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Stufe pellet: nuove regole e limiti Ue per il 2026-2027 con nuova direttiva allo studio

di Marcello Tansini pubblicato il
Nuova direttiva allo studio

L'Unione Europea sta preparando nuove regole per le stufe a pellet, destinate a entrare in vigore nel 2026-2027. Cosa cambia con la direttiva Ecodesign, l'impatto su consumatori, incentivi.

Se fino a oggi le stufe a pellet sono state associate a risparmio energetico ed impatto ambientale moderato, il contesto normativo europeo sta vivendo una fase di trasformazione. L'Unione Europea, già attenta a regolamentare stufe a legna e caminetti domestici nell'ottica della decarbonizzazione, sta ora focalizzando l'attenzione anche sulle stufe a pellet. Le ragioni sono riconducibili sia all'espansione capillare di queste tecnologie, sia alla necessità di incrementare standard di efficienza e sostenibilità ambientale.

Nel corso del 2026-2027 è prevista l'introduzione di nuovi requisiti che interesseranno il settore, portando con sé potenziali cambiamenti nelle strategie di acquisto e utilizzo. Queste norme, legate alla Direttiva Ecodesign in fase di studio presso la Commissione Europea, mirano a ridurre le emissioni non solo di anidride carbonica, ma anche di altre sostanze inquinanti, con particolare attenzione alle polveri sottili (PM10 e PM2,5) e al monossido di carbonio. Sarà quindi necessario valutare le implicazioni di queste evoluzioni normative sulle abitudini e sulle spese dei consumatori, nonché sui requisiti tecnici richiesti agli impianti.

Cos'è una stufa a pellet e perché è considerata ecologica

La stufa a pellet è un dispositivo di riscaldamento domestico concepito per garantire efficienza, facilità d'uso e sostenibilità. Il sistema sfrutta come combustibile il pellet, ovvero piccoli cilindri ottenuti dalla compressione di scarti di legno essiccati, senza aggiunta di collanti o sostanze chimiche. Questa caratteristica rende il pellet sia una fonte rinnovabile sia una soluzione rispettosa dell'ambiente, in quanto ottimizza il riutilizzo di materiali altrimenti destinati allo smaltimento.

Durante il funzionamento, la stufa impiega una centralina elettronica che regola la quantità di pellet, aria e temperatura, garantendo combustione pulita ed efficienza energetica elevata. Il calore generato viene diffuso tramite ventole, mentre i fumi vengono espulsi all'esterno attraverso una canna fumaria, riducendo al minimo la dispersione interna di residui. Il processo limita la produzione di cenere rispetto alle tradizionali stufe a legna.

A livello ambientale, le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione del pellet risultano simili a quelle prodotte dalla legna, mantenendo un bilancio carbon neutral. Tuttavia, il vantaggio va oltre la sola riduzione di anidride carbonica: la tecnologia di combustione di questi impianti consente anche una diminuzione di altri inquinanti atmosferici. Tali qualità, unite ad una maggiore semplicità nella gestione e a bassi costi di esercizio, hanno consolidato la percezione delle stufe a pellet come una delle opzioni più ecologiche e convenienti per il riscaldamento domestico. È proprio da questi elementi che nasce l'attenzione regolamentare odierna.

Direttiva Ecodesign: obiettivi e nuovi limiti Ue dal 2026-2027

Nel contesto delle strategie europee e delle normative nazionali per la neutralità climatica al 2050, la Direttiva Ecodesign si propone di innalzare i livelli di efficienza e sicurezza degli impianti di riscaldamento. Dopo aver normato caminetti e dispositivi a legna, la Commissione si orienta a potenziare i requisiti anche per le stufe a pellet, in risposta alla loro ampia diffusione negli ultimi anni.

I nuovi limiti, previsti per il periodo 2026-2027, dovrebbero riguardare principalmente:

  • Standard minimi di rendimento energetico ulteriormente innalzati rispetto a quelli attuali
  • Vincoli sulle emissioni di particolato (PM10, PM2,5) e monossido di carbonio
  • Obbligo di controllo e monitoraggio delle emissioni tramite dispositivi tecnologicamente avanzati
Contrariamente a quanto temuto da alcuni utenti, non si parla di un divieto generale dell'utilizzo delle stufe a pellet. L'orientamento è piuttosto quello di favorire il miglioramento qualitativo degli impianti. Il materiale utilizzato - essendo di origine naturale e soggetto a processi di produzione sostenibili - non costituisce il principale oggetto di revisione; l'efficienza strutturale e la limitazione degli inquinanti sono invece al centro della normativa in fase di definizione.

