Lavorare ed essere poveri. Paradosso tutto italiano raccontato dai lavoratori stessi

Lavoratori che iniziano il turno di lavoro alle 23.30 per poi proseguire senza soluzione di continuità fino alle 6 del mattino, se non fino a mezzogiorno.

Lavorare ed essere poveri. Paradosso tut

Laureati al call center, con 110 e lode

Continua la ricerca dei lavoratori poveri. Non si tratta di un ossimoro ma di una situazione molto diffusa in Italia perché esistano larghe sacche di popolazioni che trascorrono molte ore sul posto di lavoro per poi guadagnare poco. E la povertà non è solo di tipo economico, ma anche relazione. Molti di questi impieghi prevedono infatti orari notturni ovvero si comincia quando gli altri finiscono.

E durante il giorno si ha bisogno di riposare e recuperare le forze e di uscire non c'è proprio voglia. Un caso su tutti è quelli dei lavoratori del mercato ortofrutticolo di Milano che si occupano della movimentazione di un milione di tonnellate di frutta e verdura all'anno. Per loro la vita non è affatto semplice.

Lavorare al mercato ortofrutticolo di Milano

A raccontare l'ennesima storia di lavoratori che di orari anomali fanno la loro ragion d'essere è la nuova inchiesta del Corsera che getta luce su quanto succede nel più grande mercato ortofrutticolo d'Italia, quello di Milano. Il racconto che ne viene fuori è emblematico: la maggior di loro inizia il turno di lavoro alle 23.30 per poi proseguire senza soluzione di continuità fino alle 6 del mattino, se non fino a mezzogiorno a fronte di uno stipendio di 1.300 euro al mese con straordinario pagato 2,88 euro all'ora.

L'identikit del lavoratore tipico è presto detto: 45enne proveniente dalle regioni meridionali. Puglia, Calabria e Campania in particolare. Ma come racconta al giornalista Antonio Crispino uno dei soci della cooperativa CLO che si occupa della logistica, sempre più giovani diplomati e alcuni laureati cercano lavoro da queste parti. Il punto è che non tutto fila liscio se "si assume un carrellista con un livello contrattuale inferiore ma poi gli si fa fare il lavoro specializzato. Guidare un muletto è lavoro specializzato ma il 90% è inquadrato con un livello più basso".

Laureati al call center, anche con 110 e lode

E in fin dei conti la situazione non è poi così diversa se si guarda al mondo dei call center. Qui - come viene raccontato in un'altra puntata della stessa inchiesta - lavora anche chi ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e aveva iniziato la carriera di avvocato. Perché i guadagni per chi inizia sono pochi, le spese fisse sono alte e le prospettive sono incerte. Più facile lavorare in un call center, con uno stipendio basso ma sicuro.

E insieme ai laureati in Giurisprudenza, trovano spazio anche quelli in Ingegneria, Psicologia, Economia e Architettura. Ma poi l'impiego tanto sicuro non è se Almaviva Contact è un'azienda adesso in difficoltà e i lavoratori devono ricorrere agli ammortizzatori sociali.

Se un operaio pagato il 30% in meno

Altro giro, altra storia perché, come rivela il segretario generale della Filca Cisl in Liguria, ci sono imprenditori che fanno lavorare gli operai in cantiere come edili ma applicando un contratto diverso. Anche da colf o badante oppure da giardiniere o metalmeccanico. Tradotto in termini pratici significa uno stipendio base più basso. Si tratta del cosiddetto dumping contrattuale che, denuncia una terza inchiesta dello stesso giornalista, coinvolge 150.000 lavoratori del settore.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il