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I contributi per la pensione da non riscattare pur se sembrano utili per aumentare importo o uscire prima

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Riscattare gli anni di laurea così come altre tipologie di contributi può sembrare una scorciatoia per aumentare la pensione o anticiparla, ma costi, agevolazioni e storia contributiva cambiano il risultato: il versamento non è sempre conveniente. I casi.

Quando si avvicina il momento di fare i conti con la pensione, molti lavoratori si chiedono se esista una scorciatoia per uscire prima o per ottenere un assegno più alto. La risposta che circola più spesso è una: riscattare i contributi. Gli anni di studio, i periodi vuoti, le pause di carriera. Tutto sembra recuperabile, basta pagare.

La realtà è meno semplice. Esistono tipologie di contributi che non conviene riscattare, perché il costo è alto e il vantaggio finale è nullo o irrisorio. In certi casi non cambia né la data di pensionamento né l’importo mensile. 

Il riscatto contributivo è un’operazione a pagamento: si versa una somma, spesso di migliaia di euro per ogni anno, per far valere come contributi periodi che non lo sono. Come ogni spesa, va confrontata con il beneficio concreto.

Il beneficio può essere di due tipi: anticipare l’uscita dal lavoro oppure aumentare l’assegno. Se il riscatto non ottiene né l’uno né l’altro, il denaro versato è di fatto perso. Ed è proprio questo che accade in diversi casi molto comuni.

Il riscatto della laurea: quando non conviene

Tra i versamenti contributivi che meno convengono riscattare per aumentare l'assegno della pensione finale e uscire prima senza necessità di attendere i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia oggi ci sono i contributi da riscatto della laurea, compreso il riscatto agevolato, che in realtà tanto agevolato non è considerando che i costi sono elevati. È l’esempio più classico. Il riscatto della laurea permette di trasformare gli anni universitari in anni di contribuzione. Sulla carta è affascinante: fino a cinque anni in più sul contatore. Nella pratica, però, non sempre porta un vantaggio.

Il primo punto è il costo. Secondo le stime pubblicate, nel 2026 un anno di riscatto di laurea costa 6.200 euro. Per un corso di cinque anni parliamo quindi di una cifra che supera i 30.000 euro. Una somma che va messa a confronto con quanto si guadagna davvero in termini di pensione.

Il caso più evidente riguarda chi andrà comunque in pensione di vecchiaia. Questa pensione si ottiene a un’età anagrafica fissa e con un minimo di contributi. Il riscatto non permette di anticipare l’uscita, perché l’età resta la stessa per tutti e si limita ad aumentare il montante contributivo. In pratica, riscattando quattro anni di studio non si esce quattro anni prima: si esce alla stessa età, con quattro anni di contributi in più. 

E l’aumento dell’assegno? Esiste, ma è spesso modesto. Come osservano gli esperti, l’importo cresce di così poco da non risultare conveniente rispetto alla spesa. In altre parole, si spendono decine di migliaia di euro per qualche decina di euro in più al mese.

Perché non conviene a chi è già vicino all’uscita e a chi ha già i requisiti per uscire

Lo stesso ragionamento vale per chi è in età avanzata. Una risposta di un esperto a un lettore con quasi 64 anni e 30 anni di contributi spiega che il riscatto, come la contribuzione volontaria, ha senso soprattutto quando l’età è bassa. Se si è troppo avanti con l’età, la pensione anticipata maturerebbe dopo quella di vecchiaia, e quindi l’operazione è inutile.

Se hai già maturato i 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne) per la pensione anticipata ordinaria, ogni anno riscattato in più serve a ben poco. Gli anni aggiuntivi non anticipano nulla, perché la soglia è già stata superata.

Chi ha meno di 45 anni può usare il riscatto agevolato, più economico, e in molti pensano che sia sempre la scelta giusta. Non è così. Il vantaggio dipende dalla carriera: se non si matura comunque il requisito contributivo per la pensione anticipata prima dell’età della vecchiaia, anche cinque anni riscattati non producono l’effetto sperato. Per questo diversi esperti suggeriscono di valutare in alternativa il riscatto ordinario o un fondo pensione. 

I costi del riscatto della laurea ta ordinario e agevolato

Il riscatto della laurea ordinario e quello agevolato attribuiscono contribuzione per i periodi ammessi, ma ci sono dei costi che si calcolano con criteri diversi e possono risultare anche molto elevati. Per i periodi nel sistema contributivo, successivi al 1995, il costo ordinario dipende dalla retribuzione di riferimento e dall’aliquota applicabile. A redditi e stipendi più alti può corrispondere un importo maggiore.

