Marco, impiegato travolto da debiti per 197mila euro, affronta un difficile percorso personale e giudiziario. Grazie alla legge sul sovraindebitamento e all'intervento del Tribunale, trova una via di riscatto e speranza
L’odissea vissuta da Marco, impiegato romano e padre di due figli, rappresenta una delle molteplici realtà di sovraindebitamento che in questi anni stanno emergendo nella società italiana. Il suo caso diventa rilevante perché mostra chiaramente come la normativa pensata per i cittadini in difficoltà, e rafforzata dalle più recenti riforme, possa intervenire efficacemente quando il debito diventa una vera e propria prigione. La legge nota comunemente come “Salva Suicidi”, formalizzata con la legge 3/2012 e successivamente integrata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, trova nella storia di Marco una delle sue applicazioni più emblematiche.
Un debito fiscale, derivante da una mancata gestione corretta di una passata Partita IVA e da errori commessi durante le dichiarazioni, si era accumulato fino a una cifra prossima ai 200 mila euro. Un peso che non è il risultato di scelte di vita irresponsabili ma della combinazione di errori tecnici, mancata assistenza e una burocrazia difficile da affrontare.
Dietro alle cifre che segnano la vicenda di Marco, 197.260 euro di debito accumulato attraverso imposte, sanzioni e interessi, si cela un percorso umano e lavorativo comune a tanti lavoratori italiani. Marco, dipendente di professione e padre di famiglia, aveva scelto di aprire una Partita IVA in regime forfettario con l’obiettivo di integrare le proprie entrate, come spesso accade a chi cerca di garantire maggiore sicurezza economica ai propri cari.
Il punto di rottura emerge quando, a causa di una gestione fiscale imprecisa e di omissioni attribuibili al commercialista che lo seguiva, il carico contributivo e fiscale reale ha iniziato ad accumularsi senza che Marco ne fosse pienamente consapevole. I debiti non erano immediatamente visibili, ma si sono manifestati solo dopo alcuni anni, complice una burocrazia inflessibile e l’approccio tardivo della macchina accertatrice tributaria. Nel tempo, le somme dovute sono lievitate rapidamente dovendo addizionare le sanzioni e gli interessi fiscali alle imposte originarie.
Quando Marco si è accorto della situazione non si è mai sottratto al tentativo di ricomporre la propria posizione. Ha cercato su più fronti di mettersi in regola con l’Erario, facendo ricorso alle rateizzazioni previste dalla legge per i debiti fiscali. Tuttavia, il contesto post-pandemico, caratterizzato da una riduzione delle opportunità lavorative e da una contrazione delle entrate familiari, ha aggravato ulteriormente l’impossibilità oggettiva di rispettare le scadenze degli accordi presi.
Nel corso degli anni, mentre i debiti si accumulavano, Marco non ha mai potuto contare su patrimoni personali né su immobili di valore. Il suo unico bene era la quota di una Srls dal modesto valore stimato in appena 1.000 euro, ovvero il 20% di una piccola società. Questa situazione è stata attentamente valutata dai professionisti di Legge3.it, che gli hanno consigliato di ricorrere a uno strumento legale che si è rivelato concreto e risolutivo: la liquidazione controllata, prevista dalla normativa sul sovraindebitamento.
La procedura prevede:
Non si tratta di un trattamento di favore, ma di un percorso istituzionale che il legislatore ha pensato per chi, dopo anni di onestà e sacrificio, si ritrova in condizioni di debolezza strutturale senza colpa. La normativa ribadisce infatti la netta distinzione tra chi agisce in mala fede e chi invece ha maturato il sovraindebitamento a causa di eventi accidentali non imputabili alla propria volontà.
L’attenzione mostrata dal Tribunale di Roma al caso di Marco, infine, dimostra che oggi l’applicazione della legge sul sovraindebitamento può essere un vero salvagente sociale e non una semplice forma di assistenzialismo pubblico. Esemplare è stata la sinergia tra competenze giuridiche, tecniche e umane messe in campo per trovare una risposta adeguata a una crisi che stava diventando insostenibile, restituendo a un padre di famiglia la tranquillità e la prospettiva di una vita decorosa.
Il percorso che ha portato Marco all’esdebitazione mostra come la giustizia possa rivalutare il rapporto tra debitore incolpevole e Stato, privilegiando la tutela della persona e dei suoi diritti fondamentali rispetto all’aspettativa integrale dei creditori. La decisione del Tribunale di Roma si fonda su alcuni punti cardine:
I principi di giustizia sociale appaiono in tutta la loro rilevanza: con l’applicazione della liquidazione controllata, si evita la trasformazione del debito in un ergastolo personale e familiare, permettendo la ricostruzione di una dignità economica e relazionale che rischiava di essere definitivamente compromessa. L’interesse pubblico, in tal senso, viene fatto coincidere con quello del singolo quando il recupero totale del credito diventerebbe sproporzionato e, di fatto, inutile.
Le modifiche normative intervenute nel 2025 hanno semplificato e reso più celeri queste procedure, rafforzando le tutele per i lavoratori e le famiglie che subiscono il sovraindebitamento non per scelta. Tali aggiornamenti includono: