La gestione fiscale per autonomi e piccoli imprenditori in Italia ha subito negli ultimi anni numerosi cambiamenti, con particolare attenzione al regime agevolato conosciuto come forfettario al 5%. Per il 2026, la normativa rinnova questa opportunità, offrendo un percorso semplificato e condizioni favorevoli per chi apre una nuova attività o mantiene i requisiti richiesti.
Capire le regole aggiornate, le modalità di accesso e gli adempimenti necessari aiuta a gestire in modo efficiente il proprio percorso imprenditoriale ed evitare errori formali che potrebbero impedire l'accesso o comportare la decadenza dal regime.
Cos'è il regime forfettario al 5%: istruzioni e funzionamento nel 2026
Il sistema forfettario con aliquota al 5% è una delle maggiori agevolazioni fiscali per chi avvia una nuova attività in Italia. Si basa su un'imposta sostitutiva ridotta che prende il posto di IRPEF, addizionali, IVA e IRAP-per i primi cinque anni, il prelievo fiscale è pari al 5% del reddito imponibile calcolato secondo i criteri del regime stesso. L'obiettivo principale è semplificare le procedure, minimizzare i costi amministrativi e permettere ai nuovi imprenditori di concentrarsi sulla crescita senza eccessive complicazioni burocratiche.
Tra i principali vantaggi del regime forfettario si segnalano:
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la contabilità semplificata rispetto al regime ordinario;
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l'esenzione da fatturazioni IVA e dalla maggior parte degli adempimenti IVA;
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l'accesso riservato alle persone fisiche, ossia lavoratori autonomi, freelance, artigiani e commercianti che operano come ditte individuali;
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una flat tax che si traduce in immediatezza e chiarezza nel calcolo delle imposte da versare.
Per il
2026, la
flat tax al 5% resta confermata dalla Legge di Bilancio, in continuità con gli anni precedenti, a condizione che vengano rispettati tutti i criteri richiesti per la nuova attività. Dopo i cinque anni di beneficio, per chi mantiene i requisiti, l'aliquota ritorna al 15%.
Chi può accedere: requisiti soggettivi e cause di esclusione
L'accesso al regime forfettario agevolato è riservato a soggetti che soddisfano contemporaneamente alcuni requisiti soggettivi e oggettivi, pensati per favorire veramente chi avvia un'attività del tutto nuova:
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Non aver esercitato attività di impresa o lavoro autonomo nei tre anni precedenti, nemmeno in forma associata o familiare;
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L'attività non deve costituire mera prosecuzione di lavoro precedente (sia come autonomo, sia come dipendente), salvo praticantati obbligatori;
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Nessun subentro in attività analoga nei tre anni precedenti, salvo in caso di successione ereditaria;
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Devono essere rispettati tutti i limiti oggettivi del regime forfettario (ricavi, spese, beni strumentali etc.);
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L'agevolazione è riservata a ditte individuali e professionisti, non a società.
Tra le
cause di esclusione più rilevanti vanno segnalate:
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l'applicazione di regimi IVA speciali;
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la residenza fuori dall'Unione Europea o dallo Spazio Economico Europeo, salvo si produca almeno il 75% del reddito in Italia;
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l'aver partecipato a società o controllo di Srl con attività simile;
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la prevalenza di prestazioni verso ex datori di lavoro negli ultimi due anni;
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il superamento del limite di reddito da lavoro dipendente/pensione nell'anno precedente, salvo cessazione del rapporto.
Un solo errore o il mancato rispetto di una di queste condizioni pregiudica definitivamente l'usufruibilità del beneficio e dell'aliquota al 5%.
I limiti di reddito, fatturato e spese: regole 2026 per restare nel forfettario al 5%
Lo status di forfettario è mantenuto solo se vengono rispettati tre criteri relativi a volumi finanziari e spese:
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Ricavi annui/compensi massimi: la soglia resta ferma a 85.000 euro lordi, limite applicato secondo il principio di cassa (quindi alle somme effettivamente incassate nell'anno);
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Spese per personale/collaboratori: non bisogna sostenere più di 20.000 euro complessivi lordi per lavoro dipendente, collaboratori o lavoro accessorio nel periodo d'imposta precedente;
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Beni strumentali: il valore complessivo, non deve eccedere i 20.000 euro (al lordo degli ammortamenti) calcolati secondo regole fiscali specifiche;
Non sono mai deducibili i costi reali: tutte le deduzioni e calcoli fiscali avvengono tramite
coefficienti di redditività assegnati dal codice ATECO dell'attività.
Se anche solo uno di questi parametri viene superato durante l'anno, si decade automaticamente dal regime e dall'applicazione della flat tax al 5%.
