Il lavoro degli infermieri nel 2026 cambia volto tra rinnovo del CCNL, aumenti retributivi, bonus, nuove normative per la tutela e la sicurezza, insieme a innovazioni per migliore qualità della vita e valorizzazione professionale
Il 2026 segna un momento decisivo per la professione infermieristica italiana, posta al centro di una serie di riforme strutturali orientate a valorizzare il lavoro e tutelare il personale sanitario. La Manovra economica ha previsto investimenti senza precedenti nell’ambito della sanità pubblica: accanto a nuove strategie di assunzione, si registrano aumenti retributivi stabili, modifiche fiscali vantaggiose e interventi sulle condizioni di lavoro. Le principali associazioni di categoria e i sindacati hanno contribuito al dibattito nazionale, sottolineando la necessità di colmare carenze storiche di organico, adeguare il trattamento economico agli standard internazionali ed evitare l'acuirsi della crisi di vocazioni.
I provvedimenti contenuti nella Manovra 2026 e nel CCNL rinnovato hanno inaugurato una stagione di cambiamento per il personale sanitario, puntando sia sul rafforzamento quantitativo degli organici sia su un miglioramento sostanziale delle condizioni economiche e normative. Il rafforzamento dei fondi destinati al Sistema Sanitario Nazionale ha portato uno stanziamento aggiuntivo di oltre 2,4 miliardi di euro per l’anno in corso, con la finalità di coprire sia l’incremento delle assunzioni sia gli aumenti retributivi e indennitari.
La firma del nuovo Contratto (2022-2024) si traduce in un riconoscimento tangibile dell’impegno professionale, grazie a un aumento medio di circa 172 euro lordi mensili, di cui 145 euro relativi all’incremento tabellare e il resto attribuibile a specifiche indennità (compresi reparti critici ed emergenza-urgenza). È prevista inoltre l’erogazione di arretrati che, per il solo 2024 e parte del 2025, possono raggiungere 1.270 euro lordi.
L’intervento normativo e contrattuale non si limita al solo aspetto economico: si introducono strumenti di tutela migliorativi per il personale più anziano (limitazioni ai turni notturni per gli over 60) e misure solidali come la donazione di ferie ai colleghi. Nel quadro delineato dai sindacati, permangono tuttavia alcune criticità, prima fra tutte la reale capacità del sistema di reperire le figure professionali necessarie, a fronte di un deficit stimato, alla sola data di approvazione della manovra, di oltre 60.000 unità.
Tra le novità più rilevanti spicca il piano straordinario di assunzioni nel comparto sanitario, volto ad arginare la carenza cronica di personale e a rendere più attrattiva la carriera infermieristica. L’obiettivo prioritario è quello di colmare il gap tra gli standard europei e la realtà italiana, in cui il rapporto infermieri/abitanti è ancora distante dalla media continentale (5,8 per 1.000 in Italia contro 8,4 in Europa).
Nella Manovra 2026 è autorizzata l’assunzione di 6.300 nuovi infermieri, un’iniezione di risorse che, secondo le intenzioni governative, dovrebbe alleggerire il carico sui reparti e facilitare la ripresa dei servizi territoriali e domiciliari.
Nonostante il piano, i rappresentanti delle professioni sanitarie sollevano dubbi sulla disponibilità effettiva di candidati, complice il progressivo abbandono della professione e la scarsa attrattività rispetto ad altri Paesi UE. Accanto agli infermieri, sono previste oltre 1.000 nuove assunzioni di medici, destinate principalmente a settori critici della medicina d’emergenza e specialità carenti.
Il primo impatto tangibile delle riforme si rifletterà direttamente nella busta paga 2026. L’aumento medio mensile per gli infermieri arriva a circa 172 euro lordi, con ulteriori specificità: i professionisti impiegati in reparti critici o emergenza/urgenza potranno beneficiare di incrementi accessori fino a 100 euro lordi per l’indennità di specificità. Gli arretrati, relativi agli anni precedenti, rappresentano una risorsa aggiuntiva che rafforzerà il potere d’acquisto dopo un lungo periodo di erosione salariale.
| Voce stipendiale | Incremento medio |
| Stipendio tabellare | 145 €/mese lordi |
| Indennità specificità | Fino a 100 €/mese lordi (reparti critici) |
| Arretrati 2024-2025 | Fino a 1.270 € lordi |
L’effetto combinato dell’incremento dello stipendio base, delle nuove indennità e della riduzione delle aliquote IRPEF (dal 35% al 33% per il secondo scaglione), promette per molti lavoratori una crescita del netto tra i 250 e i 400 euro annui. Tuttavia, la sostenibilità a lungo termine di questa maggiore remunerazione dipende anche dalla conferma strutturale del taglio del cuneo fiscale e dal reale potenziamento del welfare aziendale, ad esempio tramite i fringe benefit non tassati.
Nell’ambito delle misure fiscali previste dalla Manovra 2026, spicca la detassazione degli aumenti contrattuali attraverso un’imposta sostitutiva agevolata al 5%. Il beneficio si applica, in regime ordinario, ai lavoratori del settore privato con reddito 2025 inferiore a 33.000 euro. Tuttavia, numerosi infermieri nel pubblico impiego sono esclusi da tale agevolazione e, per i casi in cui la detassazione sia stata applicata erroneamente (come alle ore di pronta disponibilità), interverrà un conguaglio fiscale.
L’attenzione si sposta anche sul welfare aziendale: l’innalzamento della soglia dei fringe benefit consente ai datori di lavoro di rimborsare spese familiari, come quelle per utenze domestiche o nido, direttamente in busta paga, rafforzando il sostegno alla conciliazione tra vita lavorativa e personale.
I cambiamenti normativi non possono prescindere da una riflessione sulle condizioni lavorative, spesso caratterizzate da turni estenuanti, rischio di burnout e carichi assistenziali elevati. Sebbene le nuove misure puntino a migliorare il benessere degli operatori, rimangono criticità irrisolte nel rapporto tra tempo lavorato e qualità della vita, fattore decisivo nella scelta di restare o abbandonare il servizio pubblico.
Inoltre, le modifiche contrattuali, tra cui la possibilità di limitare i turni notturni per gli over 60 e la donazione di ferie, rappresentano una risposta alle richieste di sostenibilità psicofisica per il personale in servizio.
“I nuovi eroi” della sanità italiana si trovano da tempo esposti a un problema sociale in crescita: la violenza e le aggressioni nei confronti degli operatori. Dopo la pandemia, l’urgenza di tutelare la sicurezza e la dignità di chi lavora nei servizi sanitari ha portato all’approvazione della legge 14 agosto 2020, n. 113. Questa norma introduce: