Il nuovo meccanismo di pignoramento presso terzi, operativo da marzo, integra le fatture elettroniche nei processi di riscossione: come funziona il meccanismo, i dati coinvolti e gli effetti attesi su tempi, efficacia e procedure
Con la più recente evoluzione normativa, il sistema di riscossione dei debiti fiscali compie un deciso passo avanti grazie a una sinergia tra tecnologia e strategia. L'obiettivo è potenziare la capacità dell'amministrazione finanziaria di individuare e bloccare i crediti vantati dai contribuenti morosi attraverso l'accesso a un patrimonio informativo fino ad ora mai utilizzato in questa dimensione: il complesso delle fatture elettroniche raccolte dall’Agenzia delle Entrate. Nel vasto scenario della lotta all’insolvenza fiscale, l’integrazione tra fatturazione elettronica e riscossione coattiva introduce un nuovo modello d’intervento in cui la prevenzione e la precisione assumono un peso senza precedenti.
Questa nuova modalità nasce da un’esigenza concreta: ridurre la platea dei pignoramenti infruttuosi e massimizzare il recupero delle somme dovute allo Stato. Grazie a una banca dati che include quasi 2,5 miliardi di fatture elettroniche, ora anche i flussi relativi ai rapporti commerciali dei debitori potranno essere analizzati in modo più dettagliato. Tale innovazione rappresenta un salto qualitativo rispetto al passato, quando le azioni di pignoramento presso terzi erano spesso basate su informazioni parziali o non aggiornate, limitando la reale efficacia dei provvedimenti.
Il nuovo sistema introduce una procedura radicalmente diversa rispetto al passato. In precedenza, la riscossione dei debiti fiscali attraverso il pignoramento presso terzi era spesso ostacolata da dati incompleti e dalla difficoltà di localizzare in tempo reale i crediti esigibili dei morosi. Ora, invece, grazie all’interconnessione tra l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia della Riscossione, sarà possibile avere accesso a un flusso informativo aggiornato e ampio.
Il fulcro della procedura risiede nella condivisione semestrale dei dati relativi ai corrispettivi fatturati da soggetti iscritti a ruolo e dai loro coobbligati, suddivisi anche in base alle categorie di acquirenti coinvolti (dalle transazioni B2B – impresa a impresa – fino alle B2C e B2G). L’Agenzia delle Entrate, agendo, infatti, da mediatore, processa ed elabora questi dati, integrandoli e fornendoli alla struttura della riscossione mediante pacchetti aggregati piuttosto che dati puntuali grezzi, nell’ottica di garantire sia efficacia che la tutela della riservatezza.
Questo nuovo strumento offre diversi vantaggi chiave, che possono essere riassunti in:
Un importante aspetto di garanzia consiste nel fatto che non sarà effettuata una ricerca indiscriminata (pesca a strascico) tra tutti i dati disponibili; le informazioni saranno invece trattate con precisione, riservandone l’utilizzo ai soli fini della riscossione dei debiti iscritti a ruolo, evitando così derive inutilmente invasive e focalizzando l’azione sui soggetti considerati a rischio più elevato di evasione.
L’intervento diventa persino più tempestivo rispetto alle tempistiche consuete degli incassi tradizionali.
| Ripartizione delle fatture elettroniche analizzate | |
| B2B (tra imprese) | 55% |
| B2C (verso consumatori finali) | 44% |
| B2G (verso Pubbliche amministrazioni) | 1% |
La chiave della riuscita del nuovo modello è rappresentata dall’adozione di sistemi avanzati di analisi del rischio, in grado di individuare i crediti commerciali realmente aggredibili, riducendo tentativi infruttuosi e costosi per la collettività.
L’avvio dell’utilizzo dei dati delle fatture elettroniche nella riscossione esattoriale rappresenta un cambio di paradigma e, secondo le relazioni tecniche legate alla Legge di Bilancio, potrebbe produrre effetti significativi già nel medio periodo.
Per quanto riguarda i tempi di entrata in vigore, il provvedimento direttoriale che formalizzerà l’operatività del nuovo meccanismo dovrà essere adottato entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge: ciò significa che il nuovo modello dovrebbe essere pienamente operativo entro marzo. Già da ora, comunque, vengono impostate le attività tecniche e organizzative, a conferma dell’accelerazione impressa dalle Istituzioni al recupero dei crediti.
L’efficacia attesa è sostenuta sia dai dati storici sia dalle simulazioni: sino ad oggi, le procedure di pignoramento fondate su presupposti informativi tradizionali garantivano incassi solo nel 22,3% dei casi, a fronte di 600mila operazioni annue e con una media di circa 10.500 euro recuperati per pignoramento. Grazie all’utilizzo mirato del nuovo archivio informativo, le previsioni stimano un raddoppio della percentuale di successo, con l’indice di efficacia che salirebbe al 44,6% anche applicando la procedura solo sul 10% dei casi. In termini assoluti, questo potrebbe tradursi – dal 2027, considerando il fisiologico periodo di rodaggio – in entrate aggiuntive per 140 milioni di euro ogni anno, così suddivise:
Il vero salto di qualità consiste nell’offrire un Fisco più proattivo e tecnologicamente avanzato, capace di prevenire la dispersione delle disponibilità economiche dei debitori prima che possano eludere la riscossione attraverso trasferimenti o occultamenti.