Il bonus sugli stipendi sotto i 20mila euro nel 2026 promette vantaggi concreti per tanti lavoratori: chi può beneficiarne, le soglie di reddito, come viene calcolato e i possibili rischi collegati al superamento dei limiti
Negli ultimi anni le retribuzioni dei lavoratori dipendenti a basso reddito sono oggetto di provvedimenti fiscali che mirano a sostenere il potere d’acquisto. Oggi, molta attenzione si concentra su quello che viene comunemente chiamato “bonus stipendi sotto i 20mila euro”, una misura che sta suscitando interesse e domande tra lavoratori e addetti ai lavori. In realtà, si tratta di uno schema strutturale che non rappresenta un incentivo straordinario in senso stretto, ma una riduzione stabile del prelievo fiscale sui redditi più bassi, il cosiddetto taglio del cuneo fiscale.
L'obiettivo di questa misura è duplice: migliorare la capacità di spesa delle famiglie a basso reddito e correggere l’asimmetria fiscale rispetto ad altre fasce di lavoratori. Il funzionamento è semplice: a chi possiede un reddito da lavoro dipendente entro i 20 mila euro annui viene riconosciuto in busta paga un importo aggiuntivo, calcolato come percentuale sullo stipendio. Questa somma si riceve automaticamente e non va richiesta con domande o pratiche specifiche: viene accreditata dal datore di lavoro mensilmente.
Il bonus per i redditi sotto i 20.000 euro nasce come diretta conseguenza del taglio del cuneo fiscale, una strategia usata dai Paesi OCSE per abbassare le tasse sul lavoro. In base alla normativa italiana, il cuneo fiscale viene “tagliato” attraverso una somma aggiuntiva in busta paga o una detrazione fiscale, a seconda della fascia di reddito del lavoratore dipendente.
L’obiettivo è rendere competitiva la remunerazione netta rispetto al costo del lavoro, senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Non si tratta di una misura una tantum, ma di una struttura permanente, con regole chiare su modalità di calcolo e limiti di applicazione. La somma integrativa è parametrata sulle fasce di reddito effettivamente percepite, con benefici proporzionati e progressivi.
Si fa spesso confusione tra il concetto di bonus e quello di detrazione: nel caso dei redditi bassi, la misura consente di ricevere mensilmente un importo aggiuntivo (bonus calcolato sul reddito da lavoro), che non concorre al calcolo dell’imponibile IRPEF e non è soggetto a trattenute previdenziali. Questo rende la misura più efficace di un semplice sgravio contributivo. Nelle fasce di reddito superiori, il beneficio transita in forma di detrazione fiscale.
In sintesi, il bonus stipendi sotto i 20mila euro è la trasposizione pratica del taglio del cuneo fiscale per i redditi bassi introdotto dall’Esecutivo a partire dal 2025. È una somma parametrata e strutturale che migliora la liquidità sul conto dei lavoratori senza comportare variazioni nell’INPS o nei contributi previdenziali.
L’attribuzione dell’incentivo segue logiche precise: il beneficio è pensato per sostenere i lavoratori dipendenti privati e pubblici che percepiscono un reddito complessivo annuo da lavoro dipendente, non superiore a 20.000 euro. Il valore si riferisce alla cifra imponibile ai fini IRPEF, al netto delle deduzioni spettanti e senza contare eventuali rendite da abitazione principale (prima casa).
Tra i soggetti inclusi nel perimetro rientrano:
Il calcolo della somma aggiuntiva per gli stipendi sotto i 20mila euro si basa su una logica a percentuale unica sull’intero reddito annuo, senza suddivisione a scaglioni cumulativi come avviene per l’IRPEF.
| Fascia di reddito da lavoro dipendente | Percentuale bonus sul reddito | Massimale annuo stimato* |
| fino a 8.500 € | 7,1% | ~603 € |
| da 8.501 a 15.000 € | 5,3% | ~795 € |
| da 15.001 a 20.000 € | 4,8% | ~960 € |
L’esempio pratico offre maggiore chiarezza: chi ha un reddito annuo lordo da lavoro dipendente pari a 12.500 euro, riceverà un bonus di circa 663 euro (5,3%). Se una persona supera la soglia dei 15 mila euro, ad esempio percependo 18.000 euro, la percentuale sarà del 4,8%, ovvero un importo aggiuntivo pari a circa 864 euro in busta paga. Il bonus viene accreditato ogni mese in rate di pari importo, rapportate ai periodi di effettiva attività lavorativa.
Le voci in cedolino possono apparire con codici come "E11- credito art.1 com.4 L.207/2024". In caso di più contratti nell’anno o di interruzioni di servizio, il calcolo viene effettuato periodicamente e conguagliato a fine anno o alla cessazione del rapporto. Ogni importo accreditato è netto, non soggetto a ulteriori tassazioni o ritenute previdenziali e va ad integrare direttamente la retribuzione disponibile per spese correnti e gestione familiare.
Per i lavoratori che percepiscono un reddito superiore a 20.000 euro ma non oltre i 40.000 euro, la Legge di Bilancio ha previsto un meccanismo diverso. In questi casi, la quota aggiuntiva non si traduce più in bonus diretto, bensì in un’ulteriore detrazione fiscale applicata sull’IRPEF dovuta.
| Reddito complessivo | Ulteriore detrazione annua spettante |
| 25.000 € | 1.000 € |
| 35.000 € | 625 € |
| 40.000 € | 0 € |
Questa misura amplia la platea degli “aiuti fiscali” anche ai redditi medio-bassi che rischiavano di rimanere esclusi dai bonus diretti, garantendo una riduzione del carico fiscale fino a soglie vicine ai 40 mila euro. Sono comunque esclusi dalla misura i lavoratori che non generano IRPEF (ad esempio per via di altre detrazioni spettanti che annullano l’imposta dovuta).
È frequente che, durante l’anno, il lavoratore non sia consapevole del reddito complessivo che maturerà tra buste paga, eventuali premi, straordinari e altri compensi. Questo può avere ripercussioni nell’erogazione dell’incentivo, sia esso bonus o detrazione. La normativa prevede controlli in sede di conguaglio fiscale annuale, che avviene di norma a febbraio dell’anno successivo o alla cessazione del rapporto di lavoro.
Il rischio più concreto riguarda chi si trova in prossimità della soglia dei 20.000 euro: se, a consuntivo, il reddito risultasse superiore rispetto alla previsione, gli importi ricevuti in eccesso saranno recuperati e restituiti tramite trattenuta in busta paga. Per conguagli superiori a 60 euro, la restituzione avviene in dieci rate mensili senza penalità né interessi. Questo vale anche per chi accede all’ulteriore detrazione tra 20.001 e 40.000 euro superando poi i limiti fissati.
Un ulteriore limite è rappresentato dal fatto che redditi accessori, compensi occasionali o redditi da altri contratti possono far superare le fasce di diritto e far decadere l’incentivo.