L'articolo esplora due questioni che scuotono la scuola italiana: la controversa schedatura dei professori da parte di Azione studentesca e un'indagine sulle criticità nel reclutamento e nella gestione dei docenti. Fra tensioni politiche e precarietà del sistema emergono problemi strutturali profondi
Il dibattito sulla scuola italiana si è recentemente acceso su due fronti distinti ma profondamente connessi: da un lato la discussa schedatura ideologica dei professori promossa da Azione studentesca, dall’altro la profonda crisi strutturale che emerge in tutta la sua gravità dall’ultima inchiesta della trasmissione Report.
Il contesto nazionale rivela una scuola attraversata da tensioni politiche, carenze d’organico e persistente precariato. Se da una parte si diffonde la sensazione di un clima sempre più ostile verso l’autonomia del corpo docente, dall’altra si affacciando quotidianamente le difficoltà di reclutamento e stabilizzazione dei lavoratori della scuola, tematiche che rientrano nell’agenda pubblica grazie all’eco mediatica dell’indagine del programma di approfondimento di Rai 3.
Nel recente scenario scolastico italiano, ha preso corpo una controversa iniziativa di Azione studentesca, movimento giovanile di orientamento destrorso, intitolata "La nostra scuola". La campagna, attivata in numerosi istituti da nord a sud, da Cuneo fino a Palermo, si è materializzata tramite la comparsa di cartelli, striscioni e manifesti dentro e fuori le scuole pubbliche. Questi materiali invitavano chiaramente gli studenti a segnalare i docenti percepiti come promotori di “propaganda” politica, con particolare attenzione all’orientamento di sinistra.
L’obiettivo dichiarato della campagna si legge nei volantini: realizzare un report nazionale sui docenti “schierati”, basato su segnalazioni anonime arrivate tramite la compilazione di un questionario accessibile attraverso un QR code apposto sui materiali diffusi. Si tratta di una prassi che riporta al centro la questione della libertà di insegnamento e delle garanzie a tutela dei professionisti della scuola, suscitando immediate reazioni sia tra i docenti che tra le associazioni scolastiche.
Il ministero dell’Istruzione e del Merito non ha tardato ad avviare gli opportuni accertamenti per valutare la legittimità e le possibili ripercussioni dell’azione, evidenziando come il clima nei corridoi delle scuole rischi di diventare sempre più difficile. Secondo fonti ministeriali, ogni allusione a forme di schedatura o censimento ideologico è da valutare con rigore nel rispetto delle norme sulla privacy e della dignità professionale degli insegnanti.
Le reazioni all’iniziativa non si sono fatte attendere: da un lato sindacati e associazioni di categoria hanno sottolineato il rischio di una “caccia alle streghe” che rischia di minare la serenità e lo stesso diritto/dovere all’imparzialità dell’insegnamento; dall’altro alcuni rappresentanti delle organizzazioni promotrici rivendicano la necessità di vigilare sulle derive considerate ideologiche nella formazione degli studenti.
Il panorama disegnato dai recenti fatti trova ulteriore profondità dall’accurata inchiesta “Dietro la cattedra” condotta da Report, che ha sollevato con forza le persistenti carenze del sistema di reclutamento e di gestione del personale scolastico. Nel dossier, la trasmissione ha posto sotto i riflettori la realtà quotidiana di decine di migliaia di insegnanti: lavoratrici e lavoratori forzatamente precari, costretti spesso a sostenere costi personali e familiari ingenti per poter esercitare la professione in territori lontani dalla propria residenza.
Fra le criticità individuate, spicca il meccanismo delle supplenze attivate tramite MAD (Messe a Disposizione) e interpelli, che consentono a candidati privi di abilitazione o senza titoli pedagogici riconosciuti di ottenere incarichi anche senza adeguate verifiche dei requisiti o dei precedenti.
Uno degli aspetti più sensibili riguarda la continuità didattica interrotta dal costante turnover, soprattutto nel settore del sostegno, dove migliaia di cattedre vengono assegnate a personale non specializzato. Questo determina inevitabili ripercussioni negative sulla qualità del percorso educativo degli alunni più fragili. Secondo le stime sindacali rilanciate da Report, un insegnante su quattro risulta privo di contratto stabile, dato che sale a uno su due nel settore del sostegno.
Le cause strutturali del fenomeno affondano in una molteplicità di fattori:
A fronte di questa fotografia, le istituzioni hanno reagito prontamente sul piano comunicativo. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha sottolineato che il 97,3% dell’organico di diritto è attualmente coperto, specificando come i dati confermino un sistema complessivamente stabile dopo oltre 150.000 nuove assunzioni nel biennio. Tuttavia, il nodo irrisolto riguarda la zona grigia dell'organico di fatto, che vede ogni anno la necessità di oltre 200.000 supplenze per tappare i vuoti lasciati dalla scarsità di personale stabilizzato. È qui che si insidia la “supplentite”, destinata a prolungarsi in assenza di interventi normativi adeguati.
La risposta sindacale non si è fatta attendere: Anief, FLC-CGIL e altre sigle hanno rilanciato l’urgenza di un decreto di riforma per reclutamento e parità di trattamento, sottolineando l’esigenza di percorsi abilitanti più snelli e il superamento definitivo della frammentazione delle procedure concorsuali.