La possibilità di andare in pensione a 64 anni potrebbe rientrare nella Manovra 2027, ma, stando alle anticipazioni, sarà una misura per pochi, circa 80mila persone nel primo anno. Niente Opzione donna, niente Ape sociale, nessun blocco dell’età pensionabile.
Da settimane si parla di una grande svolta previdenziale, con titoli ad effetto e promesse di uscite flessibili per tutti. Ora che il Consiglio dei ministri si prepara a dare il via libera al testo della Manovra Finanziaria, il quadro che emerge dalle anticipazioni è molto meno entusiasmante di quanto raccontato. La pensione a 64 anni potrebbe davvero trovare spazio nella Manovra 2027, ma si tratterebbe di una misura rivolta a una platea ristretta. Per tutto il resto, dalle altre uscite anticipate al blocco dell’età pensionabile, il governo sembra pronto a non muovere un dito.
Stando alle indiscrezioni che circolano in vista del CDM, la possibilità di uscita anticipata a 64 anni potrebbe rientrare nella nuova legge di Bilancio. È il punto su cui si è concentrata la maggior parte dell’attenzione mediatica, anche perché il tema è stato rilanciato più volte negli ultimi mesi dalle forze di maggioranza come uno dei traguardi da portare a casa.
Attenzione però a non confondere un’ipotesi di sperimentazione con una vera riforma delle pensioni. Le anticipazioni parlano di una misura con un perimetro molto limitato, costruita più per rispettare un impegno politico che per cambiare in modo strutturale il sistema. Chi immaginava un pensionamento a 64 anni per tutti rischia quindi una delusione evidente.
Il dato che ridimensiona più di tutti l’enfasi di questi giorni riguarda la platea dei beneficiari. Secondo le stime che accompagnano le anticipazioni, nel primo anno di sperimentazione sarebbero coinvolte circa 80mila persone. Nell’arco del triennio si arriverebbe a un massimo di circa 180.000 lavoratori.
Per dare un’idea delle proporzioni, ogni anno in Italia vanno in pensione centinaia di migliaia di persone, tra vecchiaia, anticipata e altri canali. Una misura che interessa 80mila persone in dodici mesi e 180mila in tre anni resta quindi una fetta contenuta del totale. Si tratta di numeri che confermano come la pensione a 64 anni non sarebbe una porta aperta per chiunque, ma un’opzione riservata a chi rientra in requisiti precisi e probabilmente piuttosto stringenti.
Il rischio, come spesso accade in materia previdenziale, è che il titolo sia più grande del contenuto. Quando si parla di uscita a 64 anni molti lavoratori pensano di poter lasciare il lavoro semplicemente raggiungendo quell’età. Nella realtà le regole, i requisiti contributivi e le eventuali penalizzazioni sull’assegno possono ridurre molto l’appeal della misura e il numero di chi potrà sceglierla.
Se la pensione a 64 anni è il piatto forte, il resto del capitolo dedicato alle pensioni è praticamente vuoto. Sempre secondo le anticipazioni, non ci sarà altro per le uscite anticipate. In particolare:
Il capitolo forse più amaro riguarda l’età pensionabile. Chi sperava in un blocco dell’aumento legato alla speranza di vita per andare in pensione di vecchiaia deve prepararsi a un’altra realtà: stando alle anticipazioni, non ci sarà alcun congelamento. Di conseguenza l’età pensionabile aumenterà come previsto dalla legge dal 1° gennaio 2027.
Questo significa che i requisiti per la pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata subiranno l’adeguamento automatico previsto dal meccanismo che collega l’uscita dal lavoro all’aumento dell’aspettativa di vita. L’incremento complessivo di tre mesi è già stato distribuito su due anni, con un primo scalino nel 2027 e il completamento nel 2028, ma resta pur sempre un aumento dei requisiti. Per chi è vicino alla soglia, anche pochi mesi in più possono significare un cambio di programmi, di organizzazione familiare e di prospettive economiche.
La contraddizione con i toni dell’ultimo periodo è evidente. Si è parlato a lungo di fermare lo scalino, di tutelare chi ha lavorato tanto, di dare risposte ai lavoratori. Se le anticipazioni troveranno conferma, il risultato sarà invece una pensione a 64 anni per pochi e un’età pensionabile che sale per tutti gli altri.
A completare il quadro c’è un elemento che riguarda milioni di pensionati già in quiescenza: la rivalutazione degli assegni. Anche il prossimo anno, infatti, l’adeguamento all’inflazione sarà tagliato e non pieno per tutti.
Il meccanismo è quello della rivalutazione a scaglioni: l’indicizzazione completa spetta soltanto alle pensioni più basse, mentre per gli importi più alti la percentuale di adeguamento si riduce progressivamente. In pratica, chi ha un assegno medio o medio alto vede il proprio potere d’acquisto erodersi, perché l’aumento riconosciuto è inferiore all’inflazione effettiva.
Per i pensionati questo si traduce in un taglio silenzioso ma concreto, che si somma agli effetti dell’aumento dei prezzi su spesa alimentare, bollette e servizi. Anche sul fronte dell’aumento delle pensioni, dunque, la Manovra non sembra destinata a portare novità positive per la maggioranza dei beneficiari.
La pensione a 64 anni ha un forte valore simbolico. È una bandiera politica, facile da raccontare e capace di accendere speranze. Ma quando si guardano i numeri, il bilancio cambia:
Il CDM di domani potrebbe, dunque, confermare la presenza della pensione a 64 anni nella Manovra 2027, ma la sostanza è ben diversa dai proclami. Con circa 80mila persone coinvolte nel primo anno e fino a 180.000 nel triennio, parliamo di una misura per pochi, accompagnata da nessuna novità per Opzione donna e Ape sociale, da nessun blocco dell’età pensionabile e da una rivalutazione delle pensioni ancora tagliata.
Per chi sperava in una vera riforma delle pensioni, la realtà è quella di tanto rumore per nulla. Resta da vedere se il passaggio parlamentare porterà correzioni, ma per ora le anticipazioni disegnano uno scenario che delude le aspettative di molti lavoratori e pensionati.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...