Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Quando un punteggio fiscale negativo fa scattare i controlli, per chi e in che modo

di Marianna Quatraro pubblicato il
Quando punteggio fiscale negativo contro

Quali sono i casi in cui scattano controlli per punteggi fiscali bassi: cosa prevede la normativa in vigore

Ogni anno la valutazione della affidabilità fiscale dei contribuenti assume un'importanza crescente nel sistema dei controlli. In particolare, la cosiddetta "pagella fiscale" rappresenta un punto di riferimento per l’Amministrazione finanziaria nell’individuazione dei soggetti potenzialmente a rischio di evasione fiscale. Le situazioni di punteggio basso pongono imprese e professionisti sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate, che può decidere di avviare verifiche più approfondite in presenza di determinati indici. 

Cos’è il punteggio ISA: definizione e funzionamento della pagella fiscale

Gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) rappresentano uno strumento centrale nelle politiche di controllo e premialità fiscali per i titolari di partita IVA. Si tratta di indicatori che sintetizzano in un solo voto, variabile da 1 a 10, il livello di affidabilità fiscale di ciascun contribuente. La valutazione si basa su molteplici dati, che comprendono informazioni economiche, contabili e strutturali trasmesse ogni anno tramite il Modello ISA, allegato alla dichiarazione dei redditi. 
Gli ISA sono subentrati agli studi di settore a partire dal 2018, offrendo una fotografia articolata sull’attività del contribuente: organizzazione aziendale, dati di fatturato e costi, variabili territoriali e dinamiche di mercato. Alla base della determinazione del punteggio vi sono due tipologie di indicatori:

  • Elementari di affidabilità: valutano coerenza tra dati contabili e organizzativi (ad esempio rapporto tra costi e ricavi).
  • Elementari di anomalia: individuano criticità, come ricavi insolitamente bassi o assenza di informazioni rilevanti.
Le anomalie riscontrate impattano in negativo sulla valutazione, riducendo il punteggio ottenibile; un esito elevato, invece, consente accesso a vantaggi premiali, quali procedure agevolate nelle compensazioni e nei rimborsi, oltre a controlli fiscali meno frequenti o più rapidi. 

Il voto in pagella fiscale, che fa eventualmente scattare controlli, si ottiene tramite un algoritmo che miscela i dati forniti dal contribuente con quelli già in possesso dell'Agenzia, quali codice attività (Ateco), tipologia di reddito e parametri territoriali. Il punteggio risultante viene comunicato in dichiarazione, con rilevanza non solo per le politiche di controllo ma anche per la determinazione di accesso o meno a determinati regimi agevolati.

Quando un punteggio fiscale negativo fa scattare i controlli: criteri e casi pratici

Un punteggio fiscale basso, pari o inferiore a 6, rappresenta un segnale di possibile anomalia fiscale secondo le linee guida dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, non ogni discrepanza o punteggio negativo comporta automaticamente un accertamento, ma costituisce una delle principali variabili utilizzate per selezionare i contribuenti da controllare. I meccanismi di selezione, aggiornati dalle ultime prassi amministrative, prevedono che l’attività ispettiva venga indirizzata in via prioritaria verso soggetti che manifestano:

  • Punteggi negativi per più periodi d’imposta consecutivi.
  • Presenza di anomalie specifiche rilevate dagli indicatori elementari (ad esempio incoerenza nei margini commerciali, costi fuori scala rispetto ai ricavi).
  • Segnalazioni di rischio emerse da controlli automatizzati o da incroci informatici con le banche dati finanziarie.
Le circostanze che fanno scattare l’attenzione degli uffici sono tipicamente:
 
  • Persistenza di ricavi dichiarati inferiori alle medie di settore in presenza di costi costanti o elevati.
  • Margini di profitto talmente ridotti da risultare incoerenti con la sopravvivenza dell’attività in uno specifico territorio, senza una motivazione economica oggettiva.
  • Gravi incoerenze nei dati dichiarati tra annualità diverse (esempio: oscillazioni ingiustificate dei volumi o inversione di trend rispetto a dinamiche di mercato note).
In assenza di ulteriori elementi oggettivi e concreti, il semplice superamento delle "soglie di rischio" statistiche non può costituire, di per sé, una prova di evasione fiscale.

 I controlli possono sfociare in richieste di chiarimenti documentali, accessi in azienda o accertamenti veri e propri. Le casistiche più frequenti riguardano attività economiche colpite da crisi congiunturali, forte concorrenza o eventi straordinari: le imprese che riescono a documentare la propria situazione, spiegando con dati oggettivi le marginalità ridotte, spesso vedono le contestazioni archiviate. Spesso l’Amministrazione fiscale richiede approfondimenti su rapporti con fornitori/clienti o sulle movimentazioni bancarie, specie in presenza di anomalie gravi o ripetute.

Accertamenti fiscali e limiti dei controlli automatizzati: il ruolo della realtà economica

I controlli basati su punteggio Isa devono comunque rispettare precise garanzie. Un accertamento fondato esclusivamente sulle presunzioni statistiche derivanti da questi indici è stato più volte censurato sia dai giudici italiani che, in più occasioni, dalle corti comunitarie. L’analisi condotta dagli algoritmi non può prescindere dalle circostanze economiche reali in cui un’impresa o un professionista opera.

