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Riscattare gli anni di università ai fini pensionistici non serve a nulla

Quella di riscattare gli anni universitari mi è sempre sembrata un’ottima idea, considerato che ormai si entra nel mondo del lavoro sensibilmente più tardi rispetto a qualche decennio fa


Quella di riscattare gli anni universitari mi è sempre sembrata un’ottima idea, considerato che ormai si entra nel mondo del lavoro sensibilmente più tardi rispetto a qualche decennio fa (e quindi se ne uscirà più tardi, verosimilmente): pensavo di fare un investimento per aumentare o velocizzare la pensione.

Non ero mai passato ai fatti, un pò per pigrizia, un pò perché mi avevano detto che l’operazione aveva un certo costo.

Ormai però non esistono più dubbi, almeno per i più giovani: tutti coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre del 1995 saranno assoggettati al sistema contributivo, introdotto dalla riforma Maroni, con il quale, al fine del raggiungimento dei 40 anni di contributi gli anni di studio riscattati risulterebbero inutili.

Esistono ancora dubbi invece nel caso dei 35 anni di contributi accompagnati dai 60-62 anni, che con il sistema retributivo permettono di andare in pensione. Se in materia il Ministero del Welfare non si è ancora pronunciato, questa è però una casistica potrà essere applicata a molti dei giovani d’oggi, usciti dall’Università ormai trentenni; ma, visto il trend, temo che nel 2030 (anno in cui entrerà in pieno regime il sistema contributivo) i requisiti per la pensione d’anzianità potrebbero essere ancor più rigidi di quelli di oggi.




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Autore: Marcello Tansini
Fonte: http://www.soldiblog.it/
pubblicato il 01/09/2006 alle ore 00:00