Quanto guadagnano su benzina un distributore, lo Stato e aziende petrolifere nel 2022

Il costo del carburante dipende da diversi elementi. Gran parte è legato alle tasse, le accise in particolare. Poi ci sono il costo industriale e il guadagno dei distributori.

Quanto guadagnano su benzina un distribu

Sulla benzina, quanto guadagnano distributore, Stato e aziende petrolifere?

Il 68% del prezzo delle benzina è rappresentato dalle tasse che guadagna lo Stato, il 30% è il guadagno per l'industria petrolifera, il 2% è il guadagno del distributore.

È una questione che è da sempre al centro dell'attenzione, pronta a suscitare la rabbia di milioni di automobilisti. Per diversi mesi, il prezzo alla pompa di benzina è stato in costante aumento, mettendo a dura prova i portafogli delle famiglie, e il trend negli anni non è in realtà cambiato. Inevitabile quindi domandarsi in che modo sono distribuiti i guadagni tra distributore, Stato e aziende petrolifere. Approfondiamo quindi:

  • Sulla benzina, quanto guadagnano distributore, Stato e aziende petrolifere

  • Il costo della benzina dal punto di vista dell'automobilista nel 2022

Sulla benzina, quanto guadagnano distributore, Stato e aziende petrolifere

Se l'attuale aumento dei prezzi delle benzina è dovuto all'aumento del costo di un barile sui mercati internazionali, difficilmente le autorità possono intervenire su questa parte del costo. Si evolve in base al costo della materia prima, che oscilla a seconda della situazione economica, da un lato, e della produzione, dall'altro. Di recente, la ripresa economica e la debole produzione hanno così portato a un rialzo dei prezzi sui mercati.

A questo primo elemento, che pesa circa un terzo del prezzo totale di un litro di gasolio, si aggiungono i costi legati alla raffinazione del greggio, nonché i costi di trasporto, stoccaggio e distribuzione del prodotto assunti dal industriali. Questi sono presi in considerazione dai distributori per stabilire il prezzo finale. Infine, le aziende calcolano anche un margine. È particolarmente basso per la grande distribuzione.

Tenuto conto di tutte questi fattori, non siamo ancora arrivati alla metà del prezzo finale del carburante. La parte del leone viene dallo Stato con le cosiddette accise. Si tratta del carico fiscale sui carburanti che sta incoraggiando gli automobilisti a cambiare comportamento e a scegliere veicoli più efficienti nei consumi e meno inquinanti, anche con motorizzazioni alternative. Non è un caso che il prezzo alla pompa varia notevolmente nell'Unione europea, a seconda delle tasse imposte da ciascun Paese.

Il costo del carburante dipende quindi da diversi elementi. Gran parte è legato alle tasse, le accise in particolare, che vanno all'erario. Poi c'è il costo industriale, al netto dei balzelli, che rappresenta una porzione molto cospicua per le compagnie petrolifere. Infine, il resto va ai distributori. Volendo essere ancora più precisa nella distribuzione dei costi:

  • il 68% del prezzo è rappresentato dalle tasse che guadagna lo Stato

  • il 30% è il guadagno per l'industria petrolifera

  • il 2% è il guadagno del distributore

La voce delle tasse è quella che incide di più sul prezzo finale della benzina e del gasolio. Il costo industriale è la quota del prezzo, al netto delle tasse, che va soprattutto alle compagnie petrolifere. Le società che producono carburante lo distribuiscono fissano i prezzi, mentre la rete di distribuzione è in affanno.

Il costo della benzina dal punto di vista dell'automobilista nel 2022

In sintesi, la tassazione pesa per più della metà del prezzo totale del carburante, il resto deriva dal costo della materia prima, il cui valore resta elevato, e dai costi legati alla sua distribuzione.

Dal punto di vista dell'automobilista, per cercare di contenere i costi sempre più elevati per il rifornimento, è indispensabile una manutenzione periodica. Mantenere efficiente il motore vuol dire minimizzare i consumi. C'è poi una regola di base: più si guida velocemente e maggiori sono i consumi. Meglio avviare il motore senza accelerare e spegnerlo in caso di sosta prolungata.

L'andatura regolare può portare a una riduzione dei consumi fino al 10%. Limitare la velocità. Andare a 110 chilometri orari anziché 130 chilometri orari può far risparmiare fino al 18-20% di carburante. Non scegliere il distributore a caso in quanto individuare con attenzione il più adatto permette di risparmiare fino al 10% sul pieno.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il