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Bonus stipendi sotto i 20mila euro 2026: che cos'è e quanto vale davvero, a chi si applica, calcolo ed esempi

di Marianna Quatraro pubblicato il
Bonus stipendi sotto 20mila euro 2026

Il bonus sugli stipendi sotto i 20mila euro nel 2026 promette vantaggi concreti per tanti lavoratori: chi può beneficiarne, le soglie di reddito, come viene calcolato e i possibili rischi collegati al superamento dei limiti

Negli ultimi anni le retribuzioni dei lavoratori dipendenti a basso reddito sono oggetto di provvedimenti fiscali che mirano a sostenere il potere d’acquisto. Oggi, molta attenzione si concentra su quello che viene comunemente chiamato “bonus stipendi sotto i 20mila euro”, una misura che sta suscitando interesse e domande tra lavoratori e addetti ai lavori. In realtà, si tratta di uno schema strutturale che non rappresenta un incentivo straordinario in senso stretto, ma una riduzione stabile del prelievo fiscale sui redditi più bassi, il cosiddetto taglio del cuneo fiscale.

L'obiettivo di questa misura è duplice: migliorare la capacità di spesa delle famiglie a basso reddito e correggere l’asimmetria fiscale rispetto ad altre fasce di lavoratori. Il funzionamento è semplice: a chi possiede un reddito da lavoro dipendente entro i 20 mila euro annui viene riconosciuto in busta paga un importo aggiuntivo, calcolato come percentuale sullo stipendio. Questa somma si riceve automaticamente e non va richiesta con domande o pratiche specifiche: viene accreditata dal datore di lavoro mensilmente.

Taglio del cuneo fiscale: la vera natura del cosiddetto bonus

Il bonus per i redditi sotto i 20.000 euro nasce come diretta conseguenza del taglio del cuneo fiscale, una strategia usata dai Paesi OCSE per abbassare le tasse sul lavoro. In base alla normativa italiana, il cuneo fiscale viene “tagliato” attraverso una somma aggiuntiva in busta paga o una detrazione fiscale, a seconda della fascia di reddito del lavoratore dipendente.

L’obiettivo è rendere competitiva la remunerazione netta rispetto al costo del lavoro, senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Non si tratta di una misura una tantum, ma di una struttura permanente, con regole chiare su modalità di calcolo e limiti di applicazione. La somma integrativa è parametrata sulle fasce di reddito effettivamente percepite, con benefici proporzionati e progressivi.

Si fa spesso confusione tra il concetto di bonus e quello di detrazione: nel caso dei redditi bassi, la misura consente di ricevere mensilmente un importo aggiuntivo (bonus calcolato sul reddito da lavoro), che non concorre al calcolo dell’imponibile IRPEF e non è soggetto a trattenute previdenziali. Questo rende la misura più efficace di un semplice sgravio contributivo. Nelle fasce di reddito superiori, il beneficio transita in forma di detrazione fiscale.

In sintesi, il bonus stipendi sotto i 20mila euro è la trasposizione pratica del taglio del cuneo fiscale per i redditi bassi introdotto dall’Esecutivo a partire dal 2025. È una somma parametrata e strutturale che migliora la liquidità sul conto dei lavoratori senza comportare variazioni nell’INPS o nei contributi previdenziali.

Le soglie di reddito e a chi si applica: chi può beneficiare del bonus

L’attribuzione dell’incentivo segue logiche precise: il beneficio è pensato per sostenere i lavoratori dipendenti privati e pubblici che percepiscono un reddito complessivo annuo da lavoro dipendente, non superiore a 20.000 euro. Il valore si riferisce alla cifra imponibile ai fini IRPEF, al netto delle deduzioni spettanti e senza contare eventuali rendite da abitazione principale (prima casa).

Tra i soggetti inclusi nel perimetro rientrano:

  • lavoratrici e lavoratori del settore privato;
  • dipendenti pubblici;
  • alcuni titolari di rapporti assimilati al lavoro dipendente (comprese alcune indennità e borse di studio in casi specifici);
  • personale assunto a tempo determinato o indeterminato;
  • supplenti temporanei o lavoratori del settore scolastico con rapporti brevi e saltuari.
La misura si applica sull’intero reddito percepito nell’anno solare, rapportato alle mensilità di lavoro svolte. Sono però esclusi i pensionati, i lavoratori autonomi e gli assunti con contratti differenti da quelli esplicitamente previsti dalla disciplina. Inoltre, la concessione del beneficio non è soggetta a presentazione di domande o autocertificazioni, essendo calcolata e corrisposta direttamente dal datore di lavoro sulla base dei dati trasmessi al sistema previdenziale e fiscale.

