Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Quanto guadagna in media un 30-40enne in Italia e all'estero attualmente

di Marcello Tansini pubblicato il
30-40enne in Italia

Quanto guadagna un giovane tra i 18 e i 25 anni in Italia rispetto all'estero? Dati, differenze regionali e internazionali, il potere d'acquisto, i settori lavorativi più rappresentativi e le tutele economiche.

L'età compresa tra i 30 e i 40 anni rappresenta un momento chiave nella crescita professionale ed economica di una persona. In questa fase molti individui hanno completato il percorso di formazione, costruiscono una carriera e talvolta affrontano spese, tra cui casa, famiglia e figli. L'analisi delle retribuzioni per questa fascia d'età offre un quadro essenziale per comprendere lo stato sociale, le differenze geografiche e l'impatto delle politiche economiche.

In un contesto sempre più globalizzato, il confronto tra i redditi medi in Italia e all'estero riveste un ruolo centrale, in particolare per comprendere la mobilità dei giovani professionisti e il fenomeno della fuga dei talenti. L'attenzione si estende anche alla valutazione del potere d'acquisto, considerando inflazione, costo della vita e la presenza di supporti pubblici e privati.

Reddito medio di un 30-40enne in Italia

Recenti dati ufficiali tracciano un reddito netto medio percepito in Italia attorno ai 37.511 euro annui per famiglia (circa 3.125 euro mensili), ma la realtà concreta delle persone tra i 30 e i 40 anni presenta notevoli disomogeneità. La metà dei nuclei si colloca sotto la soglia mediana di 30.039 euro lordi annui (2.503 euro al mese). Le coppie con figli in questa fascia d'età registrano redditi medi più elevati, ma anche maggiori responsabilità e bisogni di spesa.

Le differenze territoriali sono accentuate: le famiglie del Nord Est raggiungono una mediana di 34.772 euro, seguite dal Nord Ovest (inferiore del 5%). Nel Centro la cifra si riduce di -8% rispetto al Nord Est e nel Mezzogiorno arriva a -28%. L'impatto dell'inflazione negli ultimi due anni ha ulteriormente eroso il potere d'acquisto, con una perdita reale dei redditi familiari pari a -1,6% soltanto nel 2023, con punte di -4,6% nel Nord Est e -2,7% al Centro. Nel Sud la flessione è contenuta, ma parte da valori molto più bassi.

Analizzando la tipologia familiare, emerge che le coppie con due percettori di reddito ottengono valori più alti, mentre i monogenitori e le famiglie monoreddito vivono criticità accentuate. Le famiglie con almeno uno straniero hanno redditi inferiori di 5.400 euro rispetto a quelle composte solo da italiani, mentre tra i lavoratori autonomi si osserva una contrazione di reddito del -17,5% rispetto al 2007. L'effetto combinato di crescita nominale e inflazione ha reso, in termini reali, il tenore di vita più fragile in molte regioni e categorie sociali.

Gap tra classi sociali e rischio di povertà nelle fasce d'età 30-40 anni

L'analisi dei divari sociali e del rischio povertà tra i giovani adulti mostra una crescente polarizzazione. Nel 2024 il 23,1% della popolazione italiana è considerata a rischio di povertà o esclusione sociale, parametro che colpisce in modo particolare chi vive da solo sotto i 35 anni (15,9%), le famiglie numerose e i monogenitori.

Il gap tra le famiglie più abbienti e quelle meno ricche è aumentato: il 20% più ricco riceve un reddito annuo 5,5 volte superiore rispetto al 20% meno abbiente. La percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale o sociale si attesta al 4,6%. Le principali criticità emergono nelle famiglie numerose e monogenitoriali, nel Mezzogiorno e tra i nuclei stranieri, ma anche tra i giovani precari e chi non accede a un lavoro stabile.

Per la fascia 30-40 anni, il rischio di povertà si lega spesso al lavoro discontinuo, alla mancata crescita salariale, all'assenza di una rete familiare solida e all'aumento dei costi di vita. La precarizzazione del lavoro espone i giovani adulti a maggior vulnerabilità economica proprio nella fase in cui sarebbe più necessario stabilità e progettualità.

Il costo della vita e il potere d'acquisto dei giovani adulti

Il potere d'acquisto di chi ha tra i 30 e i 40 anni in Italia è fortemente influenzato dall'insieme delle spese obbligate e dalle criticità del mercato immobiliare, con profonde differenze territoriali. Il costo degli affitti, delle utenze e dei beni essenziali si mantiene su livelli rilevanti nelle principali aree urbane e in alcune aree del nord Italia.

Le principali voci di spesa per questa fascia d'età includono:

  • Affitto o mutuo della casa
  • Spese per figli e cura familiare
  • Costi di trasporto e mobilità
  • Beni alimentari e utenze
  • Assicurazioni e spese sanitarie (spesso in crescita, a fronte di un sistema pubblico in affanno soprattutto nel Sud)
La pressione inflattiva degli ultimi anni ha accelerato il rincaro di generi alimentari, carburanti, energia e servizi. In alcune città una coppia con figli può trovarsi a spendere oltre il 40% del reddito familiare netto per l'alloggio e i consumi primari. Nelle aree metropolitane, i costi di affitto o mutuo assorbono la gran parte delle entrate, rendendo difficile l'accumulo di risparmio o gli investimenti nel medio termine.

