Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

I 56-70enni sono tra gli italiani più preoccupati tra basse pensioni, figli, risparmi e inflazione

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Tra timori per pensioni insufficienti, inflazione e responsabilità verso figli e nipoti, i 56-70enni italiani si trovano di fronte a scelte finanziarie difficili e rischi spesso sottovalutati, tra investimenti, casa e poche certezze per il futuro.

Viviamo un momento di allarme economico senza precedenti per chi si appresta o si trova già vicino all’età della pensione. Negli ultimi dodici mesi, una doppia sfida mette sotto pressione una parte cruciale della popolazione italiana: l’inflazione alle stelle e un clima internazionale instabile. Le generazioni tra i 56 e i 70 anni rappresentano oggi l’epicentro delle preoccupazioni finanziarie nazionali, non solo per sé, ma anche per il destino delle nuove generazioni che spesso continuano a sostenere. Il 69% di chi rientra in questa fascia dichiara un’ansia persistente riguardo al proprio futuro economico, specialmente per la crescente incertezza attorno alla sostenibilità delle pensioni pubbliche.

Emergono numeri e tendenze che illustrano una realtà composita: aspettative di vita più lunghe, risorse che rischiano di diventare insufficienti, necessità concrete di sostenere figli e nipoti in un panorama di costi sempre più elevati. La situazione si fa ancora più gravosa per chi ha figli adulti economicamente dipendenti, mentre il peso dei risparmi e la capacità di pianificazione si rivelano fattori determinanti per affrontare gli anni del pensionamento con serenità.

La crescente inquietudine non appare solo come timore individuale, ma come fenomeno collettivo dalle profonde radici socio-economiche. La domanda chiave è: come tutelare benessere e sicurezza finanziaria in uno scenario così mutevole?

Il contesto economico: inflazione, guerre e timore di recessione

L’orizzonte economico del 2025 è stato segnato da profondi sconvolgimenti geopolitici e dinamiche inflazionistiche. Mentre la vita media si allunga e i sistemi di welfare pubblico sembrano sotto pressione, il clima generale è dominato dalla paura di una futura recessione. Il 59% degli italiani si attende un rallentamento marcato nei prossimi mesi: tra le fasce d’età più avanzate, il timore è ancora più diffuso e raggiunge cifre superiori all’80%.

Alla base di questa inquietudine si trovano cause molteplici:

  • L’inflazione continua ad aumentare il costo della vita, erodendo risparmi e pensioni.
  • I conflitti internazionali, dall’Ucraina, al Medio Oriente, hanno alzato il livello d’instabilità percepita, con l’85% della popolazione che si attende ulteriori rincari sulle spese correnti.
  • Il rischio di disoccupazione o sottooccupazione colpisce la tranquillità di chi sente vicino alla pensione di vecchiaia.
L’imprevedibilità geopolitica contribuisce a quella che oggi si può definire una vera e propria "ansia sociale": oltre il 74% degli italiani si dice spaventato all’idea che la situazione peggiori ulteriormente. Non meno rilevanti sono le prospettive negative sugli investimenti e sul potere d’acquisto; le dinamiche del 2025 suggeriscono infatti che la ricchezza accumulata rischia di essere rapidamente svalutata dalle tensioni economiche globali e dall’erosione monetaria.

In un quadro globalizzato, le scelte delle banche centrali, la fiscalità internazionale e i prezzi delle materie prime interagiscono direttamente con il portafoglio delle famiglie. In tale scenario, sicurezza e pianificazione sono sentite come priorità assolute, ma realizzarle appare sempre meno semplice.

Ansia da pensione: i dati sulla percezione e adeguatezza dell’assegno futuro

Un nodo importante per chi si trova tra i 56 e i 70 anni è la percezione legata all’ammontare dell’assegno previdenziale futuro. Solo il 24% ritiene che la pensione pubblica sarà sufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita maturato durante l’attività lavorativa. Il restante 76% teme di dover ridimensionare drasticamente aspettative e abitudini, o addirittura di dover trovare forme alternative di reddito anche dopo il pensionamento.