Calcolo del bonus stipendi sotto i 20mila euro: tabelle, percentuali ed esempi pratici

Il calcolo della somma aggiuntiva per gli stipendi sotto i 20mila euro si basa su una logica a percentuale unica sull’intero reddito annuo, senza suddivisione a scaglioni cumulativi come avviene per l’IRPEF.

Fascia di reddito da lavoro dipendente Percentuale bonus sul reddito Massimale annuo stimato*
fino a 8.500 € 7,1% ~603 €
da 8.501 a 15.000 € 5,3% ~795 €
da 15.001 a 20.000 € 4,8% ~960 €

L’esempio pratico offre maggiore chiarezza: chi ha un reddito annuo lordo da lavoro dipendente pari a 12.500 euro, riceverà un bonus di circa 663 euro (5,3%). Se una persona supera la soglia dei 15 mila euro, ad esempio percependo 18.000 euro, la percentuale sarà del 4,8%, ovvero un importo aggiuntivo pari a circa 864 euro in busta paga. Il bonus viene accreditato ogni mese in rate di pari importo, rapportate ai periodi di effettiva attività lavorativa.

Le voci in cedolino possono apparire con codici come "E11- credito art.1 com.4 L.207/2024". In caso di più contratti nell’anno o di interruzioni di servizio, il calcolo viene effettuato periodicamente e conguagliato a fine anno o alla cessazione del rapporto. Ogni importo accreditato è netto, non soggetto a ulteriori tassazioni o ritenute previdenziali e va ad integrare direttamente la retribuzione disponibile per spese correnti e gestione familiare.

Ulteriori detrazioni e bonus per chi supera i 20mila euro: cosa cambia tra 20.001 e 40.000 euro

Per i lavoratori che percepiscono un reddito superiore a 20.000 euro ma non oltre i 40.000 euro, la Legge di Bilancio ha previsto un meccanismo diverso. In questi casi, la quota aggiuntiva non si traduce più in bonus diretto, bensì in un’ulteriore detrazione fiscale applicata sull’IRPEF dovuta.

  • Redditi tra 20.001 e 32.000 euro: detrazione di 1.000 euro annui (circa 83,33 euro mensili).
  • Redditi fra 32.001 e 40.000 euro: detrazione progressivamente decrescente, secondo la formula: detrazione = 1.000 × [(40.000 – reddito complessivo) / 8.000]
Reddito complessivo Ulteriore detrazione annua spettante
25.000 € 1.000 €
35.000 € 625 €
40.000 € 0 €
Per essere attribuita, l’ulteriore detrazione richiede la presenza di IRPEF dovuta: se questa è azzerata da altre detrazioni, l’importo spettante si riduce di conseguenza. La detrazione viene applicata direttamente in busta paga e conguagliata a fine anno. I beneficiari non devono fare richiesta in alcun modo, l’agevolazione viene erogata in automatico dal datore di lavoro sulla base del reddito presunto.

Questa misura amplia la platea degli “aiuti fiscali” anche ai redditi medio-bassi che rischiavano di rimanere esclusi dai bonus diretti, garantendo una riduzione del carico fiscale fino a soglie vicine ai 40 mila euro. Sono comunque esclusi dalla misura i lavoratori che non generano IRPEF (ad esempio per via di altre detrazioni spettanti che annullano l’imposta dovuta).

Casi particolari, limiti e rischi: cosa succede in caso di superamento soglia e conguagli

È frequente che, durante l’anno, il lavoratore non sia consapevole del reddito complessivo che maturerà tra buste paga, eventuali premi, straordinari e altri compensi. Questo può avere ripercussioni nell’erogazione dell’incentivo, sia esso bonus o detrazione. La normativa prevede controlli in sede di conguaglio fiscale annuale, che avviene di norma a febbraio dell’anno successivo o alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il rischio più concreto riguarda chi si trova in prossimità della soglia dei 20.000 euro: se, a consuntivo, il reddito risultasse superiore rispetto alla previsione, gli importi ricevuti in eccesso saranno recuperati e restituiti tramite trattenuta in busta paga. Per conguagli superiori a 60 euro, la restituzione avviene in dieci rate mensili senza penalità né interessi. Questo vale anche per chi accede all’ulteriore detrazione tra 20.001 e 40.000 euro superando poi i limiti fissati.

Un ulteriore limite è rappresentato dal fatto che redditi accessori, compensi occasionali o redditi da altri contratti possono far superare le fasce di diritto e far decadere l’incentivo.



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