Il risultato è che il tenore di vita reale di molti giovani italiani tra i 30 e i 40 anni rimane sotto pressione, soprattutto se paragonato alle medie dell'Europa centro-settentrionale. I benefit aziendali più diffusi (welfare, premi, buoni pasto) tendono a non bastare per colmare il gap tra reddito e spese effettive.

Confronto internazionale: quanto guadagna un 30-40enne

I dati OCSE mostrano ampie divergenze retributive. Tra le figure chiave si osserva che:

  • Un medico specialista in Italia guadagna in media 142.000 USD PPP (leggermente sopra la media OCSE, ma distante dai 228.000 USD dei Paesi Bassi o dai valori di Germania e Irlanda)
  • Un infermiere italiano si attesta a 48.000 USD PPP, ben sotto la media OCSE (61.000 USD) e lontano dai 72-82.000 USD dei paesi nordici e Paesi Bassi
  • Pizzaioli e professioni del food: in Italia le retribuzioni variano molto (tra i 1.200 e i 1.500 euro netti mensili). In Svizzera, invece, le offerte concrete per pizzaioli esperti, anche giovani, si aggirano tra i 3.200 e oltre i 4.500 franchi svizzeri lordi al mese (circa 3.100-4.400 euro). In media annuale il salario lordo supera spesso i 43.000 CHF
Nell'industria e nei servizi qualificati, spesso la maggiore competitività dei sistemi nordeuropei e anglosassoni attrae giovani italiani, grazie a livelli stipendiali superiori e benefit aggiuntivi. La carenza strutturale di progressioni di carriera in Italia pesa sulle prospettive di crescita per la fascia anagrafica considerata.

Redditi, benefit e condizioni lavorative per i giovani in altri Paesi europei

I benefit salariali in molti Stati UE superano la mera retribuzione. Nel Nord Europa (Danimarca, Svezia, Paesi Bassi), le politiche di welfare aziendale includono:

  • Assicurazione sanitaria privata o integrativa
  • Permessi parentali estesi e flessibilità lavorativa
  • Bonus produttività e incentivi all'aggiornamento professionale
  • Piani pensionistici integrativi (spesso automatici)
Nel Regno Unito, in Germania e in Francia i giovani notano migliori prospettive di carriera e mobilità professionale rispetto all'Italia, grazie a una maggiore attenzione agli avanzamenti basati su competenze e risultati.

Nei contratti pubblici e privati di molti Paesi OCSE, in particolare nei settori sanitario, tecnologico e industriale, l'orario di lavoro regolamentato e la trasparenza dei percorsi di carriera offrono un ambiente più attrattivo agli under 40. Anche le politiche per la formazione continua rappresentano un vantaggio determinante per i giovani ad elevata specializzazione.

La Svizzera si distingue come uno degli Stati europei con le retribuzioni più alte, anche nelle categorie artigianali e della ristorazione. Un pizzaiolo qualificato, anche con esperienza limitata ma comprovata, può ambire a stipendi lordi mensili tra 3.200 e 4.500 franchi, pari a 3.100-4.400 euro.

Questa forbice è influenzata da:

  • Tipologia di azienda (catene/gruppi, hotel di pregio, piccole realtà locali)
  • Capacità linguistiche e adattamento in team internazionali
  • Bonus e benefit come vitto/alloggio, spesso inclusi nei grandi gruppi
Anche altre categorie con profilo analogo (cuochi, barman, addetti sala) vedono retribuzioni svizzere più che doppie rispetto a quelle offerte in Italia. Tuttavia, il costo della vita elevato, in particolare per l'alloggio e i servizi nelle città svizzere, implica che solo porzioni di spesa realmente residue si riescano a risparmiare facilmente.

Il potere d'acquisto effettivo dei giovani lavoratori italiani che espatriano, specialmente tra i 30 e i 40 anni, risulta comunque spesso superiore. La domanda di pizzaioli, cuochi e altre figure italiane garantisce ancora buone opportunità per chi intende trasferirsi o maturare esperienza all'estero.

Il ruolo dei bonus, incentivi e misure a sostegno dei giovani in Italia e all'estero

Il sostegno economico ai giovani tra i 30 e 40 anni si esprime attraverso una serie articolata di bonus, detrazioni e agevolazioni, soprattutto nel quadro italiano:

  • Bonus casa under 36 (mutui agevolati e garanzie fino all'80%)
  • Assegno unico universale per i figli, con importi che variano a seconda dell'ISEE
  • Detrazioni fiscali per affitti e spese di istruzione
  • Carte di merito e cultura, bonus patente per autotrasporto
  • Incentivi all'autoimpiego o start-up (contributi a fondo perduto fino a 200.000 euro nel Mezzogiorno e 60% nel Centro Nord)
  • Bonus e voucher per famiglie numerose e figli a carico
In Europa, molte misure a favore dei giovani adulti sono strutturali: credito d'imposta, assegni di sostegno ai figli, detassazione degli utili da formazione, borse di studio e voucher per l'accesso al lavoro. In alcune realtà (come paesi nordici), i benefit aziendali svolgono la funzione di integrazione previdenziale e sono direttamente collegati alla produttività e alla partecipazione societaria.

Bonus e incentivi giocano un ruolo sempre più rilevante per contenere l'impatto dell'inflazione sul tenore di vita dei giovani adulti e ridurre la distanza tra redditi medi e aspettative di benessere.



Leggi anche