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Pensioni, Governo pronto a tagliarle con una ulteriore riduzione della rivalutazioni e aumenti di Gennaio 2027 per trovare soldi

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Per la Manovra 2027 le coperture sono scarse e le promesse sulle pensioni sembrano essere rinviate. Si valuta un nuovo taglio alla rivalutazione degli assegni medio alti con il ritorno alle fasce: come funziona e una simulazione degli effetti.

Il tema pensioni torna al centro del dibattito sulla Manovra 2027 e lo fa nel modo meno gradito ai pensionati: non con nuove promesse, ma con l’ipotesi di nuovi tagli alla rivalutazione degli assegni che scatterà a gennaio 2027. Le risorse a disposizione sono poche, le richieste da accontentare sono molte e la previdenza, come già accaduto in passato, rischia di diventare il serbatoio da cui attingere.

Manovra 2027, coperture scarse e priorità in conflitto

Il quadro è quello di una legge di bilancio con margini molto stretti. Tra vincoli europei, spesa per interessi, rinnovi contrattuali del pubblico impiego, sostegno ai redditi e misure per le imprese, lo spazio per interventi strutturali sulla previdenza si riduce al minimo. Per questo, secondo le indiscrezioni che circolano, le coperture per le misure da inserire in Manovra sono poche.

Il risultato è che ancora una volta non si farà ciò che da mesi si promette. Parliamo di interventi attesi da milioni di lavoratori e pensionati: una maggiore flessibilità in uscita, il superamento effettivo delle rigidità della legge Fornero, un aumento delle pensioni minime e un riconoscimento più pieno del potere d’acquisto perso con l’inflazione. Sono temi annunciati e rilanciati a ogni sessione di bilancio, ma che si scontrano ogni volta con i numeri.

Quando mancano i fondi, la strada più semplice per il Governo è intervenire dove si può risparmiare subito. E la perequazione automatica, cioè la rivalutazione annuale degli assegni, è da anni uno degli strumenti più utilizzati per fare cassa, perché i risparmi si accumulano nel tempo e si sommano anno dopo anno.

Cos’è la rivalutazione delle pensioni e perchè pesa sui conti

Ogni anno, a gennaio, gli assegni previdenziali vengono adeguati all’andamento dell’inflazione. Il meccanismo della rivalutazione pensionistica annua serve a difendere il potere d’acquisto di chi percepisce una pensione. Il tasso di rivalutazione viene fissato con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di norma nell’autunno, sulla base dell’inflazione registrata dall’ISTAT. Un eventuale conguaglio arriva l’anno successivo.

Per la spesa pubblica è un capitolo enorme. Anche pochi decimi di punto di rivalutazione su una platea di circa 16 milioni di pensionati valgono centinaia di milioni di euro. Ridurre la percentuale riconosciuta alle fasce più alte, quindi, permette di recuperare risorse con un intervento rapido sul piano tecnico, ma con effetti permanenti sull’importo degli assegni.

Il punto cruciale, spesso sottovalutato, è questo: ogni euro non rivalutato oggi resta perso anche negli anni successivi. L’assegno più basso diventa la nuova base su cui si calcoleranno le rivalutazioni future, e la differenza si amplifica col passare del tempo.

Ipotesi sul tavolo: ritorno alle fasce al posto degli scaglioni

L’idea che starebbe prendendo corpo è tornare al sistema a fasce, abbandonando la logica degli scaglioni progressivi simile a quella dell’Irpef. Vediamo la differenza.

Con gli scaglioni, la percentuale di rivalutazione cambia per porzioni di assegno: la parte fino a una certa soglia viene rivalutata al 100%, la parte successiva con una percentuale ridotta, e così via. Chi ha un assegno alto beneficia comunque della rivalutazione piena sulla prima parte.

Con le fasce, invece, l’intero assegno viene rivalutato con la percentuale corrispondente alla fascia di appartenenza. Se la pensione supera una determinata soglia, la percentuale ridotta si applica a tutto l’importo, non solo alla parte eccedente. È un meccanismo più severo, che produce risparmi maggiori e che era già stato adottato negli anni passati, con tagli molto sensibili per gli assegni medio alti.

In sostanza l’ipotesi prevede un recupero parziale dell’inflazione sull’intero assegno, con queste linee guida:

  • salvaguardia piena per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo;
  • tutela comunque delle pensioni basse;
  • riduzione progressiva della percentuale di rivalutazione per gli assegni medio alti.
Con il trattamento minimo INPS attorno ai 612 euro mensili, la soglia delle tre volte il minimo si colloca intorno ai 1.835 euro lordi al mese. Chi sta sotto quella cifra, in teoria, resterebbe al riparo. Chi sta sopra rischia invece una rivalutazione ridotta su tutto l’importo.

Perchè si parla di assegni “medio alti”, chi rischia davvero e simulazioni

Quando si parla di pensioni “medio alte” si immagina spesso un privilegio. In realtà, nel sistema attuale, un assegno da 2.500 o 3.000 euro lordi al mese appartiene a una fascia che include molti lavoratori con carriere lunghe e continue, spesso con contributi versati per oltre quarant’anni. Tagliare la rivalutazione di queste pensioni significa colpire il ceto medio che ha già visto il proprio potere d’acquisto erodersi.

Il rischio, inoltre, è quello di un effetto a cascata: una volta introdotte soglie più basse e fasce più severe, diventa semplice, in future manovre, spostare quelle soglie verso il basso o ritoccare le percentuali. Ed è proprio qui che entra il tema della possibile estensione dei tagli anche agli assegni più modesti.

Attenzione: non esistono ancora percentuali ufficiali. Le due simulazioni che seguono sono ipotetiche e servono a capire l’ordine di grandezza dell’impatto. Per i calcoli usiamo un tasso di inflazione di riferimento dell’1,6% e importi lordi mensili su 13 mensilità.

Scenario A: tutela fino a tre volte il minimo

Ipotesi di fasce:

  • fino a 3 volte il minimo (circa 1.835 euro): 100%;
  • da 3 a 4 volte il minimo: 90%;
  • da 4 a 5 volte il minimo: 80%;
  • oltre 5 volte il minimo (circa 3.059 euro): 65%.
Risultati:
  • Assegno da 1.000 euro: aumento pieno di 16 euro al mese. Nessuna perdita.
  • Assegno da 1.800 euro: aumento pieno di 28,80 euro al mese. Nessuna perdita.
  • Assegno da 2.500 euro: rivalutazione all’80%, quindi 1,28%. Aumento di 32 euro invece di 40. Perdita di 8 euro al mese, circa 104 euro l’anno.
  • Assegno da 3.500 euro: rivalutazione al 65%, quindi 1,04%. Aumento di 36,40 euro invece di 56. Perdita di 19,60 euro al mese, circa 255 euro l’anno.
  • Assegno da 5.000 euro: aumento di 52 euro invece di 80. Perdita di 28 euro al mese, circa 364 euro l’anno.
Scenario B: tagli estesi anche alle pensioni più basse

Se le coperture dovessero rivelarsi ancora più scarse, il Governo potrebbe abbassare le soglie di salvaguardia. Ecco un’ipotesi più severa:

  • fino a 2 volte il minimo (circa 1.224 euro): 100%;
  • da 2 a 3 volte il minimo: 90%;
  • da 3 a 4 volte il minimo: 80%;
  • da 4 a 5 volte il minimo: 70%;
  • oltre 5 volte il minimo: 60%.
Risultati:
  • Assegno da 1.000 euro: aumento pieno di 16 euro. Nessuna perdita.
  • Assegno da 1.500 euro: rivalutazione al 90%, quindi 1,44%. Aumento di 21,60 euro invece di 24. Perdita di 2,40 euro al mese, circa 31 euro l’anno.
  • Assegno da 1.800 euro: aumento di 25,92 euro invece di 28,80. Perdita di 2,88 euro al mese, circa 37 euro l’anno.
  • Assegno da 2.200 euro: rivalutazione all’80%. Aumento di 28,16 euro invece di 35,20. Perdita di 7,04 euro al mese, circa 92 euro l’anno.
  • Assegno da 2.500 euro: rivalutazione al 70%. Aumento di 28 euro invece di 40. Perdita di 12 euro al mese, circa 156 euro l’anno.
  • Assegno da 3.500 euro: rivalutazione al 60%. Aumento di 33,60 euro invece di 56. Perdita di 22,40 euro al mese, circa 291 euro l’anno.
  • Assegno da 5.000 euro: aumento di 48 euro invece di 80. Perdita di 32 euro al mese, circa 416 euro l’anno.

Come leggere i numeri

Le cifre mensili possono sembrare contenute, ma vanno lette con attenzione:
  1. Il taglio si ripete ogni anno. La base dell’assegno resta più bassa e la perdita si accumula.
  2. Effetto sui conguagli e sulle rivalutazioni future. Nel giro di cinque o dieci anni la differenza può superare diverse migliaia di euro.
  3. Con le fasce si colpisce tutto l’assegno, non solo la quota oltre soglia. È ciò che rende il sistema molto più incisivo degli scaglioni.
  4. Nello scenario B anche chi percepisce 1.500 o 1.800 euro, formalmente “pensione medio bassa”, subirebbe una riduzione, pur contenuta.

Le pensioni minime resterebbero davvero al sicuro?

Sulla carta, le pensioni basse sarebbero tutelate. Ma tutela non significa miglioramento. Chi percepisce il trattamento minimo continuerebbe a ricevere la rivalutazione piena, ma l’aumento in valore assoluto resta molto limitato: con un’inflazione dell’1,6%, su un assegno di circa 612 euro si parla di meno di 10 euro al mese. Nessuna misura strutturale di sostegno alle minime, tra quelle promesse, sembra al momento finanziata.

C’è poi il rischio di un effetto soglia: con l’abbassamento dei limiti per la rivalutazione piena, anche pensionati con assegni modesti, spesso con carriere discontinue o part time, potrebbero ritrovarsi fuori dalla fascia protetta.

Le tappe da seguire sono tre:

  • la definizione del tasso di rivalutazione provvisorio per il 2027, con decreto ministeriale;
  • la presentazione del disegno di legge di bilancio, in cui si capirà se il taglio sarà inserito nero su bianco;
  • il passaggio parlamentare, dove le forze di maggioranza potrebbero provare a modificare soglie e percentuali.
Come sempre, la partita si gioca sui numeri. Se le coperture restano limitate, la tentazione di intervenire sulla perequazione sarà forte. Se invece dovessero emergere margini inattesi, è possibile che le fasce vengano addolcite o che la misura venga rinviata.

La Manovra 2027 si preannuncia come l’ennesima occasione mancata per la previdenza: poche risorse, molte promesse e un possibile ritorno ai tagli sulla rivalutazione. Il passaggio dagli scaglioni alle fasce, con un recupero solo parziale dell’inflazione sull’intero assegno, metterebbe a rischio soprattutto le pensioni medio alte, ma non si può escludere un coinvolgimento, seppur minore, anche di quelle più basse, come mostra la simulazione.

Per i pensionati la regola è una sola: monitorare l’evoluzione del testo della Manovra e verificare, appena disponibili, le percentuali effettivamente applicate. Su businessonline.it continueremo ad aggiornare le novità e a pubblicare nuove simulazioni appena arriveranno le cifre ufficiali.






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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...