili:

  • Le evoluzioni puntano all'isolamento delle informazioni sanitarie e a sistemi di gestione dei consensi trasparenti.
  • La comunicazione, in particolare, è riconosciuta come parte integrante del percorso terapeutico: chiarezza e ascolto sono leve essenziali per riconquistare la fiducia del paziente.
Una corretta integrazione delle tecnologie digitali richiede il rispetto di requisiti stringenti di sicurezza informatica e una cultura diffusa sui rischi e sui limiti intrinseci dell'informazione algoritmica.




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