Il clima di incertezza porta a ricercare risposte in una pluralità di strumenti, pur con evidenti criticità:

  • Il 32% indica la previdenza complementare come principale leva di sicurezza, seguita dai risparmi personali (35%).
  • Le soluzioni immobiliari e le fonti di reddito finanziarie rimangono meno gettonate (15% ciascuna).
Spesso, la difficoltà sta nel progettare il futuro nel lungo periodo: quasi la metà dei 56-70enni ammette una pianificazione finanziaria che si ferma a un orizzonte inferiore a cinque anni, quando la prospettiva media di vita in pensione supera abbondantemente i vent’anni. Dati recenti confermano come solo il 4% investa con uno sguardo rivolto agli 11-20 anni, e meno dell’1% oltre le due decadi.

L’ansia cresce in presenza di carichi familiari: il 76% delle donne e il 77% dei più giovani tra i boomer manifestano livelli di preoccupazione massimi, specie se con figli adulti ancora parzialmente o totalmente dipendenti dal punto di vista economico. Tutto ciò si traduce in una pressione crescente verso strategie alternative, in cui l’integrazione in fondi pensione e l’investimento in strumenti di tutela patrimoniale stanno da tempo guadagnando importanza.

Risparmio, investimenti e difficoltà di pianificazione a lungo termine

Lo scenario odierno descrive una popolazione più orientata al risparmio rispetto al passato, ma che fatica a evolversi in un’ottica veramente strategica. Nel 2025, il 58% degli italiani dichiara di accantonare regolarmente parte del proprio reddito, con una propensione più alta tra uomini e coloro che godono di maggiore istruzione. Gli strumenti preferiti rimangono quelli ritenuti più sicuri: obbligazioni e risparmio precauzionale prevalgono sulla finanza “nuova”, mentre l’azione in Borsa conta meno del 5% degli investitori appartenenti al campione over 56.

Tuttavia, sono emersi limiti nell’attitudine alla pianificazione a medio-lungo termine. Ecco le principali criticità:

  • Forte brevità dell’orizzonte temporale: circa la metà dei risparmiatori investe pensando solo ai prossimi 3-5 anni.
  • Prevalenza della logica "accumulare per affrontare imprevisti", più che dell’accantonamento mirato.
  • Basso livello di educazione finanziaria: solo quattro italiani su dieci giudicano buone le proprie competenze in materia.
Il risparmiatore viene ancora descritto come “prudente”, attento alla liquidità e poco disposto a diversificare il portafoglio. Questo approccio influenza negativamente la capitalizzazione nel lungo periodo, limitando la possibilità di generare rendite sufficienti ad affrontare inflazione e aumento dei bisogni nella terza età. Proprio il rapporto tra longevità crescente e abitudini di investimento poco avanzate aumenta il rischio di rimpianto futuro per scelte non tempestive.

Il ruolo dei risparmiatori Silver Age: supporto a figli e nipoti tra doveri morali e sacrifici

L’identità dei cosiddetti Silver Age è sempre più intrecciata al concetto di "welfare familiare", con dinamiche che vanno oltre la gestione del proprio patrimonio: il 79% degli over 56 si dice preoccupato per il futuro economico di figli e nipoti.

Questi i principali tratti emersi dalle indagini recenti:

  • Il 75% ha già sostenuto figli o nipoti economicamente durante la loro vita adulta.
  • Il 41% dei genitori/nipoti Silver ha effettuato tale sostegno a costo di rinunce personali rilevanti.
  • Solo tre su dieci si aspettano aiuti futuri da parte delle generazioni più giovani; per la maggioranza, l’azione di supporto non è vista come reciprocità garantita, ma come speranza.
Pianificare per lasciare un patrimonio materiale, in gran parte immobiliare, è sentito come un dovere morale dal 50% di questa fascia generazionale, mentre il 70% ritiene fondamentale garantire almeno la casa ai figli. Tale senso di responsabilità si traduce spesso nella decisione di mantenere o acquistare immobili destinati ad altri membri della famiglia, nonostante l’impatto che queste scelte hanno sulle disponibilità personali in età avanzata.

Questa dinamica, sebbene risponda a un’idea di unità familiare storicamente radicata, rischia di trasformarsi in un vettore di fragilità se non accompagnato da un’adeguata strategia finanziaria e assicurativa.

