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Partite iva a rischio chiusura di ufficio automatica: sono oltre 9mila. Quali sono e perchè

di Marcello Tansini pubblicato il
Partite iva rischio chiusura ufficio aut

Controlli più rigorosi mettono nel mirino oltre 9mila partite IVA sospette, considerate 'apri e chiudi': cosa sono queste partite IVA, perché sono a rischio chiusura automatica e i potenziali rischi per i titolari

Negli ultimi anni, il sistema fiscale italiano ha intensificato le attività di monitoraggio e controllo sulle partite IVA sospette, portando all’avvio di numerose procedure di cessazione automatica. Il 2026 segna un punto di svolta significativo con una previsione di oltre 9.000 cessazioni d’ufficio, cifra che supera di gran lunga quanto rilevato negli anni precedenti. Questa stretta normativa risponde a una precisa esigenza di contrastare forme di evasione ed elusione fiscale, favorite soprattutto da fenomeni di eterogeneità e mobilità nell’apertura e gestione delle posizioni IVA. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, in sinergia, stanno adottando approcci sempre più rigorosi, sviluppando indicatori di rischio mirati e strumenti di prevenzione efficaci. 

Cosa sono le partite IVA ‘apri e chiudi’ e perché sono nel mirino del Fisco

Tra le varie tipologie di posizione fiscale, alcune aperture presentano schemi ricorrenti che attirano l’attenzione delle autorità: le cosiddette “apri e chiudi”. Questo termine indica partite IVA create per brevi periodi e caratterizzate da un’attività operativa limitatissima o addirittura simulata, spesso imputate a soggetti nullatenenti o di difficile localizzazione. L’utilizzo di questa forma societaria consente a taluni di sottrarsi agli obblighi dichiarativi e di versamento delle imposte, generando così un danno concreto all’erario.

Le “apri e chiudi” rappresentano un modello di rischio elevato dal punto di vista fiscale. Il motivo principale per cui sono monitorate riguarda il tentativo sistematico di eludere la normativa: queste partite IVA vengono attivate solitamente per svolgere attività economiche fittizie, aggirando una molteplicità di adempimenti:

  • Durata operativa ridotta: spesso risultano attive solo alcuni mesi, quanto basta per adempimenti formali o l’incasso di singoli pagamenti.
  • Mancanza di dichiarazioni fiscali: nella maggior parte dei casi, non presentano redditi all’Erario né si occupano dei versamenti contributivi previsti dalla legge.
  • Utilizzo da parte di soggetti economicamente fragili: spesso gli intestatari sono nullatenenti, rendendo più complicato per l’amministrazione finanziaria la riscossione degli eventuali tributi dovuti.
  • Variazioni repentine di oggetto sociale o inattività sospette: talvolta vengono chiuse e successivamente riaperte oppure sospendono l’attività per lunghi periodi, per poi ritornare operative con modalità considerate “anormali”.
Oltre alle nuove aperture, i controlli coinvolgono anche posizioni IVA già esistenti che, dopo aver interrotto l’attività, ritornano improvvisamente operative. Questo comportamento, configurandosi come potenziale elemento di rischio, può innescare indagini più approfondite da parte degli organi competenti.

Controlli, procedure di chiusura automatica e rischi per i titolari di partita IVA

L'attività di controlli più rigidi sulle P.IVA sospette si basa su sistemi di analisi dei rischi e indicatori di anomalia. Il percorso che conduce alla chiusura d’ufficio segue determinati passaggi, con attenzione sia alla tutela dei contribuenti regolari, sia all’efficacia della lotta all’evasione:

  • Selezione delle posizioni da verificare: Sulla base di parametri come inattività prolungata, mancanza di adempimenti dichiarativi o variazioni sospette, l’ente individua i contribuenti potenzialmente a rischio.
  • Invito a fornire documentazione: Coloro che risultano sospetti vengono convocati dall’Agenzia per esibire la documentazione fiscale e contabile utile a dimostrare l’attività effettiva e la conformità alla normativa.
  • Valutazione delle risposte: In caso di risposta insoddisfacente, mancata presentazione o conferma delle anomalie, si avvia la procedura di cessazione automatica della partita IVA.
La chiusura d’ufficio a seguito di approfonditi controlli comporta implicazioni importanti per il titolare:
  • Impossibilità di riaprire facilmente una nuova posizione: Coloro che subiscono la cessazione automatica devono presentare una fideiussione bancaria o assicurativa di almeno 50.000 euro, valida tre anni, al fine di ottenere il riavvio dell’attività.
  • Copertura dei debiti fiscali: Nel caso in cui durante l’indagine emergano violazioni per importi superiori, la garanzia deve essere pari all’intera somma dovuta, salvo integrale versamento già effettuato.
  • Monitoraggio continuo: Anche in caso di riapertura, il soggetto resta sotto attenta osservazione per tutto il periodo di validità della garanzia, con il rischio di ulteriori azioni restrittive in caso di recidiva.
Sotto il profilo operativo, la procedura non si esaurisce con la cessazione della partita IVA: infatti, l’amministrazione effettua ulteriori controlli a campione sui contribuenti già sottoposti a chiusura, monitorando i flussi finanziari e le eventuali connessioni con altre posizioni “collegate”.
Anno Chiusure d’ufficio
2023 2.300
2026 (prev.) 9.000
2027-2028 (stima) 9.500-10.000/anno

Le conseguenze per i titolari sono molteplici:

  • Impatto sulla reputazione personale e della propria attività economica
  • Difficoltà di accesso a nuovi regimi agevolati o contributivi per chi ha subito una chiusura automatica
  • Oneri aggiuntivi e maggiori responsabilità nei controlli futuri





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