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Pensioni di invalidità, le spiegazioni su aumento dell'INPS che smentiscono i furbetti ipotizzati da Cgia

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Crescono moltissimo le pensioni di invalidità: l'INPS chiarisce numeri e ragioni dietro gli aumenti, smentendo le accuse di abuso della Cgia di Mestre

Le pensioni di invalidità rappresentano uno degli strumenti centrali del sistema di protezione sociale italiano, con una gestione affidata all'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS). Negli ultimi anni si è assistito a un incremento progressivo degli importi riconosciuti, fenomeno che ha alimentato dibattiti pubblici in merito alle sue reali cause, soprattutto dopo il graduale smantellamento del Reddito di Cittadinanza.

Nel dibattito sono emersi dati e interpretazioni divergenti: da una parte c’è chi ha ipotizzato che questa tendenza sia legata ad abusi o a fenomeni di “sostituzione” dei benefici sociali, accentuati nelle zone più fragili del Paese. Dall’altra, l’INPS ha fornito analisi dettagliate, sottolineando come fattori demografici, quali l’invecchiamento della popolazione, e le specificità socioeconomiche regionali abbiano inciso fortemente sulle nuove dinamiche delle prestazioni.

L’incremento generale degli assegni, determinato anche dalle periodiche rivalutazioni per l’adeguamento all’inflazione, come l’aumento dell’1,4% previsto per il 2026, si inserisce in un contesto normativo in cui le pensioni di invalidità civile rimangono escluse da alcune trattenute fiscali, mantenendo criteri di accesso rigorosi. 

I numeri dell’aumento: spiegazioni INPS e dati reali contro le ipotesi di abuso

Il recente incremento delle pensioni di invalidità civile ha attirato l’attenzione di enti di ricerca e opinione pubblica, in particolare in seguito all’analisi della CGIA di Mestre, che ha suggerito un possibile nesso tra la crescita delle prestazioni e lo stop al Reddito di Cittadinanza. Tuttavia, i dati forniti dall’INPS smentiscono un legame diretto tra queste due misure, restituendo una fotografia ben più articolata.

Secondo i dati INPS, al 31 dicembre 2024 si contano circa 4,3 milioni di pensioni di invalidità erogate in Italia, di cui 3,4 milioni di natura civile e meno di 900.000 previdenziali. Da un confronto temporale emerge che, tra il 2020 e il 2024, le prestazioni civili sono cresciute del 7,4%, mentre quelle previdenziali hanno subìto una riduzione del 14,5%. Un aumento costante, spiegato dall’Istituto come coerente con l’andamento demografico nazionale più che con fenomeni di sostituzione assistenziale.

Le analisi sulle differenze regionali mostrano un quadro complesso:

  • Nel Mezzogiorno, la percentuale delle pensioni di invalidità rispetto alla popolazione supera la media nazionale, attestandosi all’8,4% contro una media inferiore al Centro-Nord.
  • Tra il 2022 e il 2024, la crescita delle prestazioni è stata del 7,4%, con un boom soprattutto in alcune regioni, come la Puglia, mentre la Campania detiene l’importo annuale più alto (2,73 miliardi di euro).
  • Nonostante il Sud abbia circa i tre quarti della popolazione rispetto al Nord, conta comunque 500.000 invalidi civili in più.
Il rapporto tra la progressiva eliminazione del Reddito di Cittadinanza e l’aumento delle pensioni di invalidità, pur ipotizzato dalla CGIA di Mestre anche per la zona del Sud, viene minimizzato dai numeri reali. L’INPS sottolinea che:
  • Tra il 2022 e il 2023, le pensioni di invalidità civile liquidate a ex percettori del Reddito sono cresciute del 23,5%, ma tra il 2023 e il 2024 hanno registrato un calo del 2,6%, proprio nell’anno dello smantellamento del sussidio.
  • Non si è verificata un’impennata nelle regioni con la più alta concentrazione di ex beneficiari del Reddito, come Campania e Sicilia.
La posizione ufficiale dell’Istituto previdenziale si può sintetizzare nella seguente affermazione: “l’aumento delle pensioni di invalidità civile è una risposta fisiologica del sistema di welfare all’evoluzione demografica del Paese, e non l’effetto di utilizzo strumentale delle prestazioni per colmare la perdita del Reddito di Cittadinanza”. Viene quindi respinta l’ipotesi di abusi diffusi (“furbetti” del post-Reddito), attribuendo piuttosto la dinamica a fattori strutturali.

