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Pensioni Governo Letta ultime notizie: il punto della situazione

Tutto tace sulle pensioni: cosa succederà?



Mentre il Pdl minaccia la caduta del governo se dovesse essere approvata la decadenza di Silvio Berlusconi, e il premier Enrico Letta ha commentato gli ultimi avvenimenti politici del Belpaese come “Un'umiliazione per l'Italia”, ci sono gli italiani che si augurano che il governo non cada perché questo significherebbe rimandare e forse bloccare ogni riforma del welfare che l’attuale esecutivo ha promesso.

Molte avrebbero dovuto essere discusse e approdare nella prossima Legge di Stabilità di ottobre, come quella delle pensioni. Ma al momento non sembra ci sia in essa uno spazio dedicati alle modifiche alle pensioni, di cui da tempo si discute e su cui tutte le forze politiche sono concordi nella necessità di qualche cambiamento.

Eppure tutto sembra tacere, anche per quelle categorie di lavoratori come precoci e usuranti per cui invece sembrava certa una soluzione. Senza dimenticare la questione esodati, definita tempo fa ‘urgenza sociale’ del Paese ed effettivamente questione che continua ad essere spinosa, soprattutto perché si rischia di lasciare migliaia di persone senza stipendio e senza pensione.

E’ per questo che il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, qualche giorno fa è di nuovo tornato a parlare, rivolgendosi al governo e chiedendo una cabina di regia.

Per Damiano, “è importante che l'azione del governo prosegua per affrontare le priorità che il Pd ha da tempo sollecitato: dal rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, alle correzioni al sistema pensionistico, alla diminuzione della pressione fiscale su imprese e lavoro, al fine di sostenere l'occupazione”. 

Secondo Damiano, resta infatti prioritario riuscire ad apportare modifiche all’attuale sistema pensionistico, anche per risolvere definitivamente la questione esodati.

Lo studio dovrebbe concentrarsi proprio su quanto da lui proposto, ipotesi al momento bloccata a causa della mancanza di copertura finanziaria, che prevede la possibilità di andare in pensione in maniera più flessibile rispetto ad oggi, con 62 anni di età e 35 anni di contributi e un sistema di penalizzazioni e incentivi in base all’anno in cui si lascia prima o dopo il lavoro rispetto all’attuale soglia dei 66 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il