Negli ultimi tre anni la Pubblica Amministrazione italiana ha vissuto profondi cambiamenti tra nuovi assunti, ricambio generazionale, aumento dei laureati e digitalizzazione
Negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione italiana è stata protagonista di una trasformazione senza precedenti, stimolata da processi di reclutamento accelerati, riforme normative e innovazioni organizzative. Questa mutazione, fotografata meticolosamente dall’Annuale Report di Fpa, racconta di una macchina pubblica in pieno rinnovamento sotto il profilo dell’organico, delle competenze e delle sfide affrontate. Un ricambio quasi generazionale si accompagna a una richiesta crescente di professionalità e nuove abilità, mentre i dati sulle assunzioni e sulle candidature ai concorsi mettono in evidenza un settore in fermento.
Dal 2023 al 2025 la Pubblica Amministrazione italiana ha integrato oltre 614mila nuovi dipendenti. Questo dato segna il più imponente ingresso di personale degli ultimi decenni, a testimonianza di una fase espansiva sostenuta sia dai pensionamenti, che dall’eliminazione progressiva delle restrizioni sulle assunzioni e soprattutto dall’efficacia della nuova normativa sui concorsi. I tempi di selezione si sono, infatti, ridotti drasticamente: il calendario medio è passato dai due anni delle procedure precedenti a soli quattro mesi, rendendo l’accesso alle carriere pubbliche più diretto e appetibile per le nuove generazioni.
La mobilitazione attuata negli uffici pubblici è evidenziata anche dai numeri delle candidature: nei primi giorni del 2026, 410mila aspiranti, provenienti da tutto il Paese, hanno inviato domanda per concorrere a soli 10mila posti banditi dalle amministrazioni, dimostrando una rinnovata attrattività del lavoro nel settore statale.
Nel corso del solo 2025, inoltre, quasi 20mila procedure concorsuali hanno messo a disposizione 204mila posti, un record che evidenzia come i processi di selezione si siano fatti più efficienti e inclusivi.
Il grafico seguente sintetizza le principali cifre del periodo più recente:
| Periodo | Nuovi assunti | Candidature ai concorsi |
| 2023-2025 | 614.000 | - |
| Inizio 2026 | - | 410.000 |
| 2025 | 204.000 (posti a bando) | ~410.000 (parziale) |
Nonostante questo tasso di crescita senza precedenti, la consistenza totale degli organici (ora oltre 3,4 milioni di lavoratori) rappresenta in parte un recupero delle carenze generate negli anni precedenti da un lungo blocco del turn over. Proprio l’indice di sostituzione del personale, vicino al 20% negli ultimi 3 anni e previsto in crescita, rappresenta uno dei segnali più chiari di questa nuova stagione della PA.
Uno degli aspetti più evidenti di questo processo di trasformazione dei dipendenti della Pubblica Amministrazione è il ricambio generazionale. L’età media del dipendente pubblico è diminuita di oltre tre anni, attestandosi intorno ai 48,9, grazie soprattutto all’arrivo massiccio di personale nella fascia 30-39 anni (+36% in dodici mesi). Questo fenomeno non solo favorisce un ambiente lavorativo più dinamico, ma impone nuove modalità gestionali e di trasmissione delle competenze all’interno delle amministrazioni.
Nonostante il ricambio in atto, oltre la metà degli addetti resta composta da ultracinquantenni, di cui più di 100mila hanno superato i 64 anni e oltre 170mila possono vantare più di 35 anni di anzianità. Questa situazione pone la sfida della continuità amministrativa e della necessità di valorizzare la trasmissione del know how tra generazioni diverse, mentre il tasso di ricambio (pari a 1,37 nel 2023, ossia più entrate che uscite) rimane superiore a quello degli anni precedenti.
La pressione maggiore per un rinnovamento si registra all’interno dei comparti Sanità e Istruzione, che insieme rappresentano circa il 60% dell’organico. La crescente presenza di donne, pari al 60% dei neoassunti negli ultimi tre anni, introduce inoltre elementi di diversità e inclusione destinati a ridefinire le future politiche di gestione delle risorse umane nella pubblica amministrazione.
Oltre al ringiovanimento, nella P.A. la qualificazione del personale rappresenta uno degli aspetti più dirompenti degli ultimi anni. Nel 2023, per la prima volta, più della metà dei dipendenti pubblici è laureata, segnando un cambio di paradigma rispetto al passato e portando la quota di personale con titolo universitario al 56%. Negli ultimi due anni la crescita dei laureati di primo livello ha raggiunto il 51%, mentre quella dei laureati magistrali il 16%.
