Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Pensioni, tempi ancora più lunghi per ricevere primo pagamento: i nuovi dati e motivazioni INPS 2026

di Marianna Quatraro pubblicato il
Pensioni tempi lunghi primo pagamento

Nel 2026 i tempi per il primo pagamento delle pensioni INPS si allungano ulteriormente: i dati aggiornati e le motivazioni fornite dall'ente

I nuovi dati comunicati dall’INPS per l’anno in corso evidenziano un quadro ancora complesso per chi attende il primo pagamento della prestazione pensionistica dopo aver completato la propria carriera lavorativa. L'elevato volume delle pratiche da gestire, insieme a sistemi informatici solo parzialmente automatizzati, influisce in modo significativo sui tempi di elaborazione delle richieste. Se la gran parte delle pratiche viene gestita in modo rapido, una fascia consistente di richiedenti vive una situazione molto diversa.

Per il 2026 l’incertezza sui tempi di liquidazione effettiva riguarda specialmente chi si trova in condizioni contributive particolari o proviene da gestioni pensionistiche confluite nell’Ente negli ultimi anni. Le statistiche ufficiali confermano come più di 16 milioni di pensionati dipendano ogni mese dall’efficienza dell’INPS nella liquidazione degli assegni.

Un elemento di rilievo per il 2026 è rappresentato dall’introduzione di un incremento provvisorio delle pensioni pari all’1,4%, studiato per adeguare il potere d’acquisto degli assegni previdenziali all’inflazione registrata nel periodo precedente. In particolare, le pensioni minime raggiungono ora la soglia dei 611,85 euro mensili. 

Primo pagamento della pensione: cause dei ritardi e percentuali di attesa secondo i dati INPS

L’accertamento dei tempi reali di erogazione della prima mensilità della pensione restituisce un panorama complesso. Secondo quanto riportato dal Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza, l’80% delle nuove posizioni viene liquidato entro 30 giorni dalla domanda. Questo successo è il risultato di massicci investimenti tecnologici e processi di automazione messi in campo dall’INPS negli ultimi anni.

Tuttavia, resta circa il 20% di pratiche che richiedono lavorazioni manuali più lunghe. Il peso di queste procedure non automatizzate ricade soprattutto su chi proviene da gestioni confluite (ex Enpals, ex Inpgi, ex Inpdap), casi di ricostruzione complessa della posizione contributiva o pratiche che richiedono comunicazioni con enti terzi, come le Casse professionali. Le cosiddette "pensioni in cumulo", che dipendono dall’interazione tra INPS e Casse private, hanno tempi medi di attesa di oltre sei mesi.

  • Motivi principali delle lunghe attese:
    • Processi manuali necessitati da complessità contributive;
    • Gestioni pensionistiche diverse confluite in un unico sistema;
    • Necessità di conferme da parte di enti esterni (es. Casse professionali, Agenzia delle Entrate);
    • Verifiche fiscali e ricostruzioni pregresse dei contributi;
    • Congestione dovuta all’elevato numero di nuove domande (oltre 800mila all’anno);
Riguardo la distribuzione dei tempi di attesa, i dati resi noti dal Rendiconto Sociale dell’INPS riferito al 2024 evidenziano che circa 170.000 nuovi pensionati ogni anno sono costretti ad attendere molto più di un mese per vedere accreditata la prima rata. In casi specifici, la finestra di attesa supera i sei mesi, specie in presenza di pratiche "scartate" dai canali automatici o per i professionisti con posizione mista. L’attesa, almeno, porta con sé anche l’accredito degli arretrati maturati.

Tra gli altri elementi che allungano l’attesa figurano:

  • Pensioni per ex dipendenti pubblici, dove la normativa stessa prevede lunghi tempi anche per TFR/TFS;
  • Assegni provvisori erogati agli autonomi, la cui definizione definitiva può richiedere ulteriori mesi o anni, spesso per l’attesa della certificazione reddituale;
  • Fattori fiscali che incidono sull’importo e possono richiedere rettifiche dopo i primi accrediti (ad esempio, il conguaglio IRPEF in presenza di altri redditi).
Il presidente del CIV INPS sottolinea che se, da un lato, gli automatismi permettono di rispettare scadenze per la maggioranza degli interessati, dall’altro permangono sacche di inefficienza che coinvolgono ogni anno migliaia di cittadini. Informarsi sui tempi previsti, anche tramite Patronato, è indicato per evitare aspettative errate e pianificare con lucidità il proprio bilancio famigliare.

Novità e calendario pagamenti pensioni 2026: aumenti provvisori e scadenze bancarie e postali

L’annualità corrente segna alcune variazioni rilevanti sui pagamenti degli assegni INPS, anche in virtù dell’adeguamento ISTAT e dell’allineamento dei requisiti previdenziali alla crescita della speranza di vita. Dal 2026 le pensioni minime aumentano a 611,85 euro, con un incremento provvisorio del 1,4% sull’importo lordo, in attesa di rivalutazioni definitive dopo la verifica dell’inflazione effettiva.

Il calendario dei pagamenti presenta alcune differenze in base alla modalità di accredito. Le banche e Poste Italiane effettuano i versamenti il primo giorno bancabile del mese, con alcune eccezioni per festività e ricorrenze particolari:

  • Gennaio 2026: erogazione il 3 gennaio per chi utilizza Poste Italiane (secondo giorno bancabile), il 5 gennaio per chi si serve di istituti bancari (sabato non bancabile).
  • Febbraio 2026: pagamento il 2 febbraio (lunedì, primo giorno bancabile) presso tutte le modalità accreditate.
Per i beneficiari che ritirano il proprio assegno in contanti presso gli sportelli postali, il calendario è scaglionato in base all’iniziale del cognome, con specificità locali in occasione di festività patronali (come a Catania).
Mese Data pagamento Poste Data pagamento Banche
Gennaio 2026 3 gennaio 5 gennaio
Febbraio 2026 2 febbraio 2 febbraio

Attenzione va posta alle regole sul pagamento in contanti: per importi superiori a 1.000 euro è obbligatorio comunicare all’INPS le coordinate bancarie o postali aggiornate per la corretta erogazione delle somme.

Un’altra novità riguarda i conguagli e le variazioni fiscali: a febbraio vengono normalmente applicati eventuali trattenute IRPEF e rimborsi, con una possibile riduzione delle somme nette percepite rispetto all’importo lordo. Le rivalutazioni ISTAT portano anche al pagamento di arretrati direttamente nei primi mesi dell’anno.

Infine, va ricordato il progressivo adeguamento dei requisiti anagrafici e di contribuzione per accedere alla pensione:

  • Dal 2027, un mese in più sia per pensione di vecchiaia che anticipata.
  • Incremento ulteriore dal 2028 e 2029, con 67 anni e tre mesi per la vecchiaia e 43 anni e un mese per l’anticipata.
Questo comporterà, secondo le stime degli osservatori previdenziali, il rischio di periodi senza reddito per oltre 50.000 lavoratori che hanno maturato i requisiti sulla base di regole precedenti. 




Leggi anche