  • La crisi della domanda, dovuta ad esempio a eventi pandemici o a una forte concorrenza territoriale, può determinare risultati di gestione apparentemente anomali.
  • L’onere della prova, nei procedimenti tributari, spetta sempre all’Agenzia delle Entrate: è quest’ultima che deve spiegare in modo dettagliato e con elementi gravi, precisi e concordanti, quali sono le ragioni per le quali si presume un’illegittimità dei dati dichiarati.
Nel caso concreto spesso contestato dai giudici, un piccolo imprenditore della periferia, con bassissimi margini dovuti alla necessità di mantenere prezzi competitivi, aveva ottenuto l’annullamento dell’accertamento proprio in virtù di una dettagliata documentazione sul contesto: la realtà dei fatti aveva prevalso sulle risultanze algoritmiche dell’ISA.
È dunque necessario che l'Amministrazione tenga in debito conto:
  • Le dinamiche locali (presenza di competitor, particolari fasi congiunturali, eventi eccezionali).
  • La struttura organizzativa e i modelli di business peculiari rispetto alla media del settore.
La normativa vigente impone agli uffici tributari di esaminare attentamente tutte le prove offerte dal contribuente a propria discolpa, non potendo limitarsi all’applicazione meccanica dei risultati degli ISA. Qualsiasi automatismo, di per sé, viola i principi base dell’ordinamento tributario italiano.

Estensione dei controlli ai familiari e conviventi: regole e situazioni di rischio

Non solo i titolari di partita IVA possono essere coinvolti nei controlli fiscali. Quando emergono sospetti di transazioni anomale o fondi trasferiti su rapporti intestati a terzi, l’Agenzia delle Entrate può estendere le verifiche anche a familiari e conviventi. L’analisi giurisprudenziale recente (Cassazione n. 13761/2025) e le norme di riferimento (articolo 32, Dpr 600/1973) prevedono che queste verifiche vengano effettuate nel rispetto di limiti stringenti:

  • Ammissibilità solo in presenza di indizi concreti di intestazione fittizia o transazioni non giustificate.
  • Esame delle movimentazioni su conti correnti, investimenti e depositi bancari riconducibili a parenti, conviventi o soci solo laddove si sospetti che questi strumenti siano usati per eludere i controlli sulla fiscalità personale o imprenditoriale.
I principali segnali di allarme che possono portare all’estensione delle indagini a soggetti diversi dal contribuente diretto sono:
  • Trasferimenti di somme considerevoli a familiari senza motivazione adeguata, o con causali generiche.
  • Aumenti improvvisi delle disponibilità finanziarie sui conti di moglie, figli o conviventi, non coerenti con il reddito dichiarato.
  • Movimentazioni sospette che potrebbero celare redditi nascosti tramite intestazioni fittizie di rapporti finanziari.
Queste attività di controllo sono facilitate grazie ai dati contenuti nell’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, che consente all’Amministrazione di consultare in modo tempestivo informazioni su tutti i rapporti bancari e finanziari riconducibili indirettamente ai soggetti sottoposti a verifica. Solo la presenza di motivi fondati può tuttavia giustificare tale estensione:
  • Mera parentela o convivenza non sono sufficienti per attivare l’indagine.
  • Le operazioni devono risultare effettivamente anomale rispetto agli standard reddituali/finanziari del soggetto.

Difesa del contribuente: come documentare la propria posizione e gestire le contestazioni

Tutti coloro che dovessero ricevere una richiesta di chiarimenti o un avviso di accertamento a causa di un esito Isa sfavorevole, devono sapere che la difesa tecnica ed efficace è sempre possibile. L’onere della prova grava sull’Agenzia delle Entrate: il contribuente non deve dimostrare la propria innocenza, ma può rafforzare la propria posizione portando argomentazioni solide a supporto. 
Per tutelarsi in modo adeguato, è indispensabile:
  • Raccogliere tutta la documentazione commerciale e bancaria (estratti conto, fatture, giustificativi di spesa, corrispondenza con clienti/fornitori).
  • Dimostrare oggettivamente gli elementi che spiegano i ricavi contenuti o la marginalità bassa (ad esempio, andamento del mercato di riferimento, effetti di crisi economiche locali o generali, presenza di forti competitor).
  • Redigere memorie difensive dettagliate da allegare alle controdeduzioni richieste dall’Amministrazione finanziaria.
  • In caso di rapporti con familiari, fornire giustificazioni sulle movimentazioni sospette: donazioni, risarcimenti, rimborsi di prestiti regolarmente documentati.
Le sentenze recenti evidenziano che la completezza e la precisione della documentazione possono portare all’annullamento totale delle contestazioni, se risultano convincenti e coerenti con la realtà descritta. Le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, laddove basate esclusivamente su presunzioni ISA e prive di ulteriori prove concrete, sono spesso censurate in sede giudiziaria. 


Leggi anche