L’impatto si riflette anche nella formazione interna: nel solo 2023 sono state erogate quasi 4,1 milioni di giornate formative, più che raddoppiate rispetto a due anni prima (1,97 giornate per dipendente contro meno di una nel 2021). Il rafforzamento della formazione continua mostra una crescente attenzione da parte delle amministrazioni all’aggiornamento e all’innovazione, essenziali per seguire il ritmo delle trasformazioni digitali e normative.
Questi dati indicano una transizione verso una PA più preparata, attenta al merito e capace di utilizzare la propria forza lavoro quale leva strategica per il successo delle politiche pubbliche.
L’accelerazione digitale è tra i temi più rilevanti dell’ultimo triennio per la pubblica amministrazione. Oltre 23mila enti sono coinvolti in più di 81mila progetti attivi sulla piattaforma PA Digitale 2026, con risorse pari a 2,8 miliardi di euro assegnate e 1,6 miliardi già erogati. Gli interventi hanno abbracciato aree che vanno dal cloud alle identità digitali (SPID, Carta d’Identità Elettronica), dai servizi unificati su app IO, fino alla Piattaforma nazionale digitale dati, semplificando e innovando l’accesso ai servizi e il rapporto cittadini-istituzioni.
Questa straordinaria accelerazione, però, ha coinvolto la pubblica amministrazione anche in nuove sfide legate alla sicurezza informatica: secondo i dati Fpa, gli attacchi cyber sono aumentati del 140% su base annua, con 280 incidenti solo nel primo semestre e una quota del 26,3% di tutti i casi registrati a livello europeo. Anche l’intelligenza artificiale ha iniziato a trovare spazi di applicazione, con oltre 120 progetti attivi nelle amministrazioni centrali.
L’adozione di queste tecnologie, insieme a una necessaria rivisitazione dei processi, impone un consolidamento delle competenze digitali e della cultura della prevenzione per affrontare minacce sempre più sofisticate e mantenere standard elevati di qualità e sicurezza dei dati pubblici.
Nonostante il rinnovamento, il settore pubblico nazionale si conferma tra i meno popolosi tra le principali economie europee. In Italia si contano 5,6 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti, rispetto agli 8,5 del Regno Unito, agli 8,3 della Francia, ai 7,4 della Spagna e ai 6,3 della Germania. La spesa per il personale si attesta a 187 miliardi di euro (dati 2024), ben al di sotto di quella sostenuta da Francia, Germania e Regno Unito, e la spesa pro-capite per lavoratore è una delle più basse in Europa.
Tabella di confronto tra i principali Paesi UE per 2024:
| Paese | Dipendenti PA ogni 100 abitanti | Spesa totale (mld euro) |
| Italia | 5,6 | 187 |
| Francia | 8,3 | 351 |
| Regno Unito | 8,5 | 300 |
| Germania | 6,3 | 328 |
| Spagna | 7,4 | 162 |
L’organico della Pubblica Amministrazione italiana rimane dunque distante dagli standard europei, sia in termini numerici che per quanto riguarda la spesa media per dipendente (3.126 euro contro i 5.085 della Francia). Questo scenario impone nuove riflessioni sulla sostenibilità delle politiche di rafforzamento del personale pubblico e sull’efficacia delle strategie adottate finora.
L’analisi delle retribuzioni mostra una crescita media del 16% nell’ultimo decennio, con un salario lordo annuale pari a 39.890 euro nel settore pubblico, ma comunque inferiore all’aumento dell’indice medio dei prezzi al consumo (+19%). Il valore resta più basso rispetto a molte economie avanzate, specialmente se si considera la spesa complessiva per il lavoro pubblico in rapporto al PIL nazionale.
Sul fronte dell’occupazione femminile, la partecipazione delle donne nel comparto pubblico ha raggiunto livelli significativi: quasi il 60% dell’organico complessivo, con una presenza dominante soprattutto nei settori dell’istruzione e della sanità. Tuttavia, permane un divario nelle posizioni di vertice: solo il 4,9% delle lavoratrici arriva a ricoprire ruoli direttivi, contro il 7,4% degli uomini.
Le nuove criticità riguardano soprattutto la capacità di attrarre personale qualificato negli enti locali, dove permangono rinunce da parte dei vincitori di concorso e difficoltà a trattenere competenze specializzate. Si registra inoltre una presenza ancora elevata di personale prossimo alla pensione, che obbliga la macchina pubblica ad investire ulteriormente su formazione, aggiornamento e processi di ricambio ottimizzati.