Rivoluzione nella medicina di base: la nuova convenzione per i medici di famiglia ridefinisce ruolo, compensi e organizzazione, toccando innovazione, digitalizzazione, rapporti coi pazienti.
L'intesa raggiunta dalla Conferenza Stato-Regioni riguarda oltre 60mila professionisti, includendo non solo i medici di famiglia, ma anche quanti operano in continuità assistenziale, nella medicina d'urgenza territoriale e in ambito penitenziario. Questa convenzione rappresenta un passo in avanti verso una sanità territoriale più integrata, con l'obiettivo primario di potenziare l'accessibilità e la qualità dell'assistenza per i cittadini.
Interventi normativi mirati, aumenti retributivi e maggiore capacità di risposta ai bisogni emergenti delineano un'evoluzione concreta nell'organizzazione della medicina generale. L'accordo non coinvolge solo le condizioni contrattuali ed economiche dei medici, ma si riflette in una struttura di cure più solida e in una più efficace integrazione nelle Case di Comunità, fondamentali nel nuovo assetto della sanità pubblica italiana.
L'Accordo Collettivo Nazionale disciplina i rapporti di lavoro tra il SSN e i medici di medicina generale e rappresenta una cornice di riferimento aggiornata alle esigenze odierne di sistema e pazienti. Esso coinvolge oltre 60mila dottori tra medici di famiglia, continuità assistenziale, emergenza territoriale e figure impegnate nell'assistenza penitenziaria. In particolare, il nuovo testo mira ad assicurare maggiore coesione tra professionisti, strutture territoriali e cure primarie. Tra i principali punti regolamentati vi sono:
L'accordo comporta novità sul fronte economico: è previsto un incremento medio delle retribuzioni pari al 5,78%, che si applica sia ai medici a ciclo di scelta sia a quelli ad attività oraria. Questo aumento, che interrompe la stasi degli stipendi fermi dal 2021, viene finanziato con risorse definite dalle ultime leggi di bilancio per un totale annuo di circa 300 milioni di euro. Quasi il 70% di queste risorse è destinato alle quote fisse, mentre la parte restante va a premiare attività svolte in ambito di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), tramite fondi erogati secondo obiettivi raggiunti.
Viene garantito inoltre il recupero degli arretrati relativi al triennio di riferimento e l'integrazione nella contribuzione previdenziale, uno degli aspetti più attesi dalla categoria. Queste misure rafforzano la prospettiva di una medicina generale più attrattiva, anche grazie alla maggiore equità e valorizzazione delle competenze professionali. Il supporto economico si accompagna a strategie di valorizzazione degli studi medici, delle équipe e delle dotazioni tecnologiche, andando nella direzione di una sanità territoriale capillare e innovativa. L'accordo prevede inoltre che eventuali risorse non utilizzate siano reinvestite in progettualità innovative, evitando così dispersione e puntando a un impatto reale sull'assistenza.
Le modifiche introdotte dal nuovo ACN hanno ricadute significative sulla vita dei cittadini e sull'organizzazione delle cure primarie. Il rafforzamento della presenza dei medici sul territorio risponde all'esigenza di assicurare continuità assistenziale più efficace, con una presa in carico capillare e personalizzata. Importante, a tal proposito, l'approvazione dell'emendamento che consente ai medici con incarico a 24 ore settimanali di seguire, fino al 2026, fino a 1.000 assistiti, un'azione che incrementa notevolmente la copertura, offrendo assistenza a 1,5 milioni di cittadini in più.
Un aspetto centrale del nuovo assetto riguarda l'integrazione nelle Case di Comunità: queste strutture diventano punti di riferimento per medici di famiglia e altri specialisti, ampliando l'offerta di servizi diagnostici, prevenzione e gestione delle cronicità. Aumenta così la coesione tra operatori, pazienti e territorio. Si incrementano le possibilità di accesso a prestazioni sanitarie e la continuità della gestione clinica, anche grazie a una maggiore interoperabilità dei dati tra medici di medicina generale e specialisti.
Sono previsti ulteriori interventi per l'abbattimento delle liste d'attesa, allargando la possibilità di lavorare anche in altre strutture per un numero aggiuntivo di ore settimanali. Si tratta di disposizioni pensate per rispondere alla carenza di personale e alla crescente domanda sanitaria, soprattutto nelle aree più popolose e nelle zone rurali. Nel complesso, il nuovo impianto convenzionale mira a una maggiore capillarità e resilienza dell'assistenza, valorizzando il ruolo territoriale della medicina generale.
L'ACN 2022-2024 introduce elementi concreti di modernizzazione nell'organizzazione della professione. Tra le principali innovazioni emergono:
Nel corso del 2025, il dibattito sulla profonda trasformazione dello status giuridico dei medici di base è giunto a uno snodo significativo. Attualmente, la maggior parte degli operatori sono lavoratori autonomi convenzionati, dotati di ampi margini di autonomia organizzativa. Tuttavia, le bozze di riforma allo studio presso il Ministero della Salute propongono un passaggio verso la dipendenza diretta dal Servizio Sanitario Nazionale, che comporterebbe orari settimanali fissi (38 ore), suddivisi fra attività ambulatoriale e programmazione territoriale.
Il nuovo modello prevederebbe l'assunzione diretta dei neo-inseriti, lasciando ai già operanti la possibilità di optare per il mantenimento dello status attuale o per il passaggio al contratto nazionale di dipendenza. Cambierebbero anche la formazione, con un iter universitario specialistico di quattro anni, e l'organizzazione del lavoro, con una presenza costante nelle Case di Comunità. Il confronto in corso ha suscitato reazioni differenti tra i rappresentanti sindacali di categoria: da una parte il riconoscimento della necessità di innovazione strutturale, dall'altra il timore di una centralizzazione eccessiva.
La riforma, attualmente oggetto di discussione tecnica e negoziale, mira ad assicurare accessibilità continua a prescindere dall'ubicazione del cittadino, rafforzando il presidio di assistenza soprattutto nei territori più fragili e nei Comuni di dimensioni ridotte. Restano da sciogliere questioni legate alla gestione contributiva e agli orari di servizio nelle realtà territoriali più complesse.
Dal settembre 2025, ogni assistito dispone di un Profilo sanitario sintetico (Pss), integrato nel nuovo Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e redatto dai medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta. Questa innovazione consente la raccolta e l'aggiornamento centralizzato delle informazioni cliniche essenziali del paziente, garantendo accessibilità in pronto soccorso e favorendo la rapidità negli interventi d'urgenza.
Il Pss si collega all'Anagrafe Nazionale degli Assistiti e supporta pienamente la continuità di cura, migliorando l'interoperabilità tra professionisti. Sebbene i medici segnalino alcune criticità legate alla privacy, sicurezza informatica e carico burocratico, molti ordini medici ne rilevano il valore come strumento di supporto clinico e di raccordo tra diverse branche assistenziali. La digitalizzazione nella gestione dei dati rappresenta una svolta verso una sanità più efficiente, integrata e trasparente, ma richiede investimenti ulteriori nei sistemi software e nella formazione degli operatori.