L'articolo analizza l'addizionale regionale Irpef in Campania per il 2026: norme, metodi di calcolo, aliquote per fasce di reddito, differenze con altre regioni, esempi concreti, esclusioni e impatto su cittadini e bilancio regionale.
L’addizionale regionale all’Irpef rappresenta una quota d’imposta, determinata dalla Regione di residenza, che si aggiunge all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche versata allo Stato. In Campania, questa imposizione fiscale si basa sulle disposizioni della legge finanziaria nazionale e sulle deliberazioni del Consiglio regionale. La funzione principale dell’addizionale regionale è finanziare servizi pubblici come la sanità, consentendo al governo locale margini di autonomia per adattare l’imposizione fiscale alle esigenze del territorio.
Nel panorama legislativo, il quadro normativo vigente trova fondamento nel decreto legislativo n. 68/2011, che sostiene il federalismo fiscale, offrendo alle Regioni facoltà di definire aliquote e detrazioni rispettando limiti fissati dal legislatore nazionale. Negli ultimi anni, la Regione Campania ha mantenuto un’articolazione per scaglioni di reddito, adottando variazioni solo in presenza di manovre correttive o esigenze finanziarie straordinarie.
Le recenti riforme hanno inciso soprattutto sugli scaglioni di reddito, come la legge di Bilancio approvata a fine 2025, che consente ancora fino al 2027 di gestire le aliquote su quattro fasce storiche, in attesa di una piena armonizzazione con le nuove regole nazionali. Questo sistema determina così una notevole variabilità nell’entità dell’addizionale tra le diverse realtà regionali italiane.
Il calcolo dell’addizionale regionale sull’Irpef in Campania per l’anno d’imposta 2026 segue precise modalità, ancorate a criteri di progressività definiti dalla normativa nazionale e regionale. Il tributo viene determinato applicando l’aliquota regionale deliberata dalla Regione Campania ai redditi imponibili che residuano dopo l’applicazione di detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta previsti dalla legge, escludendo quelli soggetti a tassazione separata o imposta sostitutiva.
Il meccanismo di calcolo si sviluppa secondo i seguenti passaggi fondamentali:
La Regione Campania si distingue nel disegno fiscale italiano per l’entità dell’addizionale applicata ai redditi medi e alti, collocandosi tra i territori con maggiore pressione tributaria sul reddito personale. L’aliquota regionale, proprio nel 2026, si attesta tra le più elevate d’Italia, secondo i dati diffusi dalle principali testate economiche. Un lavoratore con un reddito annuo di 35.000 euro, ad esempio, versa circa 868 euro, a fronte dei 926 euro richiesti nel Lazio.
Per chiarezza, la struttura degli scaglioni in Campania nel 2026 rimane la seguente:
Tabella comparativa esemplificativa – Addizionale regionale su reddito di 35.000 euro (anno d’imposta 2025/versamento 2026)
| Regione | Imposta (euro) |
| Lazio | 926 |
| Campania | 868 |
| Veneto | 431 |
| Basilicata | 431 |
| Regioni con aliquota media | 500-700 |
Il confronto mette in evidenza differenze consistenti fra territori italiani. Il vantaggio delle Regioni a statuto speciale, come la provincia di Bolzano, emerge grazie a detrazioni che possono persino azzerare l’addizionale dovuta dai contribuenti residenti.
Per dare una visione dettagliata dell’incidenza dell’imposta sul reddito in Campania, si possono analizzare alcuni casi tipo riferiti al 2026:
Non tutte le categorie di contribuenti sono assoggettate a questo tributo regionale: oltre ai casi di esenzione previsti dalla normativa nazionale o regionale, il principale gruppo escluso riguarda i titolari di partita Iva che optano per il regime forfettario, a meno che non percepiscano anche altri redditi imponibili ai fini Irpef ordinaria.
Ulteriori soggetti esenti riguardano coloro che, pur producendo reddito, non hanno un’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta grazie all’effetto di detrazioni, deduzioni e crediti. Anche alcuni redditi esenti per legge, come pensioni di invalidità e assegni sociali, restano al di fuori dal calcolo dell’addizionale.
La riforma Irpef degli ultimi anni, inoltre, ha lasciato ampia autonomia alle Regioni, risultando in criteri di esenzione non uniformi su tutto il territorio. Tuttavia, nella generalità dei casi, rimangono esclusi dall’obbligo:
L’impatto finanziario dell’addizionale regionale Irpef si conferma rilevante nell’economia pubblica. Nel 2024 le addizionali regionali hanno generato per le Regioni italiane un incasso di 15,1 miliardi di euro, in crescita dell’8,6% su base annua rispetto all’anno precedente. La Campania contribuisce in modo consistente a questo flusso, anche grazie ad un’aliquota superiore alla media nazionale nei suoi scaglioni intermedi e alti.
L’importo medio per contribuente, secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi 2024, è stato di circa 476 euro, ma il valore cresce sensibilmente nei casi di redditi medio-alti, come evidenziato in precedenza. Il dato ha riflessi diretti sull’economia regionale, poiché una quota significativa delle risorse così raccolte viene destinata a comparti come la sanità, il trasporto pubblico locale, il welfare e l’istruzione, settori di grande rilevanza collettiva.
Dal punto di vista sociale, però, l’incidenza complessiva per i contribuenti campani può risultare più pesante rispetto a quella di altre regioni, soprattutto per la fascia dei lavoratori dipendenti o pensionati con redditi oltre i 28.000 euro. Per chi invece si colloca nella prima fascia, sotto i 15.000 euro, il prelievo resta più contenuto e prossimo alla soglia minima fissata dalla legge.
Tabella riassuntiva – Addizionale regionale Irpef 2024 (versamento 2025/2026)
| Ammontare complessivo versato | 15,1 miliardi di euro |
| Importo medio pro capite | 476 euro |
| Numero contribuenti coinvolti | 32 milioni circa |
| Quota esclusa (forfettari, ecc.) | Circa 2 milioni di soggetti |
L’addizionale regionale si conferma quindi uno strumento fiscale determinante per l’equilibrio dei bilanci locali e per il finanziamento dei servizi essenziali, pur generando differenze di carico tra le Regioni, come dimostra il caso della Campania.