La tassa di 2 euro sui pacchi extra-UE nasce per tutelare l'economia italiana, ma la sua applicazione presenta criticità, aggiramenti e complicazioni logistiche, sollevando dubbi sulla reale efficacia.
Dal primo gennaio 2026, è stata prevista una nuova tassa sulle piccole spedizioni provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione europea con valore dichiarato inferiore a 150 euro, introdotta dalla legge di bilancio con l'obiettivo di regolamentare il crescente flusso di microspedizioni legate all'esplosione degli acquisti online. L'iniziativa si inserisce in un contesto internazionale segnato dall'aumento delle transazioni digitali e da una crescente concorrenza tra imprese del commercio elettronico, in particolare nei rapporti fra grandi piattaforme extraeuropee e operatori tradizionali italiani.
I soggetti interessati sono principalmente i colossi dell'e-commerce come Temu, Shein e AliExpress, che rappresentano una quota consistente delle spedizioni verso il mercato nazionale. La misura si propone di generare nuove entrate per lo Stato, compensare i maggiori oneri per le autorità doganali e, secondo le intenzioni del legislatore, favorire una maggiore parità competitiva nel settore commerciale. Tuttavia, le ricadute pratiche risultano complesse e sempre più dibattute da operatori, associazioni di categoria e consumatori.
L'imposta sulle piccole spedizioni extra-UE è stata inserita nella legge di bilancio 2026 e riguarda i pacchi aventi valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il contributo ammonta a due euro per ciascuna spedizione e, secondo la normativa, deve essere riscosso dagli Uffici delle Dogane al momento dell'importazione definitiva delle merci che transitano in Italia. La nuova disciplina si inserisce in un sistema già complesso di oneri doganali, differenti da quelli della normativa comunitaria, e introduce nuove responsabilità per le filiere logistiche e gli operatori del settore.
Dopo l'approvazione, l'applicazione pratica della tassa è stata oggetto di una significativa rettifica da parte dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Attraverso la circolare n. 1/2026 del 7 gennaio, è stato fissato un periodo transitorio fino al 28 febbraio 2026 in cui la riscossione della tassa è affidata alla capacità organizzativa e alla buona fede degli operatori. In questa fase, i contributi riscossi per tutte le spedizioni tra il 1° gennaio e il 28 febbraio dovranno essere dichiarati e saldati solo entro il 15 marzo successivo, senza sanzioni in caso di mancato pagamento durante il periodo transitorio.
La finalità del rinvio, evidenziata dall'Agenzia, è offrire il tempo necessario per adeguare le infrastrutture informatiche e organizzative sia degli operatori logistici sia degli stessi uffici pubblici coinvolti.
Malgrado l'impianto normativo sembri semplice sulla carta, l'applicazione della tassa presenta numerosi ostacoli di natura operativa e sistemica. Il limite è rappresentato dal fenomeno dell'aggiramento tramite transito in altri Paesi UE.
Le merci provenienti da Paesi extraeuropei possono essere sdoganate in uno Stato dell'Unione e successivamente introdotte in Italia senza ulteriori controlli, per effetto del principio della libera circolazione all'interno del mercato unico europeo. Ciò significa che le spedizioni che arrivano, ad esempio, tramite hub olandesi o tedeschi possono sottrarsi alla tassa italiana, generando un'inevitabile disparità fiscale ai danni del nostro sistema doganale.
La conseguenza diretta è una ricaduta negativa sul traffico e sull'operatività dei principali aeroporti italiani, in particolare Malpensa, che ha già segnalato una sensibile contrazione dei voli merci e delle attività di import/export legate alle piattaforme cinesi:
Le aspettative legate all'introduzione della tassa miravano a garantire una maggiore equità tra imprese italiane ed estere, oltre a recuperare risorse fiscali preziose per la finanza pubblica. Tuttavia, i dati reali mostrano conseguenze divergenti rispetto agli obiettivi iniziali:
Il dibattito ha fatto emergere critiche trasversali da parte di consumatori, associazioni di categoria, esperti della logistica e rappresentanti politici. Sul fronte dei consumatori, le principali tutele sono state espresse da organizzazioni come Codacons e Unione Nazionale Consumatori, che evidenziano una penalizzazione diretta sugli acquirenti, chiamati a sostenere costi aggiuntivi senza alcuna garanzia di reale beneficio in termini di qualità, controllo o sicurezza delle importazioni.
L'insoddisfazione coinvolge anche chi opera nei settori della moda e del commercio al dettaglio, che sottolineano come la misura, se non armonizzata a livello europeo, non sia in grado di riequilibrare davvero la concorrenza con i colossi internazionali. Operatori della logistica e corrieri espressi lamentano la difficoltà tecnica nell'applicazione, la mancanza di strumenti efficaci di controllo e la pressione amministrativa dovuta a nuove responsabilità nella riscossione:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...