Nel 2026 i tempi per il primo pagamento delle pensioni INPS si allungano ulteriormente: i dati aggiornati e le motivazioni fornite dall'ente
I nuovi dati comunicati dall’INPS per l’anno in corso evidenziano un quadro ancora complesso per chi attende il primo pagamento della prestazione pensionistica dopo aver completato la propria carriera lavorativa. L'elevato volume delle pratiche da gestire, insieme a sistemi informatici solo parzialmente automatizzati, influisce in modo significativo sui tempi di elaborazione delle richieste. Se la gran parte delle pratiche viene gestita in modo rapido, una fascia consistente di richiedenti vive una situazione molto diversa.
Per il 2026 l’incertezza sui tempi di liquidazione effettiva riguarda specialmente chi si trova in condizioni contributive particolari o proviene da gestioni pensionistiche confluite nell’Ente negli ultimi anni. Le statistiche ufficiali confermano come più di 16 milioni di pensionati dipendano ogni mese dall’efficienza dell’INPS nella liquidazione degli assegni.
Un elemento di rilievo per il 2026 è rappresentato dall’introduzione di un incremento provvisorio delle pensioni pari all’1,4%, studiato per adeguare il potere d’acquisto degli assegni previdenziali all’inflazione registrata nel periodo precedente. In particolare, le pensioni minime raggiungono ora la soglia dei 611,85 euro mensili.
L’accertamento dei tempi reali di erogazione della prima mensilità della pensione restituisce un panorama complesso. Secondo quanto riportato dal Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza, l’80% delle nuove posizioni viene liquidato entro 30 giorni dalla domanda. Questo successo è il risultato di massicci investimenti tecnologici e processi di automazione messi in campo dall’INPS negli ultimi anni.
Tuttavia, resta circa il 20% di pratiche che richiedono lavorazioni manuali più lunghe. Il peso di queste procedure non automatizzate ricade soprattutto su chi proviene da gestioni confluite (ex Enpals, ex Inpgi, ex Inpdap), casi di ricostruzione complessa della posizione contributiva o pratiche che richiedono comunicazioni con enti terzi, come le Casse professionali. Le cosiddette "pensioni in cumulo", che dipendono dall’interazione tra INPS e Casse private, hanno tempi medi di attesa di oltre sei mesi.
Tra gli altri elementi che allungano l’attesa figurano:
L’annualità corrente segna alcune variazioni rilevanti sui pagamenti degli assegni INPS, anche in virtù dell’adeguamento ISTAT e dell’allineamento dei requisiti previdenziali alla crescita della speranza di vita. Dal 2026 le pensioni minime aumentano a 611,85 euro, con un incremento provvisorio del 1,4% sull’importo lordo, in attesa di rivalutazioni definitive dopo la verifica dell’inflazione effettiva.
Il calendario dei pagamenti presenta alcune differenze in base alla modalità di accredito. Le banche e Poste Italiane effettuano i versamenti il primo giorno bancabile del mese, con alcune eccezioni per festività e ricorrenze particolari:
| Mese | Data pagamento Poste | Data pagamento Banche |
| Gennaio 2026 | 3 gennaio | 5 gennaio |
| Febbraio 2026 | 2 febbraio | 2 febbraio |
Attenzione va posta alle regole sul pagamento in contanti: per importi superiori a 1.000 euro è obbligatorio comunicare all’INPS le coordinate bancarie o postali aggiornate per la corretta erogazione delle somme.
Un’altra novità riguarda i conguagli e le variazioni fiscali: a febbraio vengono normalmente applicati eventuali trattenute IRPEF e rimborsi, con una possibile riduzione delle somme nette percepite rispetto all’importo lordo. Le rivalutazioni ISTAT portano anche al pagamento di arretrati direttamente nei primi mesi dell’anno.
Infine, va ricordato il progressivo adeguamento dei requisiti anagrafici e di contribuzione per accedere alla pensione: