Manovra 2027 deludente sulle pensioni: niente 64 anni, Opzione donna assente, proroghe di Ape sociale e Rita e possibile taglio delle rivalutazioni da gennaio.
Chi sperava che la Manovra 2027 portasse finalmente cambiamenti concreti sul fronte delle pensioni anticipate dovrà con ogni probabilità fare i conti con l’ennesima delusione. L’incontro di ieri tra governo e maggioranza non ha sciolto i nodi principali e il quadro che emerge è quello di una legge di bilancio prudente, con pochissime novità sul tema previdenziale e con il rischio, ancora tutt’altro che escluso, di tagli agli importi da gennaio.
Nel frattempo il Consiglio dei ministri, atteso per oggi, slitta a domani, mercoledì 28 ottobre. Un rinvio che conferma la difficoltà di trovare la quadratura dei conti e un accordo politico solido su tutti i capitoli, pensioni comprese.
Il vertice di ieri era atteso da molti come il momento chiave per capire se nella Manovra 2027 ci sarebbe stato spazio per una vera riforma delle pensioni. Il risultato, però, sembra andare in direzione opposta alle aspettative di lavoratori e sindacati.
Dagli accordi emersi, infatti, non ci sarebbe alcuna misura strutturale per consentire l’uscita anticipata dal lavoro. Non compare l’ipotesi di una pensione a 64 anni con requisiti contributivi alleggeriti, né una revisione sostanziale dei meccanismi attuali che rendono l’uscita anticipata sempre più difficile e penalizzante.
Il punto centrale è questo: gli annunci parlano di novità per il prossimo anno, ma non di interventi inseriti direttamente nella Manovra. Una distinzione tutt’altro che banale. Dire che si farà qualcosa nel 2027 senza scriverlo nella legge di bilancio significa rimandare la decisione, senza coperture certe e senza garanzie sui tempi.
Stamattina il vicepremier Matteo Salvini ha diffuso un comunicato stampa in cui ha ribadito che la sua priorità è superare la riforma Fornero già con la Manovra 2027. Una posizione storica della Lega, ripetuta più volte negli anni, che però si scontra con quanto concordato nel vertice di ieri.
Gli accordi raggiunti, infatti, sono ben altri. Non prevedono il superamento della legge Fornero e nemmeno un’anticipazione strutturale dell’età pensionabile. Prevedono piuttosto la prosecuzione di misure già esistenti e qualche promessa per il futuro. La distanza tra la dichiarazione politica e il contenuto concreto delle intese è quindi evidente, e merita di essere sottolineata per chi segue il dossier previdenza con attenzione.
Se la riforma vera non c’è, cosa resta? Secondo le indiscrezioni, la Manovra 2027 potrebbe limitarsi a prorogare alcuni strumenti già in vigore, senza modificarne in modo sostanziale la portata.
Ape sociale
L’Ape sociale è l’indennità ponte che consente a determinate categorie di lavoratori di uscire prima dell’età pensionabile ordinaria, in attesa di maturare la pensione di vecchiaia. È rivolta a disoccupati, caregiver, invalidi civili e addetti a mansioni gravose. Una proroga garantirebbe continuità, ma non allargherebbe la platea né ridurrebbe i requisiti.
Rita
La Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata, permette di utilizzare il fondo pensione complementare per accompagnarsi alla pensione. Anche in questo caso si parla di conferma di uno strumento esistente, utile soprattutto per chi ha una posizione previdenziale complementare, ma non certo una risposta per la maggioranza dei lavoratori.
Precoci e usuranti
Si ragiona infine su misure per i lavoratori precoci e per gli usuranti, le categorie che hanno iniziato a lavorare molto giovani o che svolgono attività particolarmente faticose. Anche qui, il rischio è che si tratti di semplici proroghe e non di un vero ampliamento dei diritti.
In sintesi, un pacchetto di continuità più che di cambiamento, lontano da quella flessibilità in uscita che per anni è stata promessa.
C’è poi un capitolo che sta facendo discutere in modo particolare: Opzione donna. Nelle misure di cui si parla per la Manovra 2027, la formula dedicata alle lavoratrici non viene proprio citata.
Il dato è sorprendente soprattutto perché i costi di questo strumento sono bassi. Opzione donna permette l’uscita anticipata con ricalcolo contributivo dell’assegno, quindi con importi più contenuti rispetto al sistema ordinario. Proprio per questo l’impatto sulla spesa pubblica è limitato e la sua conferma non rappresenterebbe un onere significativo per i conti dello Stato.
Eppure, almeno per ora, non figura tra le priorità. Negli ultimi anni la misura è stata progressivamente ristretta, con requisiti più stringenti e una platea sempre più ridotta. Se non verrà inserita nella Manovra, per molte lavoratrici si chiuderebbe definitivamente una strada che avevano considerato come possibile. È un tema da seguire con attenzione nelle prossime ore, perché eventuali emendamenti o aggiustamenti dell’ultimo minuto non sono mai da escludere.
Il tema più delicato per milioni di pensionati riguarda però il possibile taglio delle rivalutazioni. Se questa strada venisse confermata, a gennaio gli importi degli assegni potrebbero crescere meno di quanto previsto dal meccanismo di adeguamento all’inflazione, con effetti concreti sul potere d’acquisto.
La logica sarebbe quella di recuperare risorse da destinare ad altre finalità. Tra queste, in particolare:
Va ricordato che si tratta ancora di ipotesi, che potranno essere confermate o modificate nel testo definitivo che arriverà in Consiglio dei ministri. Ma il fatto che il taglio sia ancora possibile dice molto sul clima in cui si sta lavorando.
C’è infine un elemento che rende tutto il quadro ancora più incerto: la prospettiva elettorale. Con le elezioni all’orizzonte, non è affatto scontato che l’attuale governo venga confermato. E questo cambia radicalmente il valore degli annunci fatti in queste ore.
Le novità promesse per il prossimo anno, quelle che dovrebbero arrivare fuori dalla Manovra, rischiano di rivelarsi una bolla di sapone. Se non vengono scritte nero su bianco nella legge di bilancio, con tanto di coperture finanziarie, restano semplici dichiarazioni di intenti. Un nuovo esecutivo, magari con una maggioranza diversa e priorità diverse, potrebbe non sentirsi in alcun modo vincolato a mantenere impegni presi da altri.
Il sospetto, più che legittimo, è che questi annunci servano soprattutto a tenere buoni i cittadini e a mantenere aperta la speranza in vista del voto, senza assumersi oggi l’onere di decisioni concrete. Una strategia che non è nuova nel dibattito previdenziale italiano, dove da anni le promesse di superamento della Fornero si ripetono a ogni tornata elettorale senza tradursi in una riforma organica.
Il Consiglio dei ministri di mercoledì 28 ottobre sarà il passaggio decisivo per capire quale versione della Manovra 2027 arriverà davvero in Parlamento. Gli scenari più probabili, allo stato attuale, sono questi:
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...