L’assegno di incollocabilità Inail subisce importanti cambiamenti: la possibilità di beneficiarne si estende di 2 anni, fino a 67 anni e con valore retroattivo
L’assegno di incollocabilità rappresenta una misura di tutela ideata per offrire supporto a coloro che, in seguito a infortunio sul lavoro o malattia professionale, non possono più essere assunti obbligatoriamente nelle imprese private. Una recente modifica normativa ha ampliato la platea dei beneficiari, rendendo più esteso e accessibile questo sostegno economico. Il servizio, gestito dall’Inail, costituisce un importante strumento per gli invalidi del lavoro, soprattutto in ottica di mantenimento della dignità sociale ed economica.
L'assegno di incollocabilità è una somma erogata in aggiunta alla rendita diretta ai lavoratori che, a causa di menomazioni gravi dell’integrità psicofisica, risultano totalmente impossibilitati ad essere collocati in un posto di lavoro. Lo scopo principale della misura è fornire un sostegno economico sostitutivo rispetto all’impossibilità di accedere ai benefici legati all’assunzione obbligatoria presso datori di lavoro privati.
In dettaglio, la funzione del beneficio previdenziale è di:
Per accedere alla prestazione sono richieste condizioni precise stabilite per legge. Di seguito vengono illustrate le principali condizioni che determinano il diritto alla misura:
La circolare Inail n. 55 dell’11 dicembre 2025, emanata a seguito del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, ha introdotto un rilevante aggiornamento: l’adeguamento automatico del limite di età per la concessione della misura, in parallelo ai nuovi parametri pensionistici. Dal 1° gennaio 2026, la prestazione è riconosciuta fino al raggiungimento dei 67 anni di età, in coerenza con l’età richiesta per il collocamento in quiescenza.
L’innovazione normativa opera anche in modo retroattivo: il diritto viene esteso a chi ha raggiunto i 65 anni prima del 2026 e si è visto interrompere la prestazione, permettendo, su istanza, il ripristino dell’assegno dal mese successivo alla richiesta.
Inoltre, rientrano tra i possibili aventi diritto coloro che, pur avendone titolo negli anni precedenti, non hanno mai fruito né presentato domanda. In questi casi, la fruizione potrà avvenire per tutto il periodo intercorrente sino al raggiungimento della soglia oggi fissata a 67 anni, qualora persistano i requisiti sanitari e contributivi.
L’adeguamento è pensato per tutelare il principio costituzionale di pari dignità per i lavoratori colpiti da infortuni o patologie professionali, integrando la tutela previdenziale alle nuove soglie di accesso alla quiescenza. Questo meccanismo automatico comporterà in futuro analoghi aggiornamenti laddove l’età pensionabile dovesse subire variazioni.
L’accesso al beneficio avviene tramite un’apposita domanda indirizzata alle Sedi competenti dell’Inail. La procedura è composta da passaggi essenziali:
L’evoluzione normativa offre nuove opportunità agli invalidi del lavoro, rendendo la tutela più duratura e flessibile. Si osservano tre principali situazioni di beneficiari: