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Irpef Campania 2026, quanto si paga di addizionale regionale. Calcoli ed esempi in base guadagni e redditi

di Marianna Quatraro pubblicato il
irpef campania 2026

L'articolo analizza l'addizionale regionale Irpef in Campania per il 2026: norme, metodi di calcolo, aliquote per fasce di reddito, differenze con altre regioni, esempi concreti, esclusioni e impatto su cittadini e bilancio regionale.

L’addizionale regionale all’Irpef rappresenta una quota d’imposta, determinata dalla Regione di residenza, che si aggiunge all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche versata allo Stato. In Campania, questa imposizione fiscale si basa sulle disposizioni della legge finanziaria nazionale e sulle deliberazioni del Consiglio regionale. La funzione principale dell’addizionale regionale è finanziare servizi pubblici come la sanità, consentendo al governo locale margini di autonomia per adattare l’imposizione fiscale alle esigenze del territorio.

Nel panorama legislativo, il quadro normativo vigente trova fondamento nel decreto legislativo n. 68/2011, che sostiene il federalismo fiscale, offrendo alle Regioni facoltà di definire aliquote e detrazioni rispettando limiti fissati dal legislatore nazionale. Negli ultimi anni, la Regione Campania ha mantenuto un’articolazione per scaglioni di reddito, adottando variazioni solo in presenza di manovre correttive o esigenze finanziarie straordinarie.

Le recenti riforme hanno inciso soprattutto sugli scaglioni di reddito, come la legge di Bilancio approvata a fine 2025, che consente ancora fino al 2027 di gestire le aliquote su quattro fasce storiche, in attesa di una piena armonizzazione con le nuove regole nazionali. Questo sistema determina così una notevole variabilità nell’entità dell’addizionale tra le diverse realtà regionali italiane.

Come si calcola l'addizionale regionale Irpef in Campania nel 2026

Il calcolo dell’addizionale regionale sull’Irpef in Campania per l’anno d’imposta 2026 segue precise modalità, ancorate a criteri di progressività definiti dalla normativa nazionale e regionale. Il tributo viene determinato applicando l’aliquota regionale deliberata dalla Regione Campania ai redditi imponibili che residuano dopo l’applicazione di detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta previsti dalla legge, escludendo quelli soggetti a tassazione separata o imposta sostitutiva.

Il meccanismo di calcolo si sviluppa secondo i seguenti passaggi fondamentali:

  • Determinazione del reddito imponibile: si parte dal reddito complessivo del contribuente, sottraendo le deduzioni ammesse (ad esempio oneri deducibili, contributi previdenziali, deduzioni per carichi di famiglia).
  • Applicazione degli scaglioni regionali: la Campania, come la maggior parte delle Regioni nel 2026, utilizza ancora le quattro fasce di reddito (fino a 15.000 euro; da 15.000 a 28.000 euro; da 28.000 a 50.000 euro; oltre 50.000 euro) per l’applicazione dell’addizionale. L’aliquota effettiva si applica alla parte di reddito rientrante in ciascuno scaglione.
  • Esclusione dei redditi esenti: alcune categorie di redditi o soggetti, come i lavoratori in regime forfettario, restano esclusi dall’addizionale, salvo casi in cui siano titolari di ulteriori redditi soggetti ad Irpef ordinaria.
  • Modalità di pagamento: per i lavoratori dipendenti, l’addizionale regionale viene trattenuta in 11 rate da gennaio a novembre dell’anno successivo a quello di riferimento del reddito. Nei casi di dichiarazione dei redditi (modelli 730 o Redditi Persone Fisiche), l’addizionale viene quantificata in sede di liquidazione.
È importante ricordare che la delibera della Regione per l’anno 2025 (che impatta l’imposta sulle buste paga dal 2026) definisce l’aliquota base, non inferiore all’1,23% e non superiore al 3,33%, e eventuali aliquote differenziate per scaglione. Le addizionali regionali, quindi, risultano spesso più gravose per chi supera i 28.000 euro di reddito, dove l’aliquota si avvicina ai valori massimi consentiti per finanziare settori come sanità ed istruzione pubblica.

Aliquote, scaglioni di reddito e confronto con le altre Regioni italiane

La Regione Campania si distingue nel disegno fiscale italiano per l’entità dell’addizionale applicata ai redditi medi e alti, collocandosi tra i territori con maggiore pressione tributaria sul reddito personale. L’aliquota regionale, proprio nel 2026, si attesta tra le più elevate d’Italia, secondo i dati diffusi dalle principali testate economiche. Un lavoratore con un reddito annuo di 35.000 euro, ad esempio, versa circa 868 euro, a fronte dei 926 euro richiesti nel Lazio.

Per chiarezza, la struttura degli scaglioni in Campania nel 2026 rimane la seguente:

  • Fino a 15.000 euro: aliquota base regionale
  • Da 15.000 a 28.000 euro: aliquota leggermente superiore
  • Da 28.000 a 50.000 euro: aliquota ben più alta, ove tipicamente si concentra il salto dovuto all’addizionale
  • Oltre 50.000 euro: applicazione dell’aliquota massima consentita (intorno al 3,33%)
Tale impostazione è resa possibile dalla legge di Bilancio che proroga la facoltà di usare quattro scaglioni storici fino al periodo d’imposta 2027. Da ricordare che alcune regioni hanno invece optato per l’aliquota unica su tutto il reddito (tra cui Veneto, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta), mentre altre come Abruzzo, Liguria e la provincia autonoma di Bolzano hanno già adottato le tre fasce Irpef nazionali.

