Negli ultimi due anni, il sistema fiscale italiano ha evidenziato una profonda trasformazione, come segnalato dall’Ufficio studi della CGIA. Le famiglie hanno visto alleggerirsi il peso delle imposte, mentre il gettito complessivo dello Stato è aumentato fino a portare la pressione fiscale al 42,8% nel 2025. Questo apparente paradosso trova risposta in una serie di fattori strutturali che hanno coinvolto sia nuclei familiari che grandi attori economici del Paese.
L’analisi attenta della CGIA permette di comprendere come, nonostante i vari provvedimenti favorevoli verso i contribuenti più deboli, la crescita dell’occupazione e gli aggiustamenti normativi per le imprese abbiano rinnovato la distribuzione del carico fiscale. Le prospettive per il 2026 confermano il quadro: meno tasse sui redditi familiari, più pressione su banche e grandi imprese.
Famiglie meno tartassate: le misure fiscali e l’impatto sui nuclei italiani
Negli ultimi quattro anni, sono state implementate numerose politiche fiscali pensate per sostenere i nuclei familiari. Dal 2022 al 2025, il carico fiscale sulle famiglie si è ridotto di oltre 33 miliardi di euro, un risultato ottenuto grazie a una combinazione di riforme strutturali e misure temporanee. Tra gli interventi più significativi vi sono:
- Innalzamento della soglia della flat tax per autonomi;
- Accorpamento dei primi due scaglioni Irpef con l’aliquota ridotta al 23%;
- Riduzione della seconda aliquota Irpef al 33%;
- Taglio strutturale al cuneo fiscale, introdotto originariamente dal governo Draghi e perpetuato dall’esecutivo Meloni;
- Bonus temporanei, sgravi, deduzioni, ed esenzioni mirati sul reddito familiare;
- Maggiori detrazioni per i figli a carico, agevolazioni sulle spese scolastiche e bonus cultura.
L’incidenza reale di queste riforme si misura anche depurando quanto già previsto da passati governi e sottraendo le risorse temporanee: emerge così un beneficio effettivo per le famiglie pari a circa 33 miliardi, come riconosciuto dai principali osservatori economici. L’impatto concreto si è tradotto in buste paga più pesanti per i lavoratori e una
sostanziale riduzione delle tasse invisibili, ovvero quelle imputabili a meccanismi come il fiscal drag, che si presenta quando l’inflazione spinge i redditi in scaglioni più sfavorevoli senza un reale guadagno negli stipendi.
Oltre ai provvedimenti sulle imposte dirette, si sottolinea l’introduzione di nuovi bonus per coniugare esigenze lavorative e familiari, misure volte al sostegno della natalità (come l’ampliamento degli assegni familiari) e una serie di incentivi per l’accesso ai servizi educativi e culturali. Nel 2026 si prevede il consolidamento di tale trend, con un quadro legislativo che conferma la volontà di alleggerire il peso fiscale sui redditi medio-bassi e sulle famiglie con figli.
Perché la pressione fiscale complessiva cresce: occupazione, salari e basi imponibili in aumento
Nonostante la diminuzione del prelievo fiscale sulle famiglie, la pressione fiscale nazionale è cresciuta tornando ai massimi dal 2012, raggiungendo il 42,8% nel 2025. Questo incremento è spiegato, secondo CGIA, principalmente da due dinamiche macro-economiche:
- Crescita dell’occupazione: tra la fine del 2022 e la fine del 2025, il numero degli occupati in Italia è aumentato di circa 850 mila unità. Questa crescita ha generato più stipendi, portando a un incremento delle entrate tributarie e contributive, senza incidere direttamente sulle famiglie già esistenti.
- Rinnovi contrattuali e maggiori salari: il biennio più recente ha visto importanti rinnovi dei contratti collettivi (dal commercio alla pubblica amministrazione), producendo salari più elevati e una base imponibile più ampia.
Oltre a questi fattori,
il quadro normativo è intervenuto pesantemente sulle imprese. In particolare, la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo e l’abrogazione dell’Aiuto alla Crescita Economica (ACE) hanno inciso sui risultati fiscali delle società di capitali. Questo ha fatto sì che, benché le famiglie abbiano visto diminuire le imposte, il fisco abbia raccolto più risorse da nuovi occupati e da una platea più ampia di contribuenti.
Il fenomeno è destinato a protrarsi anche nel 2026 secondo le più accreditate proiezioni.
| Anno |
Occupati (milioni) |
Pressione fiscale (%) |
| 2022 |
23,5 |
41,9 |
| 2023 |
24,1 |
42,0 |
| 2025 |
25,0 (stima) |
42,8 |
Il nuovo bersaglio del fisco: banche, assicurazioni e grandi imprese sotto pressione
Mentre le famiglie vedono ridursi il loro carico fiscale, il contributo maggiore allo Stato arriva ora da banche, assicurazioni e grandi aziende. Gli ultimi interventi normativi hanno infatti colpito selettivamente:
- Sospensione o limitazione della deducibilità di svalutazioni e quote di avviamento per le società di capitali;
- Abrogazione dell’ACE (sconto fiscale annuale sugli investimenti), penalizzando circa 1,5 milioni di imprese tra Srl e Spa;
- Inasprimento dell’Irap per banche e assicurazioni di due punti percentuali, generando prelievi aggiuntivi superiori a 5,6 miliardi di euro;
- Revisione della disciplina sugli extraprofitti, con impatti diretti soprattutto sul settore bancario.
Queste strategie selettive hanno alleggerito la posizione dei contribuenti medi, ma richiesto
sforzi ingenti ai grandi operatori. La tabella sottostante mostra l’impatto della recente manovra finanziaria:
| Soggetto |
Aumento di prelievo stimato (mld€) |
| Banche |
1,2 – 1,3
(Irap) |
| Assicurazioni |
1,3
(Irap – polizze) |
| Sgravi annullati (ACE) |
~4,0 |
| Altri settori |
vario |
L’incremento della pressione su tali comparti risponde da un lato alla necessità di finanziare tagli e bonus destinati a famiglie e lavoratori, dall’altro a un principio di equità fiscale rafforzata.
Evasione, burocrazia e altre variabili: quanto ancora pesa il fisco su cittadini e imprese
La pressione fiscale effettiva in Italia è condizionata da due elementi strutturali: evasione diffusa e iperproduzione normativa. Secondo CGIA, ogni anno 2,5 milioni di lavoratori irregolari non versano contributi, costringendo i contribuenti regolari a "lavorare per il Fisco" per 156 giorni: una cifra che illustra quanto pesino sull’intera collettività le inadempienze di una minoranza.
Oltre all’evasione, la burocrazia costituisce un ulteriore aggravio per il sistema produttivo:
- 57,2 miliardi di euro il costo annuo stimato della burocrazia sulle aziende italiane
- Oltre 35.000 pagine di nuove norme solo nel 2024, complicando ulteriormente gli adempimenti tributari e amministrativi
- Le micro e piccole imprese risultano particolarmente penalizzate dalla complessità legislativa
La CGIA propone
azioni di semplificazione amministrativa e una maggiore digitalizzazione dei processi pubblici per alleggerire il peso normativo e favorire la competitività. Senza una riduzione di tali costi occulti, il fisco continuerà a rappresentare un deterrente importante alla crescita economica.
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