Non meno rilevante è il tema delle truffe, spesso evocato nel dibattito mediatico. La Guardia di Finanza, tra il 2019 e novembre 2024, ha condotto quasi 76.000 controlli sulle prestazioni legate al Reddito di Cittadinanza, individuando oltre 62.000 casi sospetti e recuperando più di 665 milioni di euro. Tuttavia, considerando una spesa complessiva di oltre 34,5 miliardi per reddito e pensione di cittadinanza dal 2019 al 2023, le frodi accertate rappresentano meno del 2% del totale, un dato significativamente inferiore rispetto ad altre misure sociali, come il Superbonus edilizio.

I meccanismi di accesso e controllo restano stringenti: l’iter burocratico prevede il coinvolgimento del medico curante per il certificato di invalidità, l’inoltro tramite Patronato e la valutazione medico-legale, con requisiti reddituali molto precisi per l’accesso ai trattamenti.

In aggiunta ai normali incrementi calcolati per la perequazione automatica, la Manovra 2026 ha previsto una maggiorazione straordinaria fino a 20 euro mensili per alcune categorie di invalidi totali, anche se ritardi nell’implementazione da parte dell’INPS ne hanno differito la fruizione. In questo contesto, un quadro complessivo dei nuovi importi può essere efficacemente sintetizzato con la seguente tabella:

Prestazione Importo 2026 (€/mese) Note
Pensione invalidi civili totali 336 ISEE < 19.772,50 €
Indennità di accompagnamento 542 Senza limiti d’età/reddito
Voucher assistenza over 80 850 Temporaneo; solo con ISEE < 6.000 €
Maggiorazione straordinaria 20 Per invalidi totali (ritardo erogazione)

Impatto dell’invecchiamento, specificità territoriali e nuove misure di sostegno

L’invecchiamento della popolazione sta ridefinendo profondamente la distribuzione e l’importo delle prestazioni assistenziali, soprattutto nel segmento delle pensioni di invalidità. Circa il 35% dei beneficiari oggi ha più di 80 anni e, tra il 2020 e il 2024, questa fascia è aumentata del 16,5%, passando da meno di 4 a 4,6 milioni di persone, confermando la centralità dell’elemento demografico nelle tendenze registrate.

Il crescente numero di ultraottantenni determina richieste assistenziali più articolate:

  • L’introduzione, nel 2025, di un voucher mensile da 850 euro per invalidi civili totali ultraottantenni, da utilizzare esclusivamente per servizi di assistenza personale, come badanti regolarmente assunte o imprese dedicate.
  • La presenza di ulteriori misure di sostegno, tra cui indennità di accompagnamento e maggiorazioni sociali, spesso soggette a ritardi tecnici nell’erogazione degli aumenti dovuti alle tempistiche di aggiornamento INPS.
Il contesto territoriale continua ad essere un elemento chiave di lettura: il Mezzogiorno, pur rappresentando una quota minore della popolazione rispetto al Nord, rileva una prevalenza maggiore di beneficiari, conseguenza sia delle condizioni economiche generali sia di una struttura demografica più anziana. In Campania, ad esempio, la spesa annua supera i 2,7 miliardi di euro, cifra che viene letta come indicatore della maggiore incidenza di situazioni di disagio, e non di comportamenti opportunistici diffusi.

Sotto il profilo normativo e amministrativo, l’accesso alle prestazioni resta vincolato da aggiornamenti continui delle condizioni reddituali e da controlli digitalizzati. L’introduzione del modello RED e delle procedure semplificate tramite app e videoguide ha reso la comunicazione più efficace, consentendo sia agli utenti sia all’INPS un monitoraggio costante sul rispetto dei requisiti, riducendo i margini per l’erogazione indebita delle prestazioni. 






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