Tabella comparativa esemplificativa – Addizionale regionale su reddito di 35.000 euro (anno d’imposta 2025/versamento 2026)

Regione Imposta (euro)
Lazio 926
Campania 868
Veneto 431
Basilicata 431
Regioni con aliquota media 500-700

Il confronto mette in evidenza differenze consistenti fra territori italiani. Il vantaggio delle Regioni a statuto speciale, come la provincia di Bolzano, emerge grazie a detrazioni che possono persino azzerare l’addizionale dovuta dai contribuenti residenti.

Esempi pratici sul calcolo dell’addizionale Irpef in busta paga e pensione

Per dare una visione dettagliata dell’incidenza dell’imposta sul reddito in Campania, si possono analizzare alcuni casi tipo riferiti al 2026:

  • Lavoratore dipendente con reddito lordo annuo di 15.000 euro: L’addizionale regionale si calcola applicando l’aliquota base (circa 1,23%) esclusivamente sulla quota di reddito ricompresa nello scaglione, portando ad un importo annuo intorno a 185 euro. In questi casi, l’incidenza finanziaria sul netto mensile resta contenuta.
  • Dipendente con reddito di 28.000 euro: In questo esempio, per la parte di reddito sulla seconda fascia si applica una aliquota leggermente superiore (stimabile intorno all’1,73%), aumentando così il prelievo regionale che può raggiungere i 340-370 euro annui, da suddividere in 11 rate sulle buste paga dell’anno successivo.
  • Impiegato con reddito di 35.000 euro: Per questi livelli reddituali, l’addizionale si alza sensibilmente: applicando le aliquote crescenti per scaglione, si raggiunge la soglia degli 868 euro annui, trattenuti in quote mensili. Questo valore è risultato dalla media delle politiche regionali recenti ed è fra i più alti d’Italia.
  • Pensionato con trattamento annuo di 15.000 euro: L’impatto dell’addizionale resta generalmente limitato, restando intorno ai 200 euro annui. La trattenuta avviene sulle rate mensili della pensione, in modo analogo a quanto avviene per i dipendenti.
  • Manager con reddito di 70.000 euro e oneri deducibili per 1.700 euro: In questo caso, la quota prelevata in Campania può salire fino a circa 1.950 euro annui, considerando l’applicazione delle aliquote massime allo scaglione più elevato. Rispetto a regioni più "leggere" sul piano fiscale, la differenza può superare i 1.000 euro a parità di reddito.
Questo sistema evidenzia come la progressività dell’addizionale regionale si traduca in un impatto via via maggiore all’aumentare della disponibilità economica individuale, accentuando gli effetti dell’imposizione locale rispetto alla semplice Irpef nazionale.

Chi è escluso dall’addizionale Irpef regionale e aggiornamenti dopo la riforma

Non tutte le categorie di contribuenti sono assoggettate a questo tributo regionale: oltre ai casi di esenzione previsti dalla normativa nazionale o regionale, il principale gruppo escluso riguarda i titolari di partita Iva che optano per il regime forfettario, a meno che non percepiscano anche altri redditi imponibili ai fini Irpef ordinaria.

Ulteriori soggetti esenti riguardano coloro che, pur producendo reddito, non hanno un’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta grazie all’effetto di detrazioni, deduzioni e crediti. Anche alcuni redditi esenti per legge, come pensioni di invalidità e assegni sociali, restano al di fuori dal calcolo dell’addizionale.

La riforma Irpef degli ultimi anni, inoltre, ha lasciato ampia autonomia alle Regioni, risultando in criteri di esenzione non uniformi su tutto il territorio. Tuttavia, nella generalità dei casi, rimangono esclusi dall’obbligo:

  • Contribuenti che, per effetto di detrazioni, non sono tenuti a versare Irpef
  • Soggetti in regime fiscale agevolato (forfettari), salvo presenza di ulteriori redditi ordinari
  • Redditi soggetti a imposta sostitutiva o tassazione separata
La normativa regionale campana recepisce queste indicazioni e le applica in modo coerente con le disposizioni nazionali.

Impatto economico e gettito: quanto rende l’addizionale alle Regioni e ai cittadini

L’impatto finanziario dell’addizionale regionale Irpef si conferma rilevante nell’economia pubblica. Nel 2024 le addizionali regionali hanno generato per le Regioni italiane un incasso di 15,1 miliardi di euro, in crescita dell’8,6% su base annua rispetto all’anno precedente. La Campania contribuisce in modo consistente a questo flusso, anche grazie ad un’aliquota superiore alla media nazionale nei suoi scaglioni intermedi e alti.

L’importo medio per contribuente, secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi 2024, è stato di circa 476 euro, ma il valore cresce sensibilmente nei casi di redditi medio-alti, come evidenziato in precedenza. Il dato ha riflessi diretti sull’economia regionale, poiché una quota significativa delle risorse così raccolte viene destinata a comparti come la sanità, il trasporto pubblico locale, il welfare e l’istruzione, settori di grande rilevanza collettiva.

Dal punto di vista sociale, però, l’incidenza complessiva per i contribuenti campani può risultare più pesante rispetto a quella di altre regioni, soprattutto per la fascia dei lavoratori dipendenti o pensionati con redditi oltre i 28.000 euro. Per chi invece si colloca nella prima fascia, sotto i 15.000 euro, il prelievo resta più contenuto e prossimo alla soglia minima fissata dalla legge.

Tabella riassuntiva – Addizionale regionale Irpef 2024 (versamento 2025/2026)

Ammontare complessivo versato 15,1 miliardi di euro
Importo medio pro capite 476 euro
Numero contribuenti coinvolti 32 milioni circa
Quota esclusa (forfettari, ecc.) Circa 2 milioni di soggetti

L’addizionale regionale si conferma quindi uno strumento fiscale determinante per l’equilibrio dei bilanci locali e per il finanziamento dei servizi essenziali, pur generando differenze di carico tra le Regioni, come dimostra il caso della Campania.



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