Il pubblico impiego si prepara a vivere un anno di transizione e slancio, con dinamiche che riguarderanno da vicino sia chi opera presso gli enti locali sia il personale delle Funzioni Centrali. Il 2026 porta con sé dinamiche di cambiamento significative: rinnovi contrattuali, adeguamenti normativi, revisioni fiscali e l’implementazione di misure di tutela e valorizzazione del lavoro pubblico trovano spazio nel quadro delineato dalla nuova Manovra Finanziaria.
Le principali novità normative della Manovra Finanziaria 2026 per il settore pubblico
La Manovra Finanziaria 2026 introduce innovazioni incisive per il personale della Pubblica Amministrazione, con un investimento di circa 22 miliardi di euro. Tra le misure di maggior interesse emergono:
- Riduzione della seconda aliquota IRPEF: il prelievo passa dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, apportando vantaggi economici per gran parte dei lavoratori pubblici e assicurando risparmi annui fino a 440 euro, in particolare per chi si colloca nella fascia medio-alta della retribuzione.
- Proroga e ampliamento degli incentivi all’occupazione: estesi gli sgravi contributivi per assunzioni di giovani under 35 e donne disoccupate, insieme a nuove agevolazioni mirate per madri con almeno tre figli minorenni – con esonero contributivo totale fino a 8.000 euro annui per 24 mesi.
- Aumenti dei fondi per i rinnovi contrattuali, atti a sostenere gli incrementi nelle retribuzioni e la valorizzazione della componente accessoria del salario, grazie anche all’armonizzazione dei trattamenti economici tra amministrazioni diverse.
- Rafforzamento della sicurezza sul lavoro: previste nuove assunzioni di ispettori, tracciabilità digitale dei controlli e finanziamento di campagne straordinarie nei settori a maggior rischio, con uno stanziamento di 500 milioni di euro.
- Agevolazioni fiscali per produttività e straordinari: introdotti la detassazione del salario accessorio (fino a 800 euro annui), l’imposta flat sui premi di produttività e una tassazione ridotta su indennità per turni e lavoro notturno per i redditi medio-bassi.
- Interventi a sostegno di famiglie numerose e congedi parentali più ampi, con estensione delle tutele sia per il padre sia per i genitori con figli maggiori di dodici anni.
Rinnovo dei contratti collettivi nazionali: aumenti, tempistiche e impatto sulle retribuzioni
I rinnovi dei contratti collettivi nel triennio 2025-2027, anticipati dalla programmazione finanziaria nella Manovra, stanno per portare significativi miglioramenti sia su base mensile che nel lungo termine.
Nel 2026, per la prima volta, le risorse per i rinnovi sono già stanziate, consentendo di separare i tempi economici dai tempi normativi e garantendo aumenti tempestivi senza incertezze sulle coperture.
Nel dettaglio:
- Nelle Funzioni Centrali, il contratto 2025-2027 include un impatto medio, a partire dal 2026, di circa 165 euro lordi mensili su 13 mensilità, con arretrati e aggiornamento delle retribuzioni tabellari che permettono risalite significative rispetto all’inflazione accumulata. Sono previsti correttivi per la valorizzazione delle professionalità e dei percorsi di carriera, attraverso strumenti come il mentoring e la sperimentazione della settimana lavorativa compressa.
- Nel comparto degli Enti locali, i negoziati per il rinnovo sono supportati da fondi extra (150 milioni di euro dedicati al personale comunale), sostegno all’armonizzazione dei trattamenti accessori e nuovi sistemi di indennità legate alla qualità dei servizi resi.
Una tabella di sintesi degli aumenti previsti:
| Comparto |
Aumento annuo stimato |
| Funzioni Centrali |
circa 1.950 € |
| Enti Locali |
fino a 1.600 € |
| Sanità |
fino a 2.300 € |
| Scuola/ATA |
intorno a 1.300–1.500 € |
L’erogazione degli aumenti avverrà già nel corso del primo semestre 2026 per alcuni comparti, mentre per altri si completerà nel biennio successivo.
Taglio IRPEF e nuovo sistema di detassazione: come cambiano le buste paga dei dipendenti pubblici
La revisione della struttura fiscale valorizza, in modo concreto, gli stipendi pubblici nel 2026. La riduzione stabile della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% interessa tutti i lavoratori nella fascia 28.000–50.000 euro, portando incrementi mensili variabili fra 12 e 37 euro netti. Oltre a ciò:
- Detassazione parziale dei compensi accessori: per il periodo 2026, i trattamenti economici accessori ricevono una tassazione sostitutiva al 15% (anziché IRPEF piena) fino a 800 euro annui, destinata ai dipendenti non dirigenti con reddito al di sotto dei 50.000 euro. Il beneficio si traduce in minor pressione fiscale e maggiore netto senza variare la base stipendiale.
- Premi di produttività agevolati: i premi erogati in base alla produttività annuale sono agevolati con aliquote molto ridotte, insistendo su una politica retributiva che introduce, finalmente, meritocrazia e flessibilità.
