Dal 1° luglio i pacchi extra Ue sotto i 150 euro saranno colpiti da una nuova tassa europea di 3 euro, mentre in Italia si discute di un ulteriore balzello di 2 euro. Tra regole, impatti su costi, imprese.
L'acquisto online di prodotti provenienti da Paesi extra europei è stato profondamente modificato dall'introduzione di nuove misure doganali. A partire dal 1° luglio, una nuova tassa fissa europea sulle spedizioni di modico valore ha messo in discussione il vantaggio economico degli acquisti su piattaforme internazionali. Parallelamente, la normativa italiana ha previsto un contributo nazionale, che però è stato rinviato a una data successiva. I consumatori che acquistano su siti internazionali devono ora orientarsi tra differenti balzelli, tempistiche di entrata in vigore e rischi di una doppia imposizione sui pacchi dal valore inferiore a 150 euro. Questa nuova impostazione nasce per rispondere sia alla pressione esercitata dal crescente flusso di micro-spedizioni, sia alla necessità di assicurare una maggiore equità competitiva tra operatori extra Ue e distributori nazionali.
L'abolizione della soglia di esenzione per i pacchi di importo minore di 150 euro provenienti da Paesi terzi ha trasformato radicalmente lo scenario delle importazioni via e-commerce. Dal 1° luglio, il Regolamento UE 2026/382 ha istituito un dazio forfettario di 3 euro su ogni spedizione di beni di valore contenuto, imponendo così nuovi parametri anche ai grandi marketplace come Temu, Shein e AliExpress. Questa misura interviene su milioni di spedizioni che finora transitavano senza dazi, colpendo principalmente le micro-importazioni dalla Cina, che rappresentano oltre il 90% del totale.
Il meccanismo di applicazione del dazio europeo è stato definito secondo criteri di categoria merceologica: ciò significa che il contributo di 3 euro non si applica al pacco nel suo complesso, ma a ciascuna categoria di prodotti contenuta. Per esempio, chi ordina due oggetti diversi, un libro e una maglietta, all'interno dello stesso pacco, sconterà 6 euro di dazio, mentre tre articoli di una sola tipologia saranno assoggettati a 3 euro. Questo schema mira ad arginare le sotto-dichiarazioni di valore e a incentivare la trasparenza sulle spedizioni.
Risulta rilevante che la normativa identifichi come responsabile formale del pagamento il venditore o l'importatore, pur lasciando la porta aperta al trasferimento dell'onere finale sull'acquirente. I costi possono dunque essere inseriti nelle spese di spedizione o nel prezzo dei prodotti durante il checkout. In ogni caso, l'inserimento di una quota IVA porta ad avere una spesa minima di 3,66 euro su ogni spedizione extra Ue se si tratta di una sola categoria di beni.
L'aspetto temporale di questa misura è altrettanto significativo: il dazio resterà in vigore, salvo ulteriori proroghe, fino all'avvio del nuovo sistema digitale doganale europeo (previsto per il 2028), passaggio che comporterà il ritorno ai dazi legati alle specifiche categorie merceologiche.
La normativa nazionale ha introdotto un contributo di 2 euro per ciascun pacco proveniente da Paesi extra Ue di valore dichiarato inferiore a 150 euro. Questa tassa, pensata per coprire i costi amministrativi delle operazioni di sdoganamento sostenuti dall'Agenzia delle Dogane, non è ancora effettivamente applicata. Il contributo, inizialmente previsto per il 1° gennaio, è stato oggetto di continue proroghe: la sospensione porta la decorrenza al 1° ottobre 2026.
Le motivazioni sottese sono molteplici: da un lato la volontà di non creare sovrapposizioni con il nuovo prelievo europeo; dall'altro, la necessità di attendere il quadro definitivo relativo all'introduzione della handling fee unionale, un contributo amministrativo che la Commissione europea vorrebbe uniformare entro novembre 2026 in tutti gli Stati membri. Restano dunque aperti diversi scenari per i prossimi mesi:
Giorgetti ha difeso l’intervento sui pacchi di modico valore, definendo il continuo afflusso di piccole spedizioni, provenienti soprattutto dall’Asia, un’«autentica invasione». Secondo il ministro, l’espansione dell’e-commerce a basso costo rischia di mettere in seria difficoltà la distribuzione commerciale europea, costretta a confrontarsi con operatori capaci di inviare direttamente ai consumatori milioni di prodotti a prezzi molto contenuti.
I dati aiutano a comprendere le preoccupazioni di Roma e Bruxelles. Nel 2024 sono arrivati nell’Unione europea 4,6 miliardi di pacchi con un valore inferiore a 150 euro, pari a circa 12 milioni di spedizioni al giorno. Il 91% proveniva dalla Cina. Nel 2025 il flusso è aumentato ancora, sfiorando quota 5,9 miliardi di articoli.
Alla tassa italiana e al dazio transitorio potrebbe affiancarsi anche un contributo europeo per la gestione delle spedizioni. Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo politico nel marzo 2026, mentre spetterà alla Commissione europea definirne l’importo. Gli Stati membri dovrebbero introdurre la misura entro il 1° novembre 2026.
Giorgetti ha ricordato che le entrate doganali vengono normalmente ripartite tra il bilancio dell’Unione europea, che riceve il 75%, e quello dello Stato membro incaricato della riscossione, al quale resta il 25%. Il problema riguarda però il possibile cumulo dei diversi prelievi. In assenza di un nuovo rinvio o della cancellazione di una delle misure, dal prossimo ottobre gli acquisti effettuati attraverso i principali portali extraeuropei potrebbero diventare molto più cari.
L'impatto delle nuove disposizioni è facilmente illustrabile con simulazioni pratiche. Il nuovo assetto prevede che i costi doganali siano determinati non solo dal valore complessivo della spedizione, ma soprattutto dal numero di categorie tariffarie contenute nel pacco:
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Contenuto della spedizione |
Dal 1° luglio al 30 settembre |
Dal 1° ottobre |
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Una sola categoria |
€ 3,66 |
€ 5,66 |
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Due categorie diverse |
€ 7,32 |
€ 9,32 |
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Tre categorie diverse |
€ 10,98 |
€ 12,98 |
La tabella mostra come, fino al 30 settembre 2026, il costo aggiuntivo minimo per una spedizione sotto 150 euro sia di 3,66 euro (tra tassa Ue e relativa IVA). Nel caso di un pacco contenente, ad esempio, un capo d'abbigliamento, un accessorio elettronico e un cosmetico, il totale raggiunge rapidamente quasi 11 euro. Dal 1° ottobre, con l'eventuale reintroduzione del contributo italiano, il balzello minimo potrebbe salire a 5,66 euro, mentre spedizioni più variegate rischiano rincari sensibilmente superiori:
Il percorso normativo legato alle tasse sulle spedizioni extra-Ue si articola in diverse tappe chiave:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...