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Quali sono i CCNL meno pagati che non conviene sottoscrivere come contratti di lavoro se possibile

di Marianna Quatraro pubblicato il
Quali sono CCNL meno pagati

Nel panorama lavorativo italiano esistono CCNL caratterizzati da stipendi molto bassi, particolarmente nei settori di agricoltura, turismo, pulizie e assistenza

L’Italia presenta una delle situazioni più complesse in materia di retribuzioni, specialmente considerando i minimi previsti dai diversi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Nell’ambito dell’attuale dibattito pubblico sul salario minimo e la dignità del lavoro, emerge un quadro in cui la frammentazione contrattuale, la lentezza nei rinnovi e la scarsa competitività salariale generano non solo divari ingenti tra settori, ma anche nuovi rischi di sottoccupazione e impoverimento.

I dati degli ultimi anni confermano come le retribuzioni orarie reali siano quasi ferme ai livelli degli anni Novanta, dopo aver subito una forte erosione dovuta all’inflazione e a una produttività stagnante. Secondo l’Istat e le principali fonti di ricerca economica, molti CCNL presentano minimi retributivi ben al di sotto dei 9 euro lordi l’ora, la soglia ormai considerata indispensabile per garantire un lavoro dignitoso. Questa soglia viene spesso aggirata tramite inquadramenti atipici e livelli bassi, soprattutto in settori dove la rappresentanza sindacale è debole e la contrattazione collettiva risulta meno incisiva.

L’assenza di una normativa nazionale vincolante sui livelli minimi di stipendio ha lasciato spazio a trattative frammentate, spesso penalizzanti per giovani, donne e lavoratori stagionali. In tale contesto, alcuni settori si distinguono per la presenza di condizioni retributive molto inferiori rispetto ad altri comparti produttivi.

I settori con i CCNL meno retribuiti: analisi di agricoltura, ristorazione, turismo, pulizie, tessile e assistenza

L’analisi dei comparti tradizionalmente meno remunerati restituisce un’immagine chiara di quali siano i Contratti Nazionali di Lavoro Ccnl sottopagati e con minori tutele. Secondo le più recenti ricerche sindacali e le pubblicazioni dei principali istituti di statistica, i settori dove i minimi dei CCNL risultano più bassi sono:

  • Agricoltura
  • Ristorazione e settore alberghiero
  • Turismo e stabilimenti balneari
  • Servizi di pulizia
  • Tessile e abbigliamento
  • Assistenza socio-sanitaria e cura alla persona.
Agricoltura: Il lavoro agricolo continua a essere uno degli ambiti meno remunerati, soprattutto nei livelli più bassi e durante i periodi di lavoro stagionale. Gli addetti alla raccolta, per esempio, percepiscono inquadramenti che possono arrivare a minimi inferiori a 7/8 euro lordi l’ora, con frequente ricorso a contratti temporanei o “pirata”. Ciò rende il comparto vulnerabile a sfruttamento, irregolarità e difficoltà di accesso a diritti consolidati come ferie o malattia.

Ristorazione, turismo e strutture ricettive: Questi segmenti soffrono di una pressione fortissima sul costo del lavoro e di un’ampia stagionalità. La diffusione di contratti a termine, part-time involontario e livelli bassi incide pesantemente sui minimi retributivi, spesso attestati tra 7 e 8,5 euro lordi l’ora. Da diverse indagini del settore alberghiero e della ristorazione emerge come soprattutto i giovani siano vittime di salari compressi, turni massacranti e condizioni alloggiative spesso discutibili, con effetti negativi sulla dignità e sulla qualità della vita.

Pulizie e multiservizi: Gli addetti a queste mansioni, impiegati spesso tramite appalti e subappalti pubblici o privati, vedono applicati CCNL che fissano minimi retributivi fra 7,2 e circa 8,5 euro. L’uso di orari frazionati e livelli di inquadramento molto bassi si somma alla difficoltà per molti di accedere a progressioni di carriera o scatti di salario, creando una fascia stabile di lavoratori poveri.

Tessile e abbigliamento: Il comparto manifatturiero italiano presenta eccellenze esportative ma una fascia consistente di lavoratori inquadrati con i livelli più bassi del CCNL. Gli operai generici spesso partono da minimi attorno agli 8 euro lordi l’ora, con differenze significative tra grandi aziende strutturate e piccole realtà del territorio, che spesso vivono condizioni di concorrenza feroce e fenomeni gravi di lavoro grigio o irregolare.

Assistenza alla persona: Badanti, assistenti domiciliari, operatori sociosanitari e personale impiegato nella cura domestica rappresentano una categoria altamente esposta al rischio di bassi stipendi. Molti di questi lavoratori sono inquadrati tramite CCNL che prevedono minimi retributivi inferiori a 8 euro lordi, senza considerare le lunghe ore di presenza e la mancanza di tutele nei confronti del lavoro notturno o festivo.

