Cosa cambia per l'accantonamento del Tfr in aziende con più di 50 dipendenti con le recenti modifiche in Manovra finanziaria 2026
Le recenti modifiche introdotte dalla Manovra Finanziaria 2026 segnano un cambiamento rilevante nelle modalità di gestione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per una vasta platea di lavoratori e aziende. Le nuove disposizioni coinvolgono in particolare le realtà aziendali che superano la soglia dei 50 dipendenti, ridefinendo obblighi e opzioni sia per i datori di lavoro sia per i dipendenti.
Gli automatismi e le regole di adesione alla previdenza complementare sono stati rivisitati in chiave di maggiore responsabilizzazione e trasparenza, lasciando meno spazio all'inerzia e più importanza alle scelte previdenziali individuali.
Il Fondo Tesoreria INPS costituisce, dal 1° gennaio 2007, il principale riferimento per la gestione del Trattamento di Fine Rapporto dei lavoratori dipendenti di aziende che impiegano almeno 50 persone. Tale fondo è stato istituito con l’intento di convogliare e gestire in maniera collettiva le somme accantonate dai datori di lavoro per il TFR, quando i dipendenti scelgono di non destinarlo alla previdenza complementare. La normativa ha così disegnato un assetto obbligatorio per le aziende di maggiori dimensioni, lasciando a quelle al di sotto di questa soglia la facoltà di gestione diretta del TFR.
La procedura prevista è la seguente:
Con il testo della Manovra 2026, viene introdotta una rivisitazione sostanziale dell’obbligo di versamento del TFR al Fondo Tesoreria INPS per le aziende che progressivamente superano la soglia dei 50 dipendenti. Fino al 2025, solo le imprese con almeno 50 addetti ricadevano nell’obbligo; le aziende che, dopo l'avvio dell’attività, raggiungevano questa dimensione non erano vincolate a trasferire le somme al fondo pubblico.
A partire dal 1° gennaio 2026, invece, la normativa prevede che
L’attuale scenario normativo offre ai dipendenti delle aziende con almeno 50 addetti una doppia possibilità in relazione alla destinazione del proprio TFR maturando. In base alla scelta del lavoratore, si aprono due percorsi:
1. Destinazione al Fondo Tesoreria INPS
Se non viene esercitata espressamente la volontà di aderire a una forma di previdenza complementare, l’azienda provvede, nel rispetto delle nuove regole, a versare l’importo del TFR maturando al Fondo Tesoreria INPS con le modalità già descritte. In questo modo il diritto resta totalmente garantito, tutelando il lavoratore dalla rischiosità finanziaria di singole imprese.
2. Scelta della previdenza complementare
Il dipendente può optare, entro la scadenza dei termini fissati, per il conferimento totale o parziale del TFR maturando a uno dei fondi pensionistici integrativi disponibili sul mercato, sia collettivi sia individuali. In questa circostanza, il flusso non attraversa in alcun modo il Fondo Tesoreria INPS, ma segue la disciplina dettata dagli accordi collettivi nazionali, territoriali o aziendali, o da iniziative individuali.
| Area di intervento | Situazione fino al 2025 | Situazione dal 2026 |
| Aziende sopra i 50 dipendenti | Obbligo Fondo INPS solo se nati già sopra soglia | Obbligo anche per aziende che superano i 50 dip. dopo l’avvio |
| Destinazione TFR neoassunti | Scelta possibile fino a 6 mesi, nessun automatismo stringente | Silenzio-assenso dopo 60 giorni; adesione automatica a previdenza complementare |
| Gestione opzioni dipendente | Opzione tacita più ampia, meno automatismi | Meno opzioni tacite, scelta attiva obbligatoria o automatismo verso previdenza integrativa |
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...