Le simulazioni indicano:
- Un risparmio annuo di circa 144 euro per redditi lordi attorno ai 30.000 euro
- Fino a 384 euro per chi percepisce 40.000 euro
- Beneficio massimo di 440 euro per i redditi di 50.000 euro
Il vantaggio cumulato tra taglio IRPEF e detassazione può superare 650 euro annui per dipendente, soprattutto per chi lavora nelle fasce retributive medie, quali scuola, sanità e enti locali. Il provvedimento, secondo la ratio normativa, opera per restituire nuovo dinamismo ai salari pubblici dopo anni di stagnazione,
rafforzando attrattività, equità e capacità di spesa del comparto.
Nuove misure per il personale degli enti locali: assunzioni, fondi e armonizzazione dei trattamenti
L’attuazione della manovra 2026 incide profondamente sulla gestione delle risorse umane degli enti locali. Sono state previste:
- Nuove assunzioni: le regioni e gli enti nelle zone interessate da eventi sismici ottengono l’autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato il personale già reclutato con contratti precari, purché abbiano maturato almeno tre anni di servizio.
- Fondi per armonizzazione retributiva: confermato un fondo del Ministero dell’Interno, con una dotazione crescente (da 50 milioni nel 2027 a 100 milioni dal 2028, secondo quanto previsto dalla legge 199), per favorire l’allineamento dei trattamenti accessori del personale comunale e ridurre disparità tra enti di peso diverso.
- Armonizzazione dei trattamenti accessori: possibilità di trasferire risorse alle Unioni dei comuni e alle Comunità montane, a beneficio di personale non dirigenziale, con contestuale certificazione dei risparmi e riduzione delle disparità tra enti.
- Proroga dei contratti a tempo determinato: prevista fino a fine 2026 per il personale coinvolto nella ricostruzione post-sisma, mantenendo competenze e continuità nelle attività amministrative strategiche per le zone coinvolte.
Il quadro normativo mira a rafforzare la professionalità e valorizzare il lavoro svolto nei territori, riconoscendo il peso cruciale di una pubblica amministrazione efficiente soprattutto nella gestione delle emergenze e dei servizi essenziali. L’introduzione del controllo rafforzato sui benefici della legge 104/1992 evidenzia la volontà di garantire trasparenza e corretto uso delle agevolazioni.
Congedi, incentivi prolungati e novità su pensionamento e TFS: la tutela dei diritti lavorativi
Nel 2026 si rafforza la rete di tutele per i lavoratori del settore pubblico, garantendo protezione e flessibilità nelle fasi delicate della carriera e della vita personale. In sintesi:
- Estensione dei congedi parentali: il limite di età per poter richiedere il congedo è stato esteso fino ai 14 anni dei figli, include anche quelli adottivi e in affidamento, mentre i giorni di congedo fruibili per malattia dei figli sono raddoppiati a dieci per ciascun genitore con figli sopra i tre anni.
- Proroga APE Sociale fino a fine 2026: accessibile per i lavoratori disoccupati, caregiver, invalidi con capacità lavorativa ridotta e chi svolge attività usuranti, con semplificazioni nelle procedure di accesso; esclusa la cumulabilità con altri redditi da lavoro salvo eccezioni marginali.
- Incentivazione della permanenza in servizio: estese le misure che premiano la prosecuzione dell’attività dopo il raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata, garantendo flessibilità nella scelta del momento di uscita.
- Nuova disciplina del TFS (Trattamento di Fine Servizio): Il termine di liquidazione dipende dal momento in cui il diritto sarebbe maturato considerando aumenti dell’età pensionabile, e nei casi di ritiro per limiti di età il ritardo scende da 12 a 9 mesi dal 2027.
- Contratti di sostituzione prolungabili: prevista possibilità di prolungare il contratto a tempo determinato in sostituzione delle lavoratrici in maternità anche per un periodo di affiancamento ulteriore, a vantaggio della continuità operativa.
Le ultime sentenze e gli orientamenti giurisprudenziali che incidono sui diritti dei dipendenti pubblici dal 2026
Il panorama giuridico del pubblico impiego vede nel 2026 l’avvio di effetti prodotti da recenti sentenze e indirizzi interpretativi, come:
- Corte Costituzionale sul TFS: due pronunce hanno ribadito l’illegittimità dei tempi troppo lunghi nel pagamento del Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti pubblici, sancendo che i limiti finanziari non possono comprimere un diritto maturato. Questo principio ha contribuito all’accorciamento dei tempi di liquidazione.
- Corte dei Conti e premi di risultato: nelle deliberazioni più recenti è stata esclusa la corresponsione dei premi obiettivi in busta paga per il triennio 2020-2022, definendo i criteri applicativi per la successiva disciplina premiale.
- Chiarimenti in tema di accesso alle posizioni organizzative: si è stabilito che gli otto anni di anzianità per il conferimento della posizione organizzativa nelle Funzioni Centrali decorrono dagli incarichi assunti dopo l’entrata in vigore del nuovo CCNL.
- Potenziamento dei controlli su fruizione dei permessi legge 104/1992: normative e interpretazioni INPS rendono più stringenti i controlli e obbligano le pubbliche amministrazioni a trasmettere mensilmente dati sulle agevolazioni e i soggetti beneficiari, in ottica di responsabilità e riduzione degli abusi.
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