Dormire gratis da amici non basta sempre a evitare la tassa di soggiorno: se l'alloggio è una struttura ricettiva registrata, l'imposta può essere comunque dovuta. Ecco quando scatta l'eccezione
La tassa di soggiorno è pensata per chi paga un pernottamento in hotel, B&B o affitto breve. Eppure esiste un caso specifico in cui l'imposta può essere richiesta anche a chi non sborsa un euro per dormire, perché ospitato gratuitamente da un amico. Non si tratta di una regola generale valida per qualsiasi casa privata, ma di una situazione ben precisa che riguarda le strutture ricettive registrate, comprese quelle gestite tramite piattaforme come Airbnb o Booking.com.
La tassa di soggiorno, introdotta dal D.Lgs. 23/2011, è un tributo locale che i Comuni possono decidere di applicare a chi pernotta in strutture ricettive presenti sul proprio territorio. Non è un'imposta obbligatoria per legge in senso assoluto: ogni singola municipalità ha la facoltà di adottarla o meno, e possono farlo i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni, i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche e le città d'arte. Questo spiega perché l'importo, le regole e persino le esenzioni cambiano da città a città.
Dal 2017 l'obbligo di applicare la tassa di soggiorno si estende a tutte le strutture ricettive nei Comuni che l'hanno adottata, incluse le locazioni turistiche brevi gestite tramite portali come Airbnb o Booking.com. Chi gestisce un immobile destinato agli affitti brevi, quindi, è tenuto a riscuotere l'imposta dagli ospiti proprio come farebbe un albergo.
Solitamente sono esentati dal pagamento:
Il punto che sorprende molti proprietari, e ancora di più i loro ospiti, riguarda proprio le locazioni turistiche brevi. Se un host possiede un appartamento registrato come struttura ricettiva (con tanto di CIR, Codice Identificativo Regionale, o codice equivalente) e decide di ospitare gratuitamente un amico o un parente, la tassa di soggiorno può comunque risultare dovuta.
Il motivo è tecnico ma sostanziale: l'immobile è censito come struttura ricettiva a tutti gli effetti, indipendentemente dal fatto che il singolo soggiorno sia a pagamento o gratuito. Molti Comuni, e diversi consulenti del settore, sostengono che l'obbligo di comunicazione degli ospiti tramite il portale Alloggiati Web resti valido anche per i soggiorni gratuiti, e che di conseguenza scatti anche l'obbligo di applicare la tassa di soggiorno, salvo che l'ospite non rientri in una delle categorie esenti (ad esempio perché residente nello stesso Comune).
In pratica, il fatto che l'amico non paghi nulla al proprietario per il pernottamento non basta, da solo, a escluderlo dal pagamento dell'imposta comunale: quello che conta è la natura della struttura in cui alloggia, non il prezzo pagato per starci.
Questa interpretazione nasce anche da una preoccupazione molto concreta segnalata dagli stessi host: se su cento ingressi registrati novantanove sono a pagamento e uno soltanto gratuito perché si tratta di amici, un eventuale controllo potrebbe comunque sollevare dubbi sull'effettiva gratuità del soggiorno. Per questo motivo, molti proprietari scelgono comunque di registrare l'ospite gratuito, emettere una fattura a zero e versare di tasca propria la tassa di soggiorno, così da restare in regola senza margini di contestazione.
È importante fare chiarezza su un equivoco comune: questa eccezione non riguarda chi ospita un amico nella propria abitazione privata, non destinata all'attività ricettiva. Se un amico dorme sul divano di casa vostra, senza che l'appartamento sia registrato come struttura turistica, non c'è alcuna tassa di soggiorno da versare, perché non si tratta di un pernottamento in una struttura ricettiva ai sensi di legge.
Il caso diverso, e più delicato, riguarda invece:
Chi possiede un immobile destinato agli affitti brevi e vuole ospitare gratuitamente conoscenti o parenti dovrebbe seguire alcune accortezze per evitare contestazioni da parte del Comune o, nei casi più seri, conseguenze fiscali più gravi:
Il tema dell'ospite gratuito in una struttura ricettiva registrata mostra bene un limite strutturale della tassa di soggiorno in Italia: l'assenza di una disciplina nazionale uniforme. La stessa definizione di chi è tenuto a pagare il tributo e di chi ne è esente può cambiare in modo significativo a seconda del Comune preso in considerazione, e questo genera incertezza sia per gli host sia per gli ospiti, soprattutto in situazioni borderline come quella degli amici ospitati senza corrispettivo.
In assenza di indicazioni chiare e uniformi, la scelta più prudente per chi gestisce un affitto breve resta quella di informarsi direttamente presso l'ufficio tributi del proprio Comune prima di considerare un soggiorno gratuito come automaticamente esente dalla tassa di soggiorno. Un controllo preventivo costa molto meno, in termini di tempo e di rischio, di una sanzione arrivata a distanza di mesi.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...