Rivoluzione fiscale nel 2026: cambiano gli equilibri fra chi paga di più o di meno. La CGIA analizza l'impatto su famiglie, lavoratori, grandi imprese e istituti, tra nuove misure, pressione crescente ed effetti inattesi sul potere d’acquisto
Negli ultimi due anni, il sistema fiscale italiano ha evidenziato una profonda trasformazione, come segnalato dall’Ufficio studi della CGIA. Le famiglie hanno visto alleggerirsi il peso delle imposte, mentre il gettito complessivo dello Stato è aumentato fino a portare la pressione fiscale al 42,8% nel 2025. Questo apparente paradosso trova risposta in una serie di fattori strutturali che hanno coinvolto sia nuclei familiari che grandi attori economici del Paese.
L’analisi attenta della CGIA permette di comprendere come, nonostante i vari provvedimenti favorevoli verso i contribuenti più deboli, la crescita dell’occupazione e gli aggiustamenti normativi per le imprese abbiano rinnovato la distribuzione del carico fiscale. Le prospettive per il 2026 confermano il quadro: meno tasse sui redditi familiari, più pressione su banche e grandi imprese.
Negli ultimi quattro anni, sono state implementate numerose politiche fiscali pensate per sostenere i nuclei familiari. Dal 2022 al 2025, il carico fiscale sulle famiglie si è ridotto di oltre 33 miliardi di euro, un risultato ottenuto grazie a una combinazione di riforme strutturali e misure temporanee. Tra gli interventi più significativi vi sono:
Oltre ai provvedimenti sulle imposte dirette, si sottolinea l’introduzione di nuovi bonus per coniugare esigenze lavorative e familiari, misure volte al sostegno della natalità (come l’ampliamento degli assegni familiari) e una serie di incentivi per l’accesso ai servizi educativi e culturali. Nel 2026 si prevede il consolidamento di tale trend, con un quadro legislativo che conferma la volontà di alleggerire il peso fiscale sui redditi medio-bassi e sulle famiglie con figli.
Nonostante la diminuzione del prelievo fiscale sulle famiglie, la pressione fiscale nazionale è cresciuta tornando ai massimi dal 2012, raggiungendo il 42,8% nel 2025. Questo incremento è spiegato, secondo CGIA, principalmente da due dinamiche macro-economiche:
| Anno | Occupati (milioni) | Pressione fiscale (%) |
| 2022 | 23,5 | 41,9 |
| 2023 | 24,1 | 42,0 |
| 2025 | 25,0 (stima) | 42,8 |
Mentre le famiglie vedono ridursi il loro carico fiscale, il contributo maggiore allo Stato arriva ora da banche, assicurazioni e grandi aziende. Gli ultimi interventi normativi hanno infatti colpito selettivamente:
| Soggetto | Aumento di prelievo stimato (mld€) |
| Banche | 1,2 – 1,3 (Irap) |
| Assicurazioni | 1,3 (Irap – polizze) |
| Sgravi annullati (ACE) | ~4,0 |
| Altri settori | vario |
L’incremento della pressione su tali comparti risponde da un lato alla necessità di finanziare tagli e bonus destinati a famiglie e lavoratori, dall’altro a un principio di equità fiscale rafforzata.
La pressione fiscale effettiva in Italia è condizionata da due elementi strutturali: evasione diffusa e iperproduzione normativa. Secondo CGIA, ogni anno 2,5 milioni di lavoratori irregolari non versano contributi, costringendo i contribuenti regolari a "lavorare per il Fisco" per 156 giorni: una cifra che illustra quanto pesino sull’intera collettività le inadempienze di una minoranza.
Oltre all’evasione, la burocrazia costituisce un ulteriore aggravio per il sistema produttivo:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...