La casa: fulcro del patrimonio e strumento di sicurezza generazionale

Il mattone continua a essere percepito come il cuore del patrimonio italiano, soprattutto dopo i 55 anni. Quasi l’80% dei cittadini della fascia Silver abita in una casa di proprietà, mentre oltre il 7% degli over 60 guarda ancora all’acquisto immobiliare come obiettivo dei prossimi anni, spesso per migliorare la qualità della propria vita o per garantire una maggiore sicurezza agli eredi.

La trasmissione della ricchezza immobiliare rappresenta una costante: il 22% degli acquisti operati dagli over 55 riguarda alloggi destinati direttamente ai figli. Dietro questa strategia, si cela la volontà di difendere la famiglia dall’incertezza economica futura e dall’imprevedibilità del mercato del lavoro per le nuove generazioni.

La "casa rifugio" viene dunque vista sia come elemento di stabilità sia come veicolo di sicurezza e continuità intergenerazionale. Tuttavia, la concentrazione del patrimonio nella sola dimensione immobiliare potrebbe risultare penalizzante sotto il profilo della liquidità e della diversificazione, soprattutto in presenza di fabbisogni sanitari o imprevisti non finanziabili facilmente tramite la vendita di immobili.

Pensioni integrative e protezione: tra consapevolezza e procrastinazione

L’interesse per la previdenza integrativa è cresciuto sensibilmente: il 24,5% dei cittadini ha già sottoscritto un fondo di integrazione pensionistica, con una percentuale che si è quasi raddoppiata nell’arco di quindici anni.

Restano però marcati i segnali di incertezza e procrastinazione:

  • Solo il 27% dichiara di aver attivato un piano pensionistico privato, mentre il 36% afferma che lo farà ma senza scadenze
  • Tra coloro che non l’hanno ancora fatto, l’interesse ad approfondire realmente il funzionamento degli strumenti resta limitato (21% tra i non addetti ai lavori)
  • Il livello di soddisfazione di chi ha già scelto la previdenza integrativa è elevato: il 91% dei sottoscrittori si dichiara contento della propria decisione
Permane quindi la tendenza a rimandare le scelte più strategiche in ambito pensionistico. Una delle principali cause è la difficoltà nel valutare la reale congruità fra quanto accantonato e quanto sarà necessario negli anni della longevità: spesso si sottostima sia il tempo di permanenza in pensione sia il fabbisogno mensile, limitando le possibilità di protezione nell’età più avanzata.

Questa dinamica di "rinvio" contribuisce a generare incertezza diffusa e rischia di lasciare molti senza coperture adeguate proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Strategie concrete per proteggere il futuro economico tra risparmi e inflazione

La tutela del benessere economico in età avanzata richiede una strategia articolata. Ecco alcuni passaggi chiave emersi dall’analisi delle migliori pratiche:

  • Differenziare gli strumenti di risparmio, integrando prodotti assicurativi (sanitari e long term care) e previdenza complementare alla più tradizionale casa di proprietà
  • Adottare la pianificazione pluriennale: orientare investimenti e accantonamenti su un orizzonte temporale realistico, che tenga conto dell’allungamento delle aspettative di vita
  • Richiedere consulenza qualificata per definire il fabbisogno reale sia in termini di reddito pensionistico che di liquidità gestione imprevisti
  • Sviluppare competenze finanziarie di base, partecipando a percorsi di educazione pubblica o privata
  • Mantenere flessibilità nel portafoglio per poter affrontare shock improvvisi, dalla salute ai rincari energetici
Esistono anche strumenti innovativi per valorizzare immobili e liquidità, dalle soluzioni di nuda proprietà alle polizze assicurative multi-ramo, passando per investimenti flessibili che consentano di reagire con rapidità a variazioni di scenario.

La consapevolezza del rischio inflattivo suggerisce di rivalutare periodicamente le scelte effettuate, adattando il mix di prodotti alle esigenze che mutano con l’età e il contesto esterno. L’obiettivo è ridurre le possibilità di rimpianto e garantire un equilibrio sostenibile tra benessere individuale e supporto familiare.

 






Leggi anche

Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...