Settore Minimo lordo ora (stimato)
Agricoltura 6,80-8,50 €
Ristorazione 7,00-8,50 €
Pulizie 7,20-8,50 €
Tessile/Abbigliamento 7,50-8,00 €
Assistenza alla persona 7,00-8,00 €

Fenomeni come il lavoro in nero, i “contratti pirata” e l’applicazione distorta di alcuni CCNL accentuano ancora di più il rischio di remunerazioni largamente insufficienti. Secondo l’ultima rilevazione ISTAT, sono oltre 1,2 milioni gli occupati italiani che percepiscono meno di due terzi del compenso mediano (soglia individuata in circa 8,9 euro lordi), con un’incidenza molto forte tra i giovani e nel Mezzogiorno.

Le cause principali di questa situazione sono molteplici:

  • Pressione sul costo del lavoro e concorrenza sleale fra imprese
  • Debolezza della rappresentanza sindacale
  • Frammentazione dei contratti e scarsa trasparenza sui livelli
  • Ritardi nei rinnovi contrattuali e minimi fermi da anni
  • Alto tasso di irregolarità nei settori stagionali
A tale proposito, negli ultimi mesi diverse regioni hanno tentato di introdurre misure correttive attraverso la fissazione di soglie minime retributive negli appalti pubblici, come avvenuto in Campania con la recente legge che stabilisce un minimo di 9 euro lordi per i lavoratori negli appalti regionali. Tuttavia, in assenza di una legge unitaria a livello nazionale sui minimi contrattuali, la disparità tra settori e territori resta rilevante.

Le conseguenze di firmare contratti a basso salario: impatto su vita, diritti e prospettive lavorative

Sottoscrivere un CCNL dai livelli minimi tra i più bassi ha ripercussioni profonde su tutti gli aspetti della vita del lavoratore. Gli effetti non si limitano alla sola dimensione economica, ma si allargano al benessere individuale e collettivo, ai diritti sociali, alle prospettive di crescita professionale e alla stessa tenuta del tessuto sociale. A seguire vengono esplorati i principali ambiti di impatto:

  • Poverta` lavorativa (Working Poor): Quando il salario percepito non permette di superare il livello di sussistenza, il lavoro diventa fonte di precarietà invece che di emancipazione. In Italia gli effetti della povertà lavorativa sono amplificati dalla carenza di supporti per le fasce salariali più basse e dall’aumento del costo della vita, che negli ultimi cinque anni è cresciuto in modo superiore rispetto agli adeguamenti retributivi.
  • Diritti sociali compromessi: Le retribuzioni al di sotto di determinati livelli impediscono l’accesso a servizi essenziali, all’abitazione, alla formazione continua e a un’adeguata copertura previdenziale e assistenziale. La mancata applicazione di minimi dignitosi interessa soprattutto le lavoratrici e i lavoratori immigrati, i giovani e le donne, con effetti moltiplicatori sulle disparità di genere e generazionali.
  • Impossibilità di progettare il futuro: Salari troppo bassi compromettono la possibilità di programmare la propria esistenza, di costruire una famiglia o investire in percorso di crescita personale. In molti settori analizzati, ad esempio turismo e agricoltura, la stagionalità e la discontinuità occupazionale si traducono nella difficoltà di accedere al credito bancario o a forme di tutela avanzate contro perdita di lavoro o malattia.
  • Stagnazione professionale: La presenza di minimi retributivi statici e livelli bloccati nelle mansioni meno qualificate frena la mobilità occupazionale e la possibilità di avanzamenti reali. Inoltre, dove mancano investimenti in formazione e riconoscimento delle competenze, il rischio di restare confinati nel segmento delle mansioni a basso valore aggiunto è molto alto.
  • Ripercussioni sulla salute fisica e mentale: Il legame tra condizioni retributive precarie e salute (sia fisica che psicologica) è stato dimostrato in più ricerche. Lo stress lavorativo, la mancanza di sicurezza economica, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia aggravano i disturbi psicosomatici e aumentano l’incidenza di malattie legate alla povertà materiale.
  • Effetti sul sistema-paese: Nei settori dove i CCNL presentano minimi più bassi si concentra la fascia più fragile del mercato del lavoro. Ciò frena la crescita economica generale, riduce i consumi, aumenta il rischio di economia sommersa e contribuisce al calo della produttività. L’effetto domino della marginalizzazione di intere categorie si riflette sulla sostenibilità del sistema di welfare e sulla distribuzione della ricchezza.
Alla luce di questi elementi, il tema della retribuzione minima e dei contratti meno vantaggiosi si inserisce a pieno titolo tra le urgenze del sistema socio-economico italiano, richiedendo soluzioni strutturali che valorizzino il lavoro, offrano tutele effettive e promuovano una crescita equa, sostenibile e condivisa.




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