Nei mesi più recenti, la questione dell’innalzamento dei requisiti per andare in pensione per il personale delle Forze Armate, Vigili del Fuoco e dei Corpi di Polizia è emersa con forza nel dibattito pubblico e istituzionale. L’annuncio di un possibile slittamento di sei mesi della pensione per chi opera nei comparti sicurezza e difesa ha provocato accese reazioni e discussioni, sia al livello sindacale che politico.
Le regole attuali per il pensionamento di Forze Armate, Vigili del Fuoco e Polizia
L’accesso alla pensione nelle Forze Armate, nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e nelle forze di Polizia risponde attualmente a norme distinte da quelle del resto del settore pubblico. Il principio di specificità militare riconosce, infatti, caratteristiche peculiari a questi comparti, come rischi operativi e limitazioni nei diritti sindacali. La normativa in vigore distingue fra diversi criteri di accesso agli assegni previdenziali:
- Età ordinaria: per la maggior parte del personale, il pensionamento è prevista attorno ai 60 anni per i gradi inferiori e fino a 65 anni per i gradi superiori.
- Contributi richiesti: è necessario aver versato almeno 20 anni per la pensione di vecchiaia. Sono previsti altri canali di uscita: a 41 anni di contributi totali, oppure con almeno 35 anni di contribuzione a partire da 58 anni di età.
- Per i soggetti che, al 31 dicembre 2011, avevano maturato la massima anzianità contributiva (aliquota dell’80%), è possibile l’uscita a 54 anni, con decorrenza della pensione dopo 12 mesi dal raggiungimento del requisito.
Come cambia l'età pensionabile con la Manovra: aumenti dal 2027 e dal 2028
L'approvazione della prima bozza della Manovra prevede che l’uscita dal servizio sarà ritardata di quattro mesi dal 2027, passando poi a sei mesi dal primo gennaio 2028. Si tratta di un adeguamento collegato alle dinamiche demografiche e all’aumento della speranza di vita, tema già affrontato in diverse sessioni di lavoro parlamentari e oggetto di approfondimento da parte di INPS e ISTAT.
Per la pensione di vecchiaia, la soglia potrebbe raggiungere quindi 67 anni e 3 mesi a partire dal 2027, con un ulteriore incremento previsto a 67 anni e 5 mesi nel 2029. Sul versante della pensione anticipata, dal 2027 sarebbero richiesti 43 anni e 1 mese di contributi, con un ulteriore allungamento a 43 anni e 3 mesi dal 2029.
| Anno |
Vecchiaia |
Anticipata |
| 2025-2026 |
67 anni |
42 anni e 10 mesi (uomini)
41 anni e 10 mesi (donne) |
| 2027 |
67 anni e 3 mesi |
43 anni e 1 mese |
| 2029 |
67 anni e 5 mesi |
43 anni e 3 mesi |
Sistema di calcolo delle pensioni nel Comparto Difesa e Sicurezza: criteri e criticità
L’importo delle pensioni per il personale in divisa viene calcolato attraverso il sistema misto, che combina una quota retributiva (fino al 1995) e una quota contributiva (dal 1996). La Corte dei Conti ha recentemente ribadito l’uso di una aliquota del 44% sulla parte retributiva, più generosa rispetto a quella dei civili. Tuttavia, il passaggio al contributivo puro per i nuovi arruolati implica che per molti l’assegno finale sarà meno vantaggioso, per cui si considera:
- Quota retributiva: tiene conto degli ultimi stipendi e dell’anzianità maturata fino al 31/12/1995.
- Quota contributiva: si calcola sul montante contributivo versato dal 1996, rivalutato su base annua.
Il personale che lascia il servizio prima dei 67 anni accumula importi inferiori rispetto a chi resta fino all’età piena nel pubblico impiego civile. Inoltre, i coefficienti di trasformazione penalizzano chi accede alla pensione da una età più bassa, poiché la prestazione sarà erogata per un periodo teoricamente più lungo.
- La mancanza di un riconoscimento pieno della brevità della carriera operativa e delle sue specificità costituisce tuttora un punto debole.
- L’aggiornamento periodico dei coefficienti, collegato all’andamento del PIL, rappresenta un ulteriore elemento di incertezza e di rischio per la tenuta del potere d’acquisto delle pensioni future.
Il confronto politico-sindacale sulla riforma pensionistica: annunci, dibattito e possibili cambiamenti durante l'iter della Manovra
La novità annunciata nella Manovra ha originato
numerosi confronti tra le sigle sindacali del comparto sicurezza e difesa, le associazioni rappresentative e i vertici politici. Le principali organizzazioni, CGIL, SIM Marina, FP CGIL Vigili del Fuoco, denunciano la mancanza di comunicazione preventiva sulle modifiche dei requisiti pensionistici e chiedono maggiore trasparenza istituzionale.
Nel dibattito parlamentare, le opposizioni hanno contestato l’assenza di confronti tecnici e di un chiaro riferimento normativo alle eventuali modifiche. Alcuni parlamentari e membri del Governo hanno ribadito pubblicamente che ogni innalzamento dei requisiti dovrà essere accompagnato da tutele sostanziali per tutte le categorie coinvolte. Tra le richieste principali:
- Blocco dell’automatismo degli aumenti dell’età pensionabile legati esclusivamente alla speranza di vita;
- Revisione della posizione dei baby boomers, esclusi da precedenti misure di anticipo pensionistico;
- Salvaguardia delle condizioni per i soggetti esposti a maggiori rischi o impegnati in mansioni usuranti.
Non mancano segnalazioni sulla necessità di rivalutare gli importi pensionistici e di attivare una previdenza di garanzia per giovani e lavoratori discontinui, in modo da evitare una progressiva erosione del valore delle future pensioni. L
’esito del confronto resta legato all’iter di approvazione della Manovra 2026 e alle eventuali correzioni introdotte dai parlamentari.
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Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...