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Retribuzione giornaliera minima 2026: fissato l'importo sotto il quale non si può scendere e cosa succede se accade

di Marcello Tansini pubblicato il
Retribuzione giornaliera minima 2026 fis

Nel 2026 entra in vigore il nuovo importo minimo di retribuzione giornaliera fissato dall'INPS: un valore stabilito dalla normativa che definisce limiti precisi, criteri di calcolo e implicazioni in caso di irregolarità

La recente circolare dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), emanata a fine gennaio 2026, ha ufficializzato l’aggiornamento dei minimi retributivi imponibili per i lavoratori dipendenti in Italia. La normativa per il nuovo anno stabilisce che, per la generalità dei lavoratori, la cifra minima di retribuzione giornaliera da considerare ai fini contributivi non può essere inferiore a 58,13 euro. Questo valore, determinato in rapporto al trattamento minimo mensile pensionistico, rappresenta un punto di riferimento essenziale sia per i datori di lavoro che per i lavoratori, assicurando una base previdenziale solida per tutti i rapporti di lavoro subordinato.

Il parametro adottato da INPS corrisponde al 9,5% del trattamento minimo mensile di pensione del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD), fissato per il 2026 a 611,85 euro. Questa metodologia di calcolo garantisce coerenza e adeguatezza rispetto all’evoluzione del costo della vita e della situazione previdenziale nazionale, confermando il ruolo delle istituzioni nella tutela retributiva dei lavoratori.

Importo minimo, calcolo della retribuzione giornaliera e oraria: cosa prevede la normativa 2026

La disciplina vigente per il 2026, chiarita dalla circolare INPS n. 6 del 30 gennaio, precisa le modalità di determinazione della retribuzione giornaliera minima e introduce parametri distinti in funzione dell’orario lavorativo settimanale. Il minimale giornaliero di 58,13 euro rappresenta la soglia sotto la quale non è ammesso il calcolo della contribuzione previdenziale: questa misura ha lo scopo di tutelare sia i lavoratori che il sistema previdenziale, contrastando pratiche irregolari e garantendo uniformità di trattamento.

Per la definizione delle soglie contributive rilevano sia le disposizioni di legge, sia i contratti collettivi nazionali. La normativa vigente prevede che la base per il calcolo dei contributi non può essere inferiore agli importi previsti da normative, regolamenti e contratti collettivi demarcati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Di conseguenza, anche in presenza di accordi individuali o particolari, la retribuzione minima imposta dalla legge resta vincolo inderogabile ai fini contributivi.

L’importo giornaliero viene utilizzato come base di calcolo anche per chi svolge attività a tempo parziale. Nel caso di rapporti di lavoro a orario ridotto, la normativa individua un minimale di retribuzione oraria, così calcolato:

  • Orario di 40 ore settimanali: 58,13 euro x 6/40 = 8,72 euro orari
  • Orario di 36 ore settimanali (articolazione su 5 giorni): 58,13 euro x 5/36 = 8,07 euro orari
Di seguito una tabella riassuntiva dei principali parametri 2026:
Parametro Importo 2026
Minimale giornaliero 58,13 euro
Minimale orario (40 ore) 8,72 euro
Minimale orario (36 ore) 8,07 euro
Trattamento minimo mensile FPLD 611,85 euro
Massimale annuo base contributiva 122.295 euro
Prima fascia retribuzione pensionabile 56.224 euro

L’importo minimo orario acquisisce particolare rilevanza per chi lavora part-time oppure è soggetto a contratti non standard. Il rispetto di questi limiti consente la piena tutela delle posizioni assicurative e il corretto accesso ai diversi istituti di welfare, come maternità, malattia e pensione, ancorando la legittimità degli adempimenti contributivi alle tabelle aggiornate annualmente dall’INPS.

Ulteriori limiti normativi riguardano il massimale annuo della base contributiva (122.295 euro per il 2026), oltre il quale non è dovuta contribuzione obbligatoria, e la soglia per l’accredito settimanale dei contributi che si fissa a 244,74 euro. Particolari categorie, come i lavoratori dello spettacolo e gli sportivi, vedono applicate soglie giornaliere specifiche, rispettivamente a 892 euro e 392 euro. Il monitoraggio e il rispetto di tali parametri si intrecciano anche con le politiche aziendali di welfare: per esempio, il tetto del valore per fringe benefit rimane a 1.000 euro (2.000 con figli), mentre i buoni pasto elettronici mantengono l’esenzione fiscale fino a 10 euro per ciascun titolo.

Conseguenze e regolarizzazioni se si scende sotto il minimale 2026

L’applicazione di importi inferiori alla soglia minima stabilita dalla legge comporta conseguenze di rilievo per il datore di lavoro e, indirettamente, per il lavoratore. Se la contribuzione relativa a uno o più lavoratori dipendenti viene calcolata su basi inferiori a quelle definite dalla circolare INPS, sorge l’obbligo di regolarizzazione

L’istituto previdenziale consente ai datori di lavoro di procedere all’adeguamento dei versamenti senza l’aggravio di sanzioni, purché la regolarizzazione avvenga entro il terzo mese successivo alla pubblicazione dell’aggiornamento normativo.

Nel dettaglio, le fasi di regolarizzazione prevedono che il datore di lavoro:

  • Calcoli la differenza tra le retribuzioni effettivamente liquidate e quelle previste dai nuovi parametri minimi;
  • Rettifichi i dati contributivi nel flusso UniEmens utilizzando la sezione “PosContributiva”;
  • Versi i contributi mancanti secondo i nuovi totali ottenuti, riportando le differenze nelle denunce mensili individuali;
  • Per l’aliquota aggiuntiva dell’1% (applicata sulla quota eccedente i 56.224 euro annui), indichi eventuali recuperi a favore del lavoratore che aveva subito un errato prelievo nel periodo transitorio;
Le operazioni devono svolgersi nel rispetto delle procedure informatiche stabilite da INPS, contribuendo così alla piena tracciabilità e regolarità dei rapporti di lavoro. La normativa, inoltre, ribadisce che i datori hanno la possibilità di sanare eventuali discrasie derivanti da mancati aggiornamenti automatici entro i termini concessi, favorendo l’allineamento contributivo senza penalità se si rispettano le modalità operative e le tempistiche indicate.

Nel quadro degli obblighi vi sono rischi crescenti in caso di mancato adeguamento. Se il datore di lavoro non effettua la regolarizzazione entro i termini previsti, si espone a sanzioni amministrative e richieste di pagamento per contributi omessi, oltre a potenziali riflessi negativi sulla posizione assicurativa e pensionistica dei lavoratori interessati. Ne deriva anche un rischio di inadempienze rispetto a certificazioni obbligatorie, quali le attestazioni contributive annuali, con possibili ripercussioni anche sugli istituti di sostegno al reddito, come maternità, malattia e disoccupazione.

L’importanza di rispettare i nuovi minimi imposti dalla normativa previdenziale si riflette dunque tanto sulla compliance amministrativa delle aziende quanto sulla solidità del sistema di tutele assicurative per i lavoratori. Il monitoraggio costante delle disposizioni e l’adeguamento proattivo alle novità riportate ogni anno dall’INPS rappresentano un elemento chiave per la corretta amministrazione delle risorse umane, salvaguardando l’affidabilità e la continuità delle prestazioni previdenziali future.






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