Detassazione del lavoro, bonus edilizi e revisione di bonus e detrazioni: cosa può cambiare con la Manovra 2027 e quali sarebbero gli effetti su buste paga e famiglie italiane.
La Manovra Finanziaria 2027 è entrata nel vivo e, come ogni autunno, il confronto tra Governo, maggioranza e Ministero dell'Economia ruota attorno a una domanda: dove trovare le risorse? Con i conti pubblici sotto osservazione e la spinta a finanziare nuovi interventi, tra cui la riduzione dell'Irpef per il ceto medio, cresce il timore che alcune agevolazioni oggi in vigore non vengano rinnovate.
Sono tre i capitoli più esposti: le varie forme di detassazione del lavoro, i bonus edilizi e una revisione generale di bonus, agevolazioni e detrazioni. Ecco cosa prevedono oggi, perché sono in bilico e quali effetti concreti avrebbe la loro scomparsa su lavoratori e famiglie.
Nessuna di queste misure è ancora stata cancellata. Il testo definitivo della Legge di Bilancio arriverà solo nelle prossime settimane, e su alcuni punti il Governo ha già manifestato l'intenzione di dare continuità. Ma il rischio è reale, e capire cosa c'è in gioco aiuta a valutare l'impatto sul proprio portafoglio.
Il primo fronte riguarda le agevolazioni fiscali sui redditi da lavoro dipendente, introdotte con la Legge di Bilancio 2026 per sostenere i salari e oggi valide, nella maggior parte dei casi, soltanto per l'anno in corso. Senza una proroga esplicita, il netto in busta paga tornerebbe a ridursi.
La tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali
La misura più nota è l'imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali. Riguarda i dipendenti del settore privato con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33 mila euro e si applica agli aumenti corrisposti nel 2026 in attuazione dei contratti sottoscritti dal 2024 al 2026.
In pratica, sull'aumento contrattuale non si paga la normale Irpef progressiva, ma un'aliquota fissa del 5%. Un esempio diffuso nelle simulazioni riguarda i metalmeccanici: su un aumento lordo di circa 372 euro il prelievo scende a circa 19 euro e il lavoratore trattiene oltre 350 euro. Il beneficio netto rispetto alla tassazione ordinaria si aggira sui 110 euro nei sette mesi coperti. Una cifra che può sembrare contenuta, ma che va moltiplicata per milioni di lavoratori. La stessa premier ha parlato di oltre 4 milioni di persone interessate dalla misura.
La presidente del Consiglio ha aperto alla proroga per il 2027, ma un annuncio politico non basta: servono le coperture. Se la norma non entrasse in Legge di Bilancio, gli aumenti tornerebbero a essere tassati con le aliquote ordinarie e la busta paga risulterebbe più leggera proprio quando i rinnovi contrattuali dovrebbero compensare l'inflazione.
La tassazione al 15% su straordinari, notturni e festivi
Il secondo pilastro è l'imposta sostitutiva del 15% su maggiorazioni e indennità legate a lavoro straordinario, notturno, lavoro nei giorni festivi e di riposo settimanale, turni e straordinari, entro un limite di 1.500 euro e per redditi fino a 40 mila euro. Sono le voci che pesano di più nelle buste paga di chi lavora in sanità, logistica, commercio, ristorazione, turismo e industria a ciclo continuo.
Anche qui la scadenza è vicina. Il Governo starebbe valutando la conferma dell'aliquota al 15% e, come ipotesi più ambiziosa, un rafforzamento fino al 5%. Se non arrivasse nessuna proroga, chi oggi fa turni di notte o lavora nei festivi si vedrebbe tassare di nuovo queste somme con l'aliquota marginale Irpef, che per molti lavoratori è sensibilmente più alta.
Premi di produttività, tredicesime e fringe benefit
Nello stesso perimetro rientrano altri strumenti. I premi di produttività godono già di un'imposta all'1% fino a 5.000 euro, con validità per il 2026 e il 2027. Sul tavolo ci sono poi la possibile detassazione delle tredicesime per i redditi più bassi e la conferma del trattamento dei fringe benefit. Senza nuovi interventi si tornerebbe alle regole precedenti, con tetti molto più bassi.
Perché sono a rischio
Il motivo è finanziario. Ogni forma di detassazione costa gettito allo Stato, e rinnovarle tutte, aggiungendo il taglio dell'Irpef per il ceto medio, richiede coperture ingenti. Se le risorse non bastano, alcune misure potrebbero essere ridimensionate, limitate a platee più ristrette o lasciate scadere. Per i lavoratori il rischio è concreto: meno netto in busta paga a parità di stipendio lordo.
Il secondo fronte riguarda i bonus edilizi, le detrazioni per ristrutturazioni, efficientamento energetico e interventi sugli immobili. Dopo la stagione del Superbonus, il Governo ha già ridotto progressivamente le agevolazioni, e la traiettoria prevista dalla normativa è quella di aliquote in calo negli anni successivi.
Nell'agenda della Manovra 2027 compaiono comunque la spinta all'efficienza energetica delle abitazioni e una riflessione sul futuro dei bonus casa. Il punto è che questi incentivi sono tra le voci più onerose per le casse pubbliche, e per questo sono sempre tra i primi candidati a tagli, rimodulazioni o stop.
Cosa succederebbe se venissero ridotti o cancellati?
Le conseguenze si vedrebbero su più livelli:
Il terzo capitolo è meno visibile ma potenzialmente il più esteso: una revisione generale di bonus, agevolazioni e detrazioni fiscali. Il sistema fiscale italiano conta centinaia di tax expenditures, cioè sconti, esenzioni e detrazioni che riducono il gettito. Ogni anno si parla di razionalizzarle, e le manovre con risorse scarse sono il terreno ideale per farlo.
Una revisione può assumere forme diverse: tagli lineari, tetti in base al reddito, soglie più basse per accedere alle agevolazioni, oppure l'accorpamento di più misure in poche voci. Ambiti come le detrazioni per spese sanitarie, istruzione, mutui, assicurazioni e le varie forme di sostegno alle famiglie sono tradizionalmente osservati.
Il rischio è che una riduzione indiscriminata colpisca proprio chi si vorrebbe aiutare. Un taglio Irpef per il ceto medio, ad esempio l'estensione dell'aliquota al 33% fino a 60 mila euro, potrebbe essere in parte finanziato riducendo le detrazioni. Per il singolo contribuente il saldo finale dipende da cosa guadagna con l'aliquota e da cosa perde con le detrazioni. Chi ha molte spese detraibili, come famiglie con figli, mutuatari e chi sostiene cure mediche, rischia di perderci più di quanto guadagna.
Nessuno può oggi prevedere il testo finale della Manovra, ma è possibile prepararsi:
Se le agevolazioni sul lavoro non fossero rinnovate, il netto in busta paga scenderebbe per chi ha appena ottenuto un aumento contrattuale o vive di turni e festivi. Se i bonus edilizi venissero ridotti, le famiglie pagherebbero di più per rendere le case efficienti. Se la revisione delle detrazioni fosse troppo aggressiva, il ceto medio rischierebbe di vedere annullato il beneficio del taglio delle tasse.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...