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Oggi è la giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro: come va davvero in Italia?

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

La sicurezza sul lavoro in Italia resta una sfida irrisolta: l'articolo indaga sulle cause della crisi, i numeri recenti, i settori più colpiti e il delicato equilibrio tra prevenzione e benessere psicosociale.

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Non basta la consapevolezza, servono fatti. Oggi, mentre si celebra la ricorrenza mondiale incentrata sulla tutela nei luoghi di lavoro, il quadro italiano esige risposte oltre la retorica. Le statistiche raccontano una realtà che non migliora davvero: centinaia di famiglie colpite ogni anno da eventi tragici che lasciano cicatrici profonde, spesso evitabili, e ogni dato più che una cifra è una storia. Gli ultimi rapporti ufficiali, diffusi da INAIL, aggiornati al 2025, parlano di 792 vittime tra infortuni "sul lavoro" e durante il percorso casa-lavoro. Nonostante una leggera diminuzione rispetto ai dati del 2024 (dove i decessi risultavano superiori di 5 unità), mancano segnali di inversione significativa. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’aumento degli incidenti mortali nelle fasce tra i 40 e i 49 anni (saliti da 137 a 148 casi) e tra i 55 e i 64 anni (da 279 a 300 decessi), insieme a un incremento degli "infortuni in itinere" (293 episodi, 13 in più).

Ogni giorno, oltre tre persone non fanno ritorno a casa dal lavoro. E la tendenza a leggere questi eventi come pura fatalità è ancora, purtroppo, troppo presente. L’attenzione dev’essere massima sulle variabili che favoriscono nuovi pericoli e sulla diffusione della precarietà, nonché sull’applicazione concreta delle normative, spesso declinate con eccessiva superficialità. Considerare la tutela di chi lavora un mero costo è un errore strategico e umano. Lo dico da chi da anni osserva e analizza dinamiche, costi sociali ed evoluzione dei modelli organizzativi.

Il problema italiano è un’emergenza che persiste, senza sostanziali miglioramenti strutturali nonostante campagne di sensibilizzazione, pressioni sindacali e introduzione di nuove regole. Troppi settori economici trattano la sicurezza come voce accessoria, minando così la salute collettiva, la dignità professionale e la sostenibilità sociale della crescita.

Analisi degli incidenti: statistiche, settori più colpiti ed errori sistemici

Nell’analisi della situazione nazionale sulla sicurezza sul lavoro, la fotografia delle imprese e dei lavoratori italiani evidenzia alcune costanti critiche:

  • Settori a più alto rischio: il comparto delle costruzioni risulta il più colpito da incidenti e infortuni sul lavoro, con 585 morti nell’ultimo quadriennio, seguito dal settore dei trasporti e magazzinaggio e dalle attività manifatturiere.
  • Differenze territoriali notevoli: le aree del Centro e del Sud Italia si confermano più esposte rispetto al resto del Paese. In particolare, Basilicata e Umbria sono da anni tra le regioni più a rischio, mentre realtà come Lombardia e Lazio, pur con molti occupati, mantengono tassi inferiori alla media nazionale.
  • Incidenza tra popolazioni vulnerabili: le vittime sono principalmente uomini, spesso over 65, categoria che vede tassi di rischio significativamente più alti insieme ai lavoratori stranieri, i quali fanno registrare una mortalità più che doppia rispetto alla media.
Anno Morti complessivi Incidenti in itinere Fascia 40-49 anni Fascia 55-64 anni
2024 797 280 137 279
2025 792 293 148 300
L’andamento, se letto sui dati dell’ultimo quadriennio (2022–2025), mostra 4.314 vittime totali in Italia: una leggera riduzione rispetto ai quadri precedenti, ma ancora lontana da una trasformazione strutturale tanto auspicata.

A rendere ancora più intenso il quadro emergenziale sono alcune fragilità note, spesso sottovalutate nelle cronache:

  • Sfruttamento del subappalto e dispersione di responsabilità: un fenomeno che nei grandi cantieri ma anche nelle piccole realtà incrementa i rischi e riduce la capacità di controllo effettivo.
  • Lavoro precario: la mancanza di garanzie spinge molti a operare senza sufficiente attenzione alle condizioni di prevenzione e ai dispositivi di protezione.
  • Debolezza degli organi ispettivi: il “taglio” degli ispettori negli ultimi vent’anni (meno 6.000 unità) equivale, nei fatti, a meno controlli e maggiore esposizione ai pericoli.
  • Formazione inadeguata o inefficace: troppo spesso i corsi si riducono ad adempimenti formali, senza un reale trasferimento di competenze e consapevolezza.
Non bisogna pensare che l’emergenza sia ugualmente distribuita: la vigilanza deve concentrarsi su quelle realtà, geografiche, settoriali e sociali, in cui le vulnerabilità si sommano e creano pericolose sacche di esposizione a rischi gravi e spesso irreversibili.

Incidenza e cause degli errori sistemici: La gran parte degli infortuni sul lavoro deriva non da cause imprevedibili, ma da carenze organizzative:

  • Valutazioni dei rischi insufficienti o inadeguate, che non individuano correttamente tutti gli scenari pericolosi;
  • Scarsa attenzione ai processi di manutenzione;
  • Mancata cultura della segnalazione: spesso si sottovalutano i "quasi incidenti", che sarebbero invece preziosi segnali di allarme;
  • Pressioni produttive: l’urgenza di rispettare obiettivi quantitativi si traduce, talvolta, in scorciatoie poco sicure e prassi irregolari.
Questi errori sistemici si ripropongono ciclicamente, annullando molti degli sforzi, anche normativi, messi in campo negli anni. L’esperienza dimostra che solo politiche integrate e continuità nell’applicazione possono creare cambiamenti veri.

Prevenzione, cultura della sicurezza e benessere psicosociale: la vera sfida italiana

Se i numeri sono impietosi, la soluzione passa da un ripensamento profondo dei modelli preventivi e dalla responsabilità condivisa tra tutti gli attori: imprese, istituzioni e lavoratori.

L’edizione attuale della giornata mondiale è dedicata al benessere psicosociale, un tema che ormai non può più attendere. I dati internazionali e i più recenti rapporti dell’OIL confermano che fattori come precarietà lavorativa, carichi eccessivi, orari prolungati, assenza di autonomia e trasparenza nei processi aggravano l’insorgenza di disturbi cardiaci, depressione e disagi mentali. Le condizioni psicosociali si riflettono dunque direttamente sia sulla salute delle persone sia sulla produttività e sostenibilità delle imprese.

Secondo OIL, il 35% dei lavoratori globalmente supera le 48 ore settimanali e almeno il 23% riferisce episodi di bullismo nei luoghi di impiego. I costi sociali ed economici di questa situazione sono enormi, sia sul singolo che sull’intero sistema Paese.

Per invertire la rotta è necessario agire su più livelli:

  • Prendere la prevenzione come un investimento strategico, non come una spesa superflua.
  • Introdurre la cultura della sicurezza già dalla scuola primaria, preparando le nuove generazioni a prassi consapevoli e radicate.
  • Responsabilizzare i committenti e rafforzare il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, spesso ancora troppo marginale.
  • Garantire formazione continua, mirata ed efficace, integrando competenze tecniche e soft skill come la gestione dello stress, la comunicazione e la resilienza organizzativa.
  • Rafforzare i controlli e le sanzioni, incrementando il numero di ispettori e valorizzando le pratiche virtuose nelle aziende.
Solo un approccio realmente integrato può creare uno spartiacque tra la routine degli incidenti e la trasformazione della sicurezza in valore collettivo. L’esperienza diretta con imprese e lavoratori evidenzia che quando la tutela e il benessere sono messi realmente al centro:
  • Diminuiscono non solo decessi e infortuni, ma anche la conflittualità interna e l’assenteismo;
  • Migliora il clima aziendale e si stimola la retention delle migliori risorse;
  • Aumenta la produttività, perché la serenità sul posto di lavoro fa la differenza anche negli indicatori economici.
I principali ostacoli ancora presenti in Italia sono anzitutto di tipo culturale: la convinzione che i rischi siano inevitabili e la tendenza a "normalizzare" comportamenti scorretti continuano a indebolire l’efficacia di controlli e iniziative formative.

Cosa serve fare concretamente? Il cambiamento parte dalle scelte della dirigenza ma si deve radicare nella quotidianità dei comportamenti individuali e collettivi. La segnalazione tempestiva delle situazioni a rischio, lo sviluppo di procedure partecipate e la trasparenza nel comunicare criticità devono essere la base di ogni sistema organizzativo. La valorizzazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza va resa effettiva con il tempo e gli strumenti necessari. Resta imprescindibile il ruolo dello Stato nel fornire normative aggiornate, controlli credibili ed efficaci e sostegno alle aziende realmente impegnate nella tutela dei propri lavoratori.

L’Italia non può più permettersi una sicurezza "a macchia di leopardo". La vera sfida contemporanea è far sì che la protezione della vita e della dignità di chi lavora sia una costante, non un’eccezione. 






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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