Nel panorama lavorativo italiano esistono CCNL caratterizzati da stipendi molto bassi, particolarmente nei settori di agricoltura, turismo, pulizie e assistenza
L’Italia presenta una delle situazioni più complesse in materia di retribuzioni, specialmente considerando i minimi previsti dai diversi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Nell’ambito dell’attuale dibattito pubblico sul salario minimo e la dignità del lavoro, emerge un quadro in cui la frammentazione contrattuale, la lentezza nei rinnovi e la scarsa competitività salariale generano non solo divari ingenti tra settori, ma anche nuovi rischi di sottoccupazione e impoverimento.
I dati degli ultimi anni confermano come le retribuzioni orarie reali siano quasi ferme ai livelli degli anni Novanta, dopo aver subito una forte erosione dovuta all’inflazione e a una produttività stagnante. Secondo l’Istat e le principali fonti di ricerca economica, molti CCNL presentano minimi retributivi ben al di sotto dei 9 euro lordi l’ora, la soglia ormai considerata indispensabile per garantire un lavoro dignitoso. Questa soglia viene spesso aggirata tramite inquadramenti atipici e livelli bassi, soprattutto in settori dove la rappresentanza sindacale è debole e la contrattazione collettiva risulta meno incisiva.
L’assenza di una normativa nazionale vincolante sui livelli minimi di stipendio ha lasciato spazio a trattative frammentate, spesso penalizzanti per giovani, donne e lavoratori stagionali. In tale contesto, alcuni settori si distinguono per la presenza di condizioni retributive molto inferiori rispetto ad altri comparti produttivi.
L’analisi dei comparti tradizionalmente meno remunerati restituisce un’immagine chiara di quali siano i Contratti Nazionali di Lavoro Ccnl sottopagati e con minori tutele. Secondo le più recenti ricerche sindacali e le pubblicazioni dei principali istituti di statistica, i settori dove i minimi dei CCNL risultano più bassi sono:
Ristorazione, turismo e strutture ricettive: Questi segmenti soffrono di una pressione fortissima sul costo del lavoro e di un’ampia stagionalità. La diffusione di contratti a termine, part-time involontario e livelli bassi incide pesantemente sui minimi retributivi, spesso attestati tra 7 e 8,5 euro lordi l’ora. Da diverse indagini del settore alberghiero e della ristorazione emerge come soprattutto i giovani siano vittime di salari compressi, turni massacranti e condizioni alloggiative spesso discutibili, con effetti negativi sulla dignità e sulla qualità della vita.
Pulizie e multiservizi: Gli addetti a queste mansioni, impiegati spesso tramite appalti e subappalti pubblici o privati, vedono applicati CCNL che fissano minimi retributivi fra 7,2 e circa 8,5 euro. L’uso di orari frazionati e livelli di inquadramento molto bassi si somma alla difficoltà per molti di accedere a progressioni di carriera o scatti di salario, creando una fascia stabile di lavoratori poveri.
Tessile e abbigliamento: Il comparto manifatturiero italiano presenta eccellenze esportative ma una fascia consistente di lavoratori inquadrati con i livelli più bassi del CCNL. Gli operai generici spesso partono da minimi attorno agli 8 euro lordi l’ora, con differenze significative tra grandi aziende strutturate e piccole realtà del territorio, che spesso vivono condizioni di concorrenza feroce e fenomeni gravi di lavoro grigio o irregolare.
Assistenza alla persona: Badanti, assistenti domiciliari, operatori sociosanitari e personale impiegato nella cura domestica rappresentano una categoria altamente esposta al rischio di bassi stipendi. Molti di questi lavoratori sono inquadrati tramite CCNL che prevedono minimi retributivi inferiori a 8 euro lordi, senza considerare le lunghe ore di presenza e la mancanza di tutele nei confronti del lavoro notturno o festivo.
| Settore | Minimo lordo ora (stimato) |
| Agricoltura | 6,80-8,50 € |
| Ristorazione | 7,00-8,50 € |
| Pulizie | 7,20-8,50 € |
| Tessile/Abbigliamento | 7,50-8,00 € |
| Assistenza alla persona | 7,00-8,00 € |
Fenomeni come il lavoro in nero, i “contratti pirata” e l’applicazione distorta di alcuni CCNL accentuano ancora di più il rischio di remunerazioni largamente insufficienti. Secondo l’ultima rilevazione ISTAT, sono oltre 1,2 milioni gli occupati italiani che percepiscono meno di due terzi del compenso mediano (soglia individuata in circa 8,9 euro lordi), con un’incidenza molto forte tra i giovani e nel Mezzogiorno.
Le cause principali di questa situazione sono molteplici:
Sottoscrivere un CCNL dai livelli minimi tra i più bassi ha ripercussioni profonde su tutti gli aspetti della vita del lavoratore. Gli effetti non si limitano alla sola dimensione economica, ma si allargano al benessere individuale e collettivo, ai diritti sociali, alle prospettive di crescita professionale e alla stessa tenuta del tessuto sociale. A seguire vengono esplorati i principali ambiti di impatto: