Quanto guadagna un giovane tra i 18 e i 25 anni in Italia rispetto all'estero? Dati, differenze regionali e internazionali, il potere d'acquisto, i settori lavorativi più rappresentativi e le tutele economiche.
L'età compresa tra i 30 e i 40 anni rappresenta un momento chiave nella crescita professionale ed economica di una persona. In questa fase molti individui hanno completato il percorso di formazione, costruiscono una carriera e talvolta affrontano spese, tra cui casa, famiglia e figli. L'analisi delle retribuzioni per questa fascia d'età offre un quadro essenziale per comprendere lo stato sociale, le differenze geografiche e l'impatto delle politiche economiche.
In un contesto sempre più globalizzato, il confronto tra i redditi medi in Italia e all'estero riveste un ruolo centrale, in particolare per comprendere la mobilità dei giovani professionisti e il fenomeno della fuga dei talenti. L'attenzione si estende anche alla valutazione del potere d'acquisto, considerando inflazione, costo della vita e la presenza di supporti pubblici e privati.
Recenti dati ufficiali tracciano un reddito netto medio percepito in Italia attorno ai 37.511 euro annui per famiglia (circa 3.125 euro mensili), ma la realtà concreta delle persone tra i 30 e i 40 anni presenta notevoli disomogeneità. La metà dei nuclei si colloca sotto la soglia mediana di 30.039 euro lordi annui (2.503 euro al mese). Le coppie con figli in questa fascia d'età registrano redditi medi più elevati, ma anche maggiori responsabilità e bisogni di spesa.
Le differenze territoriali sono accentuate: le famiglie del Nord Est raggiungono una mediana di 34.772 euro, seguite dal Nord Ovest (inferiore del 5%). Nel Centro la cifra si riduce di -8% rispetto al Nord Est e nel Mezzogiorno arriva a -28%. L'impatto dell'inflazione negli ultimi due anni ha ulteriormente eroso il potere d'acquisto, con una perdita reale dei redditi familiari pari a -1,6% soltanto nel 2023, con punte di -4,6% nel Nord Est e -2,7% al Centro. Nel Sud la flessione è contenuta, ma parte da valori molto più bassi.
Analizzando la tipologia familiare, emerge che le coppie con due percettori di reddito ottengono valori più alti, mentre i monogenitori e le famiglie monoreddito vivono criticità accentuate. Le famiglie con almeno uno straniero hanno redditi inferiori di 5.400 euro rispetto a quelle composte solo da italiani, mentre tra i lavoratori autonomi si osserva una contrazione di reddito del -17,5% rispetto al 2007. L'effetto combinato di crescita nominale e inflazione ha reso, in termini reali, il tenore di vita più fragile in molte regioni e categorie sociali.
L'analisi dei divari sociali e del rischio povertà tra i giovani adulti mostra una crescente polarizzazione. Nel 2024 il 23,1% della popolazione italiana è considerata a rischio di povertà o esclusione sociale, parametro che colpisce in modo particolare chi vive da solo sotto i 35 anni (15,9%), le famiglie numerose e i monogenitori.
Il gap tra le famiglie più abbienti e quelle meno ricche è aumentato: il 20% più ricco riceve un reddito annuo 5,5 volte superiore rispetto al 20% meno abbiente. La percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale o sociale si attesta al 4,6%. Le principali criticità emergono nelle famiglie numerose e monogenitoriali, nel Mezzogiorno e tra i nuclei stranieri, ma anche tra i giovani precari e chi non accede a un lavoro stabile.
Per la fascia 30-40 anni, il rischio di povertà si lega spesso al lavoro discontinuo, alla mancata crescita salariale, all'assenza di una rete familiare solida e all'aumento dei costi di vita. La precarizzazione del lavoro espone i giovani adulti a maggior vulnerabilità economica proprio nella fase in cui sarebbe più necessario stabilità e progettualità.
Il potere d'acquisto di chi ha tra i 30 e i 40 anni in Italia è fortemente influenzato dall'insieme delle spese obbligate e dalle criticità del mercato immobiliare, con profonde differenze territoriali. Il costo degli affitti, delle utenze e dei beni essenziali si mantiene su livelli rilevanti nelle principali aree urbane e in alcune aree del nord Italia.
Le principali voci di spesa per questa fascia d'età includono:
Il risultato è che il tenore di vita reale di molti giovani italiani tra i 30 e i 40 anni rimane sotto pressione, soprattutto se paragonato alle medie dell'Europa centro-settentrionale. I benefit aziendali più diffusi (welfare, premi, buoni pasto) tendono a non bastare per colmare il gap tra reddito e spese effettive.
I dati OCSE mostrano ampie divergenze retributive. Tra le figure chiave si osserva che:
I benefit salariali in molti Stati UE superano la mera retribuzione. Nel Nord Europa (Danimarca, Svezia, Paesi Bassi), le politiche di welfare aziendale includono:
Nei contratti pubblici e privati di molti Paesi OCSE, in particolare nei settori sanitario, tecnologico e industriale, l'orario di lavoro regolamentato e la trasparenza dei percorsi di carriera offrono un ambiente più attrattivo agli under 40. Anche le politiche per la formazione continua rappresentano un vantaggio determinante per i giovani ad elevata specializzazione.
La Svizzera si distingue come uno degli Stati europei con le retribuzioni più alte, anche nelle categorie artigianali e della ristorazione. Un pizzaiolo qualificato, anche con esperienza limitata ma comprovata, può ambire a stipendi lordi mensili tra 3.200 e 4.500 franchi, pari a 3.100-4.400 euro.
Questa forbice è influenzata da:
Il potere d'acquisto effettivo dei giovani lavoratori italiani che espatriano, specialmente tra i 30 e i 40 anni, risulta comunque spesso superiore. La domanda di pizzaioli, cuochi e altre figure italiane garantisce ancora buone opportunità per chi intende trasferirsi o maturare esperienza all'estero.
Il sostegno economico ai giovani tra i 30 e 40 anni si esprime attraverso una serie articolata di bonus, detrazioni e agevolazioni, soprattutto nel quadro italiano:
Bonus e incentivi giocano un ruolo sempre più rilevante per contenere l'impatto dell'inflazione sul tenore di vita dei giovani adulti e ridurre la distanza tra redditi medi e aspettative di benessere.