Quando si può licenziare badante. Tutti i casi licenziamento giusta causa

Casi e motivi per licenziare la badante per giusta causa da violenza, a furti a rifiuto di svolgere le mansioni di competenza

Quando si può licenziare badante. Tutti i casi licenziamento giusta causa

Quando si può licenziare una badante per giusta causa?

Il licenziamento per giusta causa per una badante con contratto da convivente o non convivente scatta quando la condotta della stessa non risulta corretta e rispettosa nei confronti della persona assistita e non rispetta quanto previsto dal suo regolare contratto di lavoro, nel caso specifico avviene soprattutto per violenze e furti ai danni delle persone assistite.

Violenza sulla persona che si assiste, furti e non solo: il contratto badante prevede la possibilità per il datore di licenziare la badate, sia essa convivente o meno, e può farlo anche senza necessità di alcun preavviso nel caso si tratti di un licenziamento per giusta causa. Vediamo quali sono i casi di licenziamento per giusta causa per una badante.  

  • Licenziamento badante come fare e preavviso
  • Tutti casi licenziamento badante per giusta causa

Licenziamento badante come fare e preavviso

E’ possibile licenziare una badate per diversi motivi: a meno che non sia, infatti, lei stessa a presentare le dimissioni, il datore può licenziare la badante esattamente come avviene per qualsiasi altra tipologia di lavoro dipendente.

Il Ccnl badanti prevede la possibilità di licenziamento per giusta causa o anche senza necessità di giusta causa o giustificato motivo, non senza, però, dare alla badante il giusto preavviso. In caso contrario, è previsto il pagamento di una indennità sostitutiva.
I termini di preavviso per il licenziamento della badante dipendono dell’anzianità di servizio maturata presso il datore di lavoro. In particolare:

  • se il contratto è superiore alle 25 ore settimanali, il preavviso deve essere pari a 15 giorni (7,5 per dimissioni) fino a 5 anni di anzianità lavorativa e 30 giorni (15 per dimissioni) oltre 5 anni di anzianità lavorativa;
  • se il contratto è inferiore alle 25 ore settimanali, il preavviso deve essere pari a 8 giorni, in caso di anzianità lavorativa inferiore a 2 anni e a 15 giorni, in caso di anzianità lavorativa superiore a 2 anni;
  • se la badante, insieme alla famiglia, vive in un alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, o da lui messo a disposizione, il preavviso per il licenziamento è di 30 giorni fino ad un anno di anzianità di servizio e di 60 giorni per anzianità di servizio superiore.

Una volta dato il preavviso alla badante, la chiusura del rapporto di lavoro deve essere comunicata dal datore di lavoro all’Inps in modalità esclusivamente telematica entro cinque giorni dalla fine del lavoro e tramite compilazione del modello COLD-VAR.

Tuttavia, non sempre il preavviso per il licenziamento alla badante è dovuto. In particolare, stando a quanto previsto dalle norme in vigore, se la badante subisce u licenziamento per giusta causa, il rapporto di lavoro cessa con effetto immediato senza periodo di preavviso.

E si tratta di una rapida chiusura del rapporto di lavoro dovuto al fatto che il licenziamento per giusta causa scatta quando il dipendente compie un atto talmente grave da non permettere la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro.

Tutti casi licenziamento badante per giusta causa

Ma quali sono i casi per cui una badante può essere licenziata per giusta causa? Il licenziamento per giusta causa per una badante con contratto da badante convivente o non convivente scatta quando la condotta della stessa non risulta corretta e rispettosa nei confronti della persona assistita e non rispetta quanto previsto dal suo regolare contratto di lavoro.

In particolare, i casi di licenziamento per giusta causa di una badante con regolare contratto di lavoro per badanti sono i seguenti:

  • motivi disciplinari tali da compromettere la fiducia del rapporto di lavoro, per esempio se la badante ruba in casa del proprio assistito;
  • violenze e minacce ai datti della persona assistita;
  • rifiuto ingiustificato e reiterato di eseguire la sua prestazione lavorativa;
  • insubordinazione della badante nei confronti del suo datore di lavoro;
  • diffusione di notizie private relative alla persona che si assiste o alla intera famiglia;
  • rifiuto di tornare a lavoro, nel caso di badante non convivente, dopo una visita medica che ha constatato l'insussistenza di una malattia;
  • condotta extralavorativa penalmente rilevante;
  • scorretto uso dei permessi per Legge 104;
  • falsa malattia o falso infortunio;
  • se la badante presta lavoro per terzi durante i periodi di malattia.

Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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