L'analisi Fida sui fondi pensione svela i migliori e peggiori per rendimento nel 2025, considerando gli ultimi dati, le novità normative, i costi di gestione e le strategie.
Con un modello contributivo ormai consolidato per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, cresce la necessità di costruire una pensione integrativa che possa garantire una maggiore serenità finanziaria una volta raggiunta l'età pensionabile. Il quadro normativo tra 2025 e 2026 si caratterizza per una crescente attenzione delle istituzioni alla tutela del risparmio previdenziale, tramite interventi legislativi e aggiornamenti regolamentari capaci di offrire maggiore flessibilità e sicurezza agli aderenti.
Gli enti di sorveglianza, come la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), hanno rafforzato le attività di monitoraggio, migliorando trasparenza e garanzie per gli iscritti. In questo scenario, la previdenza complementare diventa sempre più rilevante sia per giovani lavoratori sia per chi si avvicina all'età pensionabile.
La Legge di Bilancio 2025 introduce una serie di cambiamenti per il settore della previdenza integrativa e dei fondi pensione. Un punto cardine del provvedimento è l'ampliamento della portabilità del contributo aziendale, che ora può essere mantenuto dagli iscritti anche nel caso di scelta di un fondo aperto oppure di un piano individuale pensionistico, superando i limiti che in passato penalizzavano chi optava per soluzioni diverse da quelle previste dal contratto collettivo.
Questa riforma viene accolta positivamente, poiché rafforza la libertà di scelta senza influire negativamente sulla contribuzione. Tuttavia, il beneficio interessa soltanto i lavoratori già iscritti, non i nuovi aderenti. Sempre nell'ottica di potenziare la previdenza integrativa, vengono aumentati i limiti di deducibilità fiscale dei contributi (da 5.164,57 a 5.300 euro annui) e la quota riscattabile in forma di capitale cresce dal 50 al 60%, offrendo una maggiore liquidità agli aderenti. Fra le novità anche nuove tipologie di rendita, che introducono flessibilità per gestire meglio il periodo post-lavorativo.
Per i nuovi assunti dal luglio 2025 diviene operativa l'iscrizione automatica a un fondo pensione tramite il meccanismo del silenzio-assenso sul TFR, con facoltà di rinuncia esplicita: si tratta di un elemento che potrebbe incidere sul tasso di adesione, storicamente ancora basso tra le giovani generazioni.
Nell'esercizio 2024 i risultati hanno evidenziato rendimenti competitivi superiori al TFR lasciato in azienda, che nel periodo si è rivalutato dell'1,9%. In particolare:
I fondi aperti si sono dimostrati capaci di valorizzare strategie di investimento diversificate e di rispondere a differenti profili di rischio. In media, come rileva Fida, questi strumenti hanno restituito performance del 4,5% fino a punte del 19% nei comparti più dinamici. Tra i migliori figurano soluzioni con forte componente azionaria globale, come Reale Teseo Linea Sviluppo Etica A, Generali Global Azionario Globale D o Eurorisparmio Azionario Europa A. L'integrazione dei criteri ESG si conferma elemento distintivo nel generare valore nel medio periodo, come mostrano Aureo Azionario ESG A o SecondaPensione Espansione ESG.
Anche tra i comparti aggressivi multi-asset, come Allianz Insieme Linea Azionaria e Unipol Previdenza FPA Azionario, si registrano interessanti capacità di crescita, favoriti anche da costi di gestione contenuti. Dall'altro lato, i prodotti meno esposti al rischio hanno offerto rendimenti minori, in alcuni casi negativi, a causa dell'influenza della volatilità dei tassi d'interesse e dell'inflazione. I PIP rimangono strumenti più prudenti nei rendimenti, adatti a chi cerca una soluzione stabile ma meno esposta alle opportunità dei mercati finanziari.
La fotografia dei risultati nel 2025 premia le strategie più dinamiche. In particolare, Reale Teseo Linea Sviluppo Etica A si pone al vertice, con un rendimento annuale superiore al 19% e una crescita del 47% nell'orizzonte a 5 anni. Fondi come Generali Global Azionario Globale D e Eurorisparmio Azionario Europa A rimangono ai vertici delle soluzioni azionarie, spiegando come l'accettazione di un maggiore rischio sia stata premiata in questo contesto di mercati benevoli.
Il trend delle soluzioni ESG rimane positivo ed emerge come leva di selezione vincente per il medio periodo. All'opposto, le strategie orientate esclusivamente ai titoli di Stato e ai comparti a capitale protetto hanno chiuso con rendimenti prossimi allo zero o poco sopra, mostrando i limiti delle scelte difensive in contesti di crescita e di andamento positivo dei mercati:
In definitiva, i migliori 15 fondi (per rendimento):
Le strategie orientate alla protezione del capitale hanno avuto un andamento meno brillante nell'anno, penalizzate dal contesto caratterizzato da tassi d'interesse in diminuzione e da una contenuta inflazione. I comparti obbligazionari globali e corporate hanno garantito una certa stabilità, anche se l'incremento reale del montante previdenziale risulta molto modesto. I comparti a capitale protetto o a ritorno assoluto, come alcune linee Allianz, hanno privilegiato sicurezza e gradualità della crescita, sacrificando però parte del potenziale rendimento: ciò è stato particolarmente evidente per chi predilige orizzonti d'investimento molto lunghi, dove la difesa eccessiva può comportare opportunità mancate.
I costi di gestione rappresentano uno degli elementi più rilevanti nell'analisi e nella selezione della previdenza integrativa. Uno spread annuo dell'1% sulla fee può incidere in modo rilevante sulla posizione previdenziale finale, arrivando a determinare differenze del 18-20% nell'ammontare maturato su un periodo di 35 anni. Per agevolare la comparazione, la COVIP mette a disposizione un comparatore online e incentiva un'informazione trasparente sui costi degli strumenti.
Non mancano esempi virtuosi: Previndai ha ridotto nel 2025 la propria commissione annua dallo 0,45% allo 0,30%, sensibilmente inferiore alla media di settore. In questo contesto, molte linee dinamiche o multi-asset si distinguono per spese efficienti rispetto a strategie più specializzate che, pur promettendo una maggiore protezione, impongono una struttura di costi più onerosa che, alla lunga, può erodere il rendimento totale.