Partita IVA forfettaria al 5% con lavoro dipendente o pensione
Il regime agevolato può coesistere con rapporti di lavoro dipendente o con la percezione della pensione, ma il legislatore definisce regole precise per evitare abusi e simulazioni:
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Per poter aderire o mantenere il regime nel 2026, chi ha percepito redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati nel 2025 non deve eccedere i 35.000 euro lordi;
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Il limite si applica sia su redditi nazionali che esteri, sia su tutte le tipologie di trattamento di fine rapporto o bonus legati a rapporti di lavoro subordinato;
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La verifica va effettuata annualmente: superare la soglia in un solo anno implica la perdita del regime forfettario dal periodo di imposta successivo;
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Se il rapporto di lavoro è cessato nel corso dell'anno precedente e ne è seguita l'apertura della posizione autonoma senza nuove assunzioni, la soglia dei 35.000 euro non rileva;
Le norme prevedono anche ulteriori
limitazioni per evitare la cosiddetta falsa partita IVA: non è consentito applicare il regime se oltre il 50% delle prestazioni sono fatturate verso l'ex datore di lavoro dei due anni precedenti all'adesione, salvo i casi previsti di praticantato obbligatorio.
Per i cosiddetti "contratti misti" (contemporaneo rapporto subordinato e autonomo) la legge consente l'accesso al forfettario solo in caso di effettiva separazione delle mansioni, rigorosa tracciabilità degli orari e, per alcune categorie professionali, l'assenza di sovrapposizioni certificate dagli organi competenti.
Quali attività sono escluse dal forfettario agevolato
Il regime forfettario non è aperto a tutto: sono previste esclusioni rilevanti anche nel 2026. Non possono utilizzare questa agevolazione soggetti che svolgono:
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Attività a regimi IVA speciali (ad esempio agricoltura, editoria, vendite a domicilio);
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Cessioni di immobili, terreni edificabili o veicoli nuovi in operazioni intra-UE;
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Attività riservate a particolari categorie come agenti e rappresentanti con regimi speciali;
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Prestazioni professionali in presenza di partecipazioni in società o con controllo di Srl con attività correlata;
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Attività similari già esercitate da altri componenti del nucleo familiare nei tre anni precedenti, salvo successioni ereditarie;
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Attività svolte prevalentemente per soggetti collegati o ex datori di lavoro degli ultimi due anni;
Queste esclusioni sono interpretate in senso rigoroso dall'Agenzia delle Entrate: la mancata osservanza anche di uno solo dei divieti comporta la perdita immediata del beneficio.
Come si calcolano le tasse nella partita IVA forfettaria al 5%: esempi e costi
La determinazione dell'imposta sostitutiva avviene secondo un meccanismo semplice ma rigoroso:
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Si considerano i ricavi/compensi incassati nell'anno, secondo il principio di cassa;
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Si applica il coefficiente di redditività stabilito dal codice ATECO, variabile dal 40% all'86%;
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Ai ricavi presunti così ottenuti si sottraggono i contributi previdenziali già versati o dovuti, ottenendo così la base imponibile;
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Si calcola il 5% di questo imponibile, che corrisponde all'imposta sostitutiva da pagare.
Possiamo fare un esempio pratico:
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Fatturato incassato:
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30.000 €
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Coefficiente redditività (es. professionista):
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78%
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Reddito imponibile:
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23.400 €
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Contributi INPS versati:
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5.000 €
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Base imponibile fiscale:
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18.400 €
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Imposta sostitutiva (5%):
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920 €
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Oltre all'imposta, occorre considerare:
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I contributi previdenziali obbligatori (INPS o casse professionali), la cui misura dipende dalla gestione di appartenenza e dalla posizione lavorativa;
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Il costo della tenuta contabile, diritto camerale (circa 120 euro annui), marche da bollo sulle fatture e strumenti digitali per fatturazione e PEC.
Nel regime forfettario, la
deduzione dei costi reali non è prevista, rendendo importante valutare la convenienza attraverso simulazioni specifiche con il proprio commercialista.
Il superamento dei limiti di ricavi, spese o redditi da lavoro dipendente, oppure anche solo una delle altre condizioni essenziali, implica l'automatica decadenza dal regime forfettario dall'anno successivo rispetto a quello in cui la violazione è avvenuta. Dal momento in cui si esce dal regime agevolato, si entra generalmente nella contabilità semplificata (o, a scelta, nell'ordinaria): si ritorna dunque alla tassazione IRPEF progressiva e alla gestione IVA, con tutti gli adempimenti e scadenze che ne derivano.
Una volta persa l'aliquota ridotta per mancato rispetto dei criteri nel primo anno, non è più recuperabile nemmeno con la riapertura dell'attività nella stessa forma e settore; fa eccezione solo l'avvio di una nuova attività diversa.
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