Impatto delle nuove normative sugli impianti esistenti e futuri

Il futuro delle regole comunitarie sul riscaldamento domestico pone numerose domande in merito agli impianti già installati e a quelli che verranno acquistati nel prossimo periodo. I dispositivi già presenti nelle abitazioni potrebbero dover affrontare la necessità di adeguamenti tecnici, soprattutto laddove i nuovi standard prevedano l'introduzione di sistemi di monitoraggio delle emissioni o l'adozione di componenti più efficienti.

Per le stufe a pellet appena installate o in fase di progettazione, sarà fondamentale rispettare i parametri che entreranno in vigore. Questo scenario di transizione comporta:

  • Possibilità di obsolescenza anticipata per alcuni modelli oggi in commercio
  • Impiego di tecnologie orientate alla misurazione e riduzione degli inquinanti
  • Valutazioni più attente al momento dell'acquisto sia da parte di privati che di installatori
In alcune circostanze, le stufe datate potrebbero dover essere integrate con nuovi sistemi di filtraggio o dispositivi elettronici in grado di regolare la combustione in funzione delle prescrizioni normative. Secondo la normativa italiana e europea, già ora la marcatura CE e le attuali certificazioni (secondo D.M. 186/2017) costituiscono prerequisiti per la messa in commercio. La tendenza, tuttavia, sembra quella di rafforzare ulteriormente questi criteri, aumentando la responsabilità dei produttori e degli utenti finali nella tutela ambientale. L'adeguamento potrebbe richiedere interventi economici da non sottovalutare, tuttavia è previsto un periodo di transizione e possibili incentivi per sostenere coloro che, loro malgrado, dovranno adattarsi al nuovo quadro regolatorio.

Rischi, adeguamenti e incentivi

Dal punto di vista del consumatore, le nuove regole europee sulle stufe a pellet pongono interrogativi su costi futuri, opportunità e rischi. In prima battuta, acquistare oggi una nuova stufa può comportare il rischio che tale impianto debba essere aggiornato già entro pochi anni, a causa di standard più stringenti. Gli adeguamenti tecnici non saranno leggeri: installazione di sistemi di automonitoraggio, filtri antiparticolato o upgrade di componenti elettroniche potranno richiedere investimenti aggiuntivi.

Tuttavia, in linea con le politiche europee e nazionali, sono in via di definizione incentivi e detrazioni fiscali, mirati a favorire la sostituzione di impianti obsoleti o a basso rendimento con dispositivi più efficienti e ospitali alle nuove direttive ambientali. Per chiarire l'impatto economico complessivo, si può scomporre la situazione nei seguenti punti:

  • Spese per l'adeguamento di impianti esistenti qualora le nuove normative diventino retroattive
  • Potenziale svalutazione di dispositivi non conformi che diventino rapidamente fuori norma
  • Risparmio a lungo termine su consumi ed emissioni con l'acquisto di tecnologie più recenti
  • Accesso a bonus statali e regionali per sostenere l'innovazione e la tutela ambientale
É dunque plausibile prevedere un periodo di incertezza dal punto di vista delle scelte di acquisto e delle spese per la manutenzione, ma anche un progressivo avvicinamento verso un mercato in cui soluzioni avanzate saranno sempre più valorizzate grazie a un quadro di incentivi mirato.

Bonus, detrazioni fiscali e incentivi regionali

Il sistema di agevolazioni fiscali e incentivi pubblici in Italia offre diversi supporti a chi sceglie di installare o sostituire una stufa a pellet con modelli più efficienti. Le principali misure operative nel 2025 comprendono:

  • Bonus Ristrutturazioni: detrazione fiscale fino al 50% delle spese sostenute
  • Ecobonus: detrazione dal 36% al 50% per interventi mirati al miglioramento energetico
  • Bonus Mobili: detrazione sulle spese dedicate a mobili e stufe, fino a 5.000 euro
  • Conto Termico: contributo diretto per la sostituzione di impianti meno efficienti
A questi strumenti nazionali si affiancano incentivi erogati da amministrazioni regionali, che spesso coprono spese anche in misura superiore rispetto ai meccanismi statali. Le regioni con le iniziative più attive sono Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Umbria e la Provincia Autonoma di Bolzano, con contributi una tantum che in alcuni casi toccano l'80% della spesa ammissibile per apparecchi certificati 4 o 5 stelle.

Per accedere agli incentivi, le condizioni principali includono:

  • Certificazione ambientale e rendimento minimo dell'85%
  • Installazione da parte di tecnici abilitati e registrazione nel libretto di impianto
  • Documentazione fiscale tracciabile e, dove richiesto, dichiarazione di conformità
Per i dettagli aggiornati, è consigliato consultare i regolamenti regionali e la guida dell'Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL), in quanto le norme possono variare anche a livello territoriale.


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