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Nuovo allarme esodati (senza lavoro e pensioni) per migliaia di italiani da parte della CGIL

di Marianna Quatraro pubblicato il
Nuovo allarme esodati CGIL

Migliaia di italiani rischiano di restare senza lavoro né pensione a causa dell'aumento dei requisiti e dei cambiamenti sulle regole previdenziali dal 2027: la CGIL lancia l’allarme sulla nuova emergenza esodati

Una nuova ondata di preoccupazione investe il panorama italiano della previdenza sociale. La CGIL, tramite il proprio Osservatorio Previdenza, ha recentemente diffuso un’analisi dettagliata che evidenzia una situazione di rischio per oltre 55.000 tra lavoratrici e lavoratori che, negli ultimi anni, hanno optato per l’uscita anticipata dal lavoro sfruttando strumenti come isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà bilaterali.

L’attenzione del sindacato si concentra sull’effetto delle più recenti modifiche normative contenute nell’ultima Manovra finanziaria e sulle proiezioni di incremento della speranza di vita riportate dall’ultimo Rapporto del MEF. Secondo la CGIL, questi cambiamenti normativi mettono a rischio migliaia di persone, esponendole a periodi senza reddito o contributi previdenziali, proprio nella delicata fase di transizione verso la pensione.

Chi ha scelto un percorso di prepensionamento o di accompagnamento alla pensione si trova ora di fronte all’inatteso “slittamento” dei requisiti, rischiando di restare, anche per diversi mesi, privo sia di salario che di trattamento pensionistico. 

Le cause dell’esplosione degli esodati dal 2027: aumenti dei requisiti pensionistici e modifiche normative

L’origine di questa nuova emergenza va ricercata nelle recenti disposizioni della Legge di Bilancio e nell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici ai parametri Istat sulla speranza di vita. A partire dal 1° gennaio 2027, il percorso per l’accesso alla pensione verrà rallentato:

  • Un mese in più di requisiti contributivi ed anagrafici dal 2027
  • Due ulteriori mesi dal 2028
  • Un totale di tre mesi di aumento a decorrere dal 2029.
Questo meccanismo progressivo, stabilito nei documenti ufficiali della Ragioneria generale dello Stato e illustrato dal MEF nelle proiezioni aggiornate, è stato concepito per tenere conto dell’aumento dell’aspettativa di vita dopo la fase acuta dell’emergenza sanitaria. Tuttavia, nella pratica, produce un effetto domino su chi aveva già siglato prima del 2026 accordi di uscita dal lavoro basati su regole certe.

L’impatto coinvolge principalmente tre categorie:

  • Isopensione: oltre 23.000 persone che avevano optato per questa forma di accompagnamento si trovano esposte a nuovi vuoti contributivi
  • Contratti di espansione: circa 4.000 lavoratori usciti con questa modalità rischiano di non ricevere né assegno né contribuzione per periodi non previsti
  • Fondi di solidarietà bilaterali: prossimo ai 28.000 gli aderenti potenzialmente esposti a scoperture fino a quattro mesi
L’aumento dei requisiti pensionistici (1-3 mesi in più) trasforma profondamente la pianificazione previdenziale: ciò che per la normativa Fornero (L. 214/2011) veniva visto come uno scenario a lungo termine è diventato, di fatto, una realtà concretamente penalizzante già dal biennio 2027-2028.

Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Previdenza della CGIL, questo rischio si concreta in:

  • Un mese di “buco” nel 2027
  • Due mesi di intervallo nel 2028
  • Fino a quattro mesi scoperti dal 2029
La condizione colpisce chi, seguendo criteri stabiliti e condivisi con le aziende, aveva pianificato il proprio pensionamento e ora si ritrova alle prese con una normativa che, mutando le condizioni in corso d’opera, rischia di minare la fiducia nei confronti del sistema di protezione sociale italiano. Il tema della continuità tra fonti di reddito e pensione, pur trattato in diverse sedi istituzionali, resta quindi nuovamente irrisolto, allargando la platea degli esodati in modo ufficiale secondo le nuove proiezioni sindacali.

Le richieste della CGIL e le prospettive per i lavoratori coinvolti

La posizione della CGIL rispetto alla recente evoluzione normativa si esprime attraverso richieste puntuali volte a garantire tutela effettiva ai soggetti coinvolti e a sollecitare un confronto immediato con le istituzioni.

Tra le principali rivendicazioni spiccano le seguenti:

  • Blocco degli incrementi automatici dei requisiti previsti per l’accesso alla pensione, almeno per chi ha già sottoscritto accordi di uscita dal lavoro secondo la disciplina previgente
  • Rafforzamento di strumenti ponte, quali Ape Sociale e l’estensione del modello Opzione Donna, da rendere strutturali e non più temporanei
  • Introduzione di una pensione di garanzia per assicurare un livello minimo di tutela anche nei periodi di scopertura contributiva involontaria
  • Affiancamento di un nuovo sistema di salvaguardie per evitare che i futuri aggiornamenti automatici dell’aspettativa di vita generino altre situazioni simili
Dal quadro delineato sorgono numerose prospettive e criticità per i lavoratori coinvolti. La platea degli interessati, composta da chi ha aderito ad accordi di accompagnamento alla pensione tra il 2018 e il 2025, si trova ora nella posizione di dover fronteggiare mesi senza alcuna fonte di reddito e in assenza di contributi utili al calcolo pensionistico. Secondo fonti CGIL, questo scenario pone seri problemi di equità e sostenibilità sociale e rischia di incidere non solo sulle condizioni economiche immediate ma anche sulle prospettive pensionistiche nel lungo periodo.

Il sindacato sottolinea anche la necessità di aggiornare le norme tenendo conto degli effetti retroattivi, evitando che ulteriori categorie di lavoratori entrino nei meccanismi della cosiddetta esodazione. 

Le associazioni di categoria e il fronte sindacale, in dialogo con le forze parlamentari che hanno avanzato in Parlamento una mozione unitaria sul tema (sostenuta da Pd, M5S e Avs), puntano quindi a una riformulazione selettiva dell’adeguamento alla speranza di vita e alla istituzione di una tutela specifica per tutti coloro che si trovano a subire, senza colpa, le conseguenze del mutamento normativo.

Categoria coinvolta Numero stimato di lavoratori
Isopensione 23.000+
Contratti di espansione 4.000
Fondi di solidarietà bilaterali 28.000