Dal 2019 è disponibile anche il riscatto agevolato. In questo caso si applica l’aliquota del 33% al minimale contributivo previsto per artigiani e commercianti, anziché basarsi sul reddito individuale come avviene nel calcolo ordinario contributivo. L’importo ottenuto si riferisce a ogni anno riscattato e viene aggiornato in base al minimale di riferimento.

Nel 2026 il costo agevolato è indicato in circa 6.206,64 euro per anno, pari a circa 31.033 euro per cinque anni. Il metodo agevolato può costare meno dell’opzione ordinaria. La scelta tra i due sistemi va comunque confrontata con il trattamento pensionistico che ne risulta.

L’onere agevolato segue l’andamento del minimale contributivo. Per il 2026 il valore indicato è 18.808 euro; ipotizzando una rivalutazione del 2,9%, nel 2027 il minimale arriverebbe a circa 19.353 euro. Con l’aliquota del 33%, il costo annuo salirebbe a circa 6.386,63 euro, dai 6.206,64 euro del 2026.

Le cifre del 2027 dipendono dalla conferma dell’aumento ipotizzato. In questo scenario, riscattare quattro anni costerebbe circa 25.546,52 euro, contro i 24.826,56 euro del 2026: una differenza di circa 720 euro. Per cinque anni la spesa passerebbe da circa 31.033 a 31.933 euro, con un incremento vicino ai 900 euro.

Nel confronto rientra anche la deducibilità fiscale. Per chi paga il riscatto, l’onere è deducibile dal reddito secondo le regole fiscali applicabili. La deduzione riduce la base imponibile e il risparmio dipende dal reddito e dall’aliquota Irpef. Se a pagare è un genitore per un figlio che non ha ancora iniziato a lavorare, nei casi previsti è possibile ottenere una detrazione del 19%.

Il riscatto dei periodi non coperti da contribuzione

Un’altra categoria da guardare con cautela è quella dei periodi vuoti, cioè gli anni in cui non si lavorava e non si versavano contributi. La normativa consente, a certe condizioni, di riscattarli. Anche qui il ragionamento è identico: costo elevato, effetto utile solo se quel tassello fa davvero scattare un requisito.

Il riscatto dei periodi scoperti non conviene soprattutto in tre casi:

  • si è già vicini all’età per la pensione di vecchiaia, e il riscatto non anticipa nulla;
  • si hanno già abbastanza contributi per uscire con la anticipata, e gli anni in più sono superflui;
  • il periodo riscattato cade in un’epoca di bassa retribuzione, quindi il montante guadagnato è minimo.
Prima di firmare, la regola è fare una simulazione: se la data di uscita resta identica e l’assegno aumenta di poco, il riscatto è un’uscita di cassa senza ritorno.

Quando invece il riscatto può avere senso

Al contrario di quanto spiegato sulla non convenienza assoluta del riscatto dei contributi ai fini pensionistici, è bene precisare che l'istituto essere utile invece in questi casi:

  • si è giovani e il riscatto, costando meno quando l’età è bassa, accelera davvero l’uscita;
  • mancano pochi anni a una soglia contributiva e il riscatto è esattamente ciò che serve per raggiungerla;
  • gli studi o i periodi ricadono prima del 1996, e possono essere valorizzati con il calcolo retributivo, in genere più generoso.
La regola vale per tutti: il riscatto è utile solo se sposta una data o aumenta davvero l’assegno.

Alternative al riscatto per aumentare la pensione

Per chi vuole solo alzare l’importo dell’assegno, esiste una strada spesso più conveniente. Come suggeriscono alcuni esperti, è più utile sottoscrivere un fondo previdenziale complementare per assicurarsi una rendita integrativa. La previdenza complementare offre inoltre vantaggi fiscali e flessibilità, e consente di costruire un capitale in modo graduale, senza dover versare in un colpo solo una cifra importante. 

Il riscatto dei contributi non è una scelta da fare per istinto o per sentito dire. La laurea, i periodi non coperti, la prosecuzione volontaria e la ricongiunzione onerosa possono rivelarsi spese inutili quando non spostano né la data di uscita né l’importo in modo apprezzabile. Per chi andrà in pensione di vecchiaia, per chi è già vicino all’età pensionabile e per chi ha già i requisiti per uscire, la regola è semplice: prima si calcola, poi si paga.






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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...