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Medici di base non vogliono restuire 31 mln di euro NON dovuti alla Regione Puglia e sono pronti anche a scioperare

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Scontro tra medici di base pugliesi e Regione: la richiesta di restituire 31 mln è al centro di un braccio di ferro che coinvolge normativa, diritti e futuro della sanità. Rischi e tensioni tra sindacati e istituzioni

La recente decisione della Regione Puglia ha scatenato un forte clima di tensione nel settore sanitario territoriale: la richiesta di restituzione di 31 milioni di euro a medici di base e pediatri di libera scelta è divenuta oggetto di forte contestazione sindacale e di acceso dibattito istituzionale. Questi importi, erogati tra il 2016 e il 2024 come quote incrementali del cosiddetto "fondo di ponderazione", secondo quanto affermato dagli uffici regionali, sarebbero stati versati in applicazione non corretta di recenti disposizioni normative e giurisprudenziali.

L’atto ufficiale, emanato con una circolare del Dipartimento Salute proprio nell’ultimo giorno del 2025, ha messo in mora la categoria, aprendo una stagione di agitazione che si prolunga ormai da settimane. Nove sigle sindacali rappresentative, tra cui Fimmg, Smi e Snami, hanno espresso totale dissenso annunciando sia accessi agli atti amministrativi sia la volontà di ricorrere eventualmente alle vie legali, oltre a manifestare la disponibilità a iniziative di protesta e ad una potenziale mobilitazione fino allo sciopero generale.

Lo scontro trova le proprie radici nell’accusa di presunto errore nell’erogazione di compensi che, per la Regione, non sarebbero spettati ai destinatari in base al mutato contesto regolatorio. La vicenda è ora oggetto di confronti tecnici e politici fra le parti, segnando un momento di delicata contrapposizione tra esigenze di giustizia amministrativa e salvaguardia di diritti acquisiti.

Le ragioni dei medici di base: normativa, diritti e confronto con la Regione Puglia

I diversi sindacati del personale medico hanno motivato con forza le loro posizioni contro la richiesta regionale, evidenziando varie criticità di natura normativa e di principio. In primo luogo, viene sottolineato che le norme poste a fondamento della restituzione sono state pensate per i dipendenti della Pubblica Amministrazione e solo in seguito estese ai medici convenzionati, generando così, secondo la categoria, un problema di equità nell’applicazione delle stesse regole tra categorie professionali con differenti rapporti di lavoro. In particolare:

  • La categoria, guidata da Fimmg e Smi, sostiene la necessità di una applicazione omogenea e coerente delle norme, per evitare trattamenti discriminatori o irragionevoli rispetto ad altre figure della PA.
  • Un ulteriore punto riguarda il rispetto dei diritti acquisiti: le somme contestate sono state percepite per anni in seguito a deliberazioni formalmente adottate dagli enti pubblici, e i rappresentanti dei medici sostengono che non possano essere considerate "non dovute" in modo retroattivo senza tener conto dei principi di affidamento e legittimità amministrativa.
  • I sindacati hanno richiesto accesso agli atti per comprendere la reale applicazione delle disposizioni normative a tutti i lavoratori pubblici e per verificare se sia stata seguita una procedura paritaria, paventando la possibilità di ricorsi ai giudici amministrativi (come il TAR) qualora la revoca degli importi dovesse procedere senza dialogo.
  • La dimensione contrattuale si aggiunge alle rivendicazioni: la contestazione si inserisce in un quadro già complesso, caratterizzato dalla richiesta di rinnovo dei tavoli per gli Accordi Integrativi Regionali (AIR), che regolano l’autonomia organizzativa, l'orario di servizio e l’integrazione delle prestazioni sanitarie presso il territorio pugliese.
Nel dialogo con le istituzioni, i medici hanno inoltre dato rilievo a temi come la continuità assistenziale, la gestione dell’urgenza attraverso il 118 e la riorganizzazione del "ruolo unico", ritenendo inaccettabile che una misura di recupero economico possa mettere a rischio l’equilibrio dell’intero sistema assistenziale territoriale.

Il segretario regionale della Fimmg, Antonio De Maria, ha più volte ribadito la priorità del confronto costruttivo per giungere a soluzioni non solo conformi alle norme ma anche rispettose della dignità professionale e della continuità dei servizi ai cittadini. 

Le reazioni istituzionali, i risvolti sindacali e le possibili conseguenze per il sistema sanitario pugliese

Le reazioni alla richiesta della Regione nei confronti dei medici di base sono state diverse e spesso contrastanti, sia sul piano politico sia sociale. Tra i diversi rappresentanti istituzionali, si evidenziano le critiche dei consiglieri regionali di Forza Italia, che hanno accusato la Giunta di aver sospeso ogni canale di dialogo e di aver adottato una linea autoritaria, contraria ai diritti acquisiti e alle buone prassi della concertazione amministrativa.

  • I consiglieri Mazzotta, Dell’Erba, Di Cuia, Lanotte e Minuto hanno denunciato la mancanza di obbligo giuridico, sottolineando come in altre regioni sia stata mantenuta una linea diversa e che simili somme non siano state richieste indietro.
  • L’opposizione ha pertanto richiesto una immediata audizione nelle competenti Commissioni per sollecitare una revisione della posizione dell’Amministrazione.
In parallelo, sul fronte sindacale, pur registrandosi alcuni segnali distensivi a seguito dell’apertura ai tavoli tecnici da parte dell’assessore Pentassuglia, gran parte delle sigle ha confermato la persistenza dello stato di agitazione. Il sindacato Smi ha inoltre affidato ai suoi legali la gestione del contenzioso, invitando la magistratura a pronunciarsi sulla liceità della richiesta di restituzione.

Rilevante anche il rischio di effetti sistemici: un eventuale sciopero dei medici di famiglia potrebbe generare importanti ricadute sull’assistenza territoriale, aggravando la già critica situazione delle liste d’attesa e della copertura nei servizi di 118 e pronto soccorso. Le sigle sindacali hanno espresso forte preoccupazione per la possibile compromissione della risposta sanitaria nei confronti della popolazione pugliese, specie nei territori più periferici e fragili.

La vicenda resta, dunque, aperta e destinata a ulteriori sviluppi: da un lato, la Regione ha dichiarato di voler lavorare a stretto contatto con i professionisti per costruire soluzioni condivise nel rispetto delle norme e delle sentenze di riferimento; dall’altro, la determinazione del comparto medico fa presumere che la controversia, se non risolta tramite il confronto, troverà il suo naturale sbocco nei tribunali amministrativi. 






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...