Dal 2026 il panorama dell’accesso ai vertici amministrativi della pubblica amministrazione italiana si trasforma radicalmente con l’entrata in vigore della recente riforma normativa che reinventa i meccanismi di promozione interna e valorizzazione del personale. Il cambiamento trova origine nella cosiddetta "riforma Zangrillo", che, dopo l’approvazione alla Camera, introduce la possibilità per funzionari pubblici esperti e qualificati di raggiungere posizioni dirigenziali senza dover necessariamente affrontare un nuovo concorso pubblico esterno. Questo nuovo scenario normativo premia la competenza dimostrata direttamente negli uffici e punta a selezionare leader capaci di guidare strutture complesse, sulla base delle reali capacità gestionali e organizzative.
La riforma, infatti, affianca ai classici concorsi pubblici un innovativo percorso di crescita interna, articolato e rigoroso. I futuri dirigenti, prima dell’immissione definitiva nei ruoli, dovranno superare una selezione articolata e un periodo di incarico temporaneo, la cui conferma sarà vincolata al giudizio di una commissione di esperti dopo almeno quattro anni di valutazione operativa.
Iter di selezione e requisiti per l’accesso alla dirigenza pubblica
L’accesso alle posizioni apicali della Pubblica amministrazione, secondo le nuove regole, si fonda su percorsi multipli e progressive verifiche delle competenze. Il sistema prevede che la maggioranza dei posti rimanga coperta tramite i tradizionali canali concorsuali, ma sino al 30% delle posizioni di seconda fascia potrà essere assegnato attraverso la procedura interna introdotta dalla riforma.
Le principali modalità di selezione sono così ripartite:
- Corso-concorso SNA (Scuola Nazionale dell’Amministrazione): circa il 50% dei posti, con struttura formativa e selettiva centralizzata
- Concorsi pubblici ordinari banditi dalle singole amministrazioni o tramite Commissione RIPAM: circa il 20%
- Promozione interna senza concorso pubblico tradizionale: fino al 30% delle nuove nomine
La
procedura interna è accessibile esclusivamente a funzionari attivi nella pubblica amministrazione:
- Funzionari con almeno cinque anni di esperienza nel ruolo
- Dipendenti che abbiano già maturato un’elevata qualificazione per almeno due anni
- Dirigenti di seconda fascia che, con almeno cinque anni di servizio nella posizione, intendano accedere alla prima fascia
Il possesso dei titoli di studio richiesti dalla normativa vigente è sempre obbligatorio. Questa strada non è una scorciatoia, ma impone un esame strutturato, volto a
premiare l’esperienza realmente maturata e le doti organizzative.
Per chiarezza, la procedura prevede un’articolazione triplice:
- Selezione comparativa interna sulla base di titoli, relazione del dirigente, prova scritta e orale
- Incarico dirigenziale temporaneo (tre anni, prorogabile una sola volta)
- Valutazione finale, dopo almeno quattro anni, da parte di una nuova commissione
Solo chi dimostra risultati concreti, spirito di leadership e capacità di gestire risorse complesse potrà aspirare alla definitiva immissione nella dirigenza. Questa impostazione innovativa sposta l’attenzione dalla conoscenza teorica alla responsabilità effettiva, favorendo chi ha sviluppato sul campo competenze di coordinamento, motivazione e risoluzione dei problemi.
Commissioni di valutazione, incarico temporaneo e giudizio finale
Il cuore della nuova disciplina per la promozione del personale amministrativo risiede nell’attività delle commissioni di valutazione. Ogni passaggio viene attentamente monitorato da commissioni miste, composte secondo criteri rigidi di trasparenza e competenza:
- Composizione con sette membri: quattro dirigenti interni estratti a sorte e tre esperti esterni (incluso il presidente)
- Presenza obbligatoria di almeno due professionisti esperti nella valutazione di risorse umane, anche dal settore privato
- Incompatibilità a partecipare a due procedure valutative consecutive, per garantire rotazione e imparzialità
L’iter di selezione per
lavorare nella P.A. ad 'alti livelli' si articola in più prove, con l’obiettivo di valutare l’idoneità del candidato sotto ogni profilo:
- Analisi della storia e dei titoli del candidato, inclusa la valutazione delle esperienze professionali e dei risultati raggiunti negli ultimi anni
- Relazione firmata dal dirigente responsabile diretto, che attesta qualità e capacità operative maturate
- Prova scritta e prova orale, idonee a verificare sia la padronanza tecnica sia la conoscenza dei processi amministrativi
- Colloquio individuale di carattere esperienziale-attitudinale, focalizzato sulle reali doti di coordinamento, motivazione del personale e capacità gestionale complessa
Chi ottiene esito positivo in questa selezione preliminare viene incaricato di una posizione
dirigenziale a termine, con contratto
massimo di tre anni, rinnovabile per una sola volta in caso di valutazione favorevole. Durante tale periodo, il candidato verrà monitorato su:
- Conseguimento di obiettivi quantitativi e qualitativi prefissati
- Capacità di gestione delle risorse e raggiungimento dei risultati strategici
- Abilità nel motivare e far crescere le strutture assegnate
Alla scadenza, e solo
dopo almeno quattro anni complessivi, una nuova commissione si riunisce per esprimere il giudizio definitivo:
- Conferma stabile nel ruolo, con ingresso nella dirigenza
- Rifiuto dell’inserimento a tempo indeterminato in caso di valutazione negativa sulle performance e la gestione.
Precisiamo che
le commissioni non percepiscono compensi aggiuntivi per la partecipazione all’iter valutativo.
La retribuzione accessoria è strettamente proporzionata ai risultati e ai punteggi ottenuti: solo il 30% dei valutati potrà ricevere i massimi riconoscimenti economici, mentre l’eccellenza manageriale verrà premiata entro limiti rigorosi fissati dalla legge, con l’obiettivo di evitare sperequazioni e promozioni di massa non giustificate dai dati effettivi. Per i nuovi dirigenti, inoltre, acquisisce peso anche la promozione della formazione dei collaboratori, requisito imprescindibile per il riconoscimento del premio di risultato annuale.
Infine, la durata degli incarichi dirigenziali negli enti locali è strettamente correlata al mandato degli organi politici, rendendo effettiva la regola dello spoils system e garantendo all’amministrazione un ricambio coerente con gli indirizzi programmatici delle nuove giunte.
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