Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Tassa di 2 euro su pacchi extra Ue viene già aggirata sistematicamente e il danno è per l'economia italiana

di Marcello Tansini pubblicato il
Danno economia italiana

La tassa di 2 euro sui pacchi extra-UE nasce per tutelare l'economia italiana, ma la sua applicazione presenta criticità, aggiramenti e complicazioni logistiche, sollevando dubbi sulla reale efficacia.

Dal primo gennaio 2026, è stata prevista una nuova tassa sulle piccole spedizioni provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione europea con valore dichiarato inferiore a 150 euro, introdotta dalla legge di bilancio con l'obiettivo di regolamentare il crescente flusso di microspedizioni legate all'esplosione degli acquisti online. L'iniziativa si inserisce in un contesto internazionale segnato dall'aumento delle transazioni digitali e da una crescente concorrenza tra imprese del commercio elettronico, in particolare nei rapporti fra grandi piattaforme extraeuropee e operatori tradizionali italiani.

I soggetti interessati sono principalmente i colossi dell'e-commerce come Temu, Shein e AliExpress, che rappresentano una quota consistente delle spedizioni verso il mercato nazionale. La misura si propone di generare nuove entrate per lo Stato, compensare i maggiori oneri per le autorità doganali e, secondo le intenzioni del legislatore, favorire una maggiore parità competitiva nel settore commerciale. Tuttavia, le ricadute pratiche risultano complesse e sempre più dibattute da operatori, associazioni di categoria e consumatori.

Come funziona la tassa di 2 euro: dalla legge di bilancio alla fase transitoria

L'imposta sulle piccole spedizioni extra-UE è stata inserita nella legge di bilancio 2026 e riguarda i pacchi aventi valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il contributo ammonta a due euro per ciascuna spedizione e, secondo la normativa, deve essere riscosso dagli Uffici delle Dogane al momento dell'importazione definitiva delle merci che transitano in Italia. La nuova disciplina si inserisce in un sistema già complesso di oneri doganali, differenti da quelli della normativa comunitaria, e introduce nuove responsabilità per le filiere logistiche e gli operatori del settore.

Dopo l'approvazione, l'applicazione pratica della tassa è stata oggetto di una significativa rettifica da parte dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Attraverso la circolare n. 1/2026 del 7 gennaio, è stato fissato un periodo transitorio fino al 28 febbraio 2026 in cui la riscossione della tassa è affidata alla capacità organizzativa e alla buona fede degli operatori. In questa fase, i contributi riscossi per tutte le spedizioni tra il 1° gennaio e il 28 febbraio dovranno essere dichiarati e saldati solo entro il 15 marzo successivo, senza sanzioni in caso di mancato pagamento durante il periodo transitorio.

La finalità del rinvio, evidenziata dall'Agenzia, è offrire il tempo necessario per adeguare le infrastrutture informatiche e organizzative sia degli operatori logistici sia degli stessi uffici pubblici coinvolti.

  • Dal 1° marzo 2026, la riscossione diverrà invece immediata: la tassa di 2 euro dovrà essere applicata contestualmente allo sdoganamento delle merci.
  • Durante il periodo transitorio, si chiede agli spedizionieri di annotare tutte le spedizioni corrispondenti, per poi procedere ad un versamento unico.
  • Non sono previste sanzioni per omissioni fino al termine del periodo transitorio, affidando così la prima fase all'autodichiarazione.
Nei casi in cui il trasporto avvenga con scalo e dogana presso altri Stati membri, resta in sospeso la possibilità effettiva di applicare la tassa e di garantire la sua effettiva destinazione alle casse dello Stato.

Aggiramento sistematico, controlli e impatto sulla logistica

Malgrado l'impianto normativo sembri semplice sulla carta, l'applicazione della tassa presenta numerosi ostacoli di natura operativa e sistemica. Il limite è rappresentato dal fenomeno dell'aggiramento tramite transito in altri Paesi UE.

Le merci provenienti da Paesi extraeuropei possono essere sdoganate in uno Stato dell'Unione e successivamente introdotte in Italia senza ulteriori controlli, per effetto del principio della libera circolazione all'interno del mercato unico europeo. Ciò significa che le spedizioni che arrivano, ad esempio, tramite hub olandesi o tedeschi possono sottrarsi alla tassa italiana, generando un'inevitabile disparità fiscale ai danni del nostro sistema doganale.

La conseguenza diretta è una ricaduta negativa sul traffico e sull'operatività dei principali aeroporti italiani, in particolare Malpensa, che ha già segnalato una sensibile contrazione dei voli merci e delle attività di import/export legate alle piattaforme cinesi:

  • Le imprese logistiche spostano i propri hub verso Paesi che non applicano contributi simili, favorendo il transito gomma-ferro delle merci verso l'Italia.
  • I colli non sdoganati in Italia non sono soggetti al prelievo: la quota fiscale si volatilizza e si crea un divario competitivo tra operatori italiani ed europei.
  • L'assenza di controlli sistematici sulle dichiarazioni di valore o origine, aggravata dalla mole delle spedizioni quotidiane, rende impossibile per le Dogane bloccare i tentativi di elusione o l'occultamento del reale valore delle merci.
L'aspetto più problematico rimane la gestione amministrativa. La riscossione affidata ai corrieri al momento della consegna, anche attraverso POS portatili o pagamenti anticipati, rappresenta un aggravio gestionale per la catena dello sdoganamento e aumenta il rischio di incomprensioni e contestazioni tra destinatari e trasportatori. La misura è stata criticata dagli operatori per la sua inefficienza e aleatorietà, trovando applicazione incerta e generando disagi sia per chi importa sia per chi riceve le merci.

Effetti sull'economia italiana: competitività, gettito e rischi per le imprese

Le aspettative legate all'introduzione della tassa miravano a garantire una maggiore equità tra imprese italiane ed estere, oltre a recuperare risorse fiscali preziose per la finanza pubblica. Tuttavia, i dati reali mostrano conseguenze divergenti rispetto agli obiettivi iniziali:

  • Perdita di competitività per il sistema logistico nazionale: numerose aziende estere hanno già dirottato traffici e spedizioni verso altri hub europei, riducendo il volume di merci che transitano per aeroporti italiani.
  • Gettito potenzialmente inferiore alle stime: l'assenza di controlli sistematici, sommata alle possibilità di elusione via transito comunitario, rischia di ridurre il reale incasso ben al di sotto delle attese del Tesoro.
  • Aumento dei costi per le imprese di commercio elettronico e per i trasportatori nazionali, costretti a gestire nuove procedure e a fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita e meno soggetta a vincoli normativi simili.
Le stesse piattaforme cinesi o altri marketplace extra UE, secondo le prime evidenze, tendono a traslare integralmente il nuovo contributo sui consumatori finali, mantenendo invariati i propri margini. Le imprese italiane, invece, non beneficiano di una protezione effettiva mentre la tassa rischia di gravare su clienti e operatori senza fornire vantaggi competitivi concreti. Infine, il crescente ricorso agli hub stranieri per la logistica delle merci dirette verso l'Italia sancisce una sottrazione di entrate fiscali e investimenti infrastrutturali all'economia nazionale.

Critiche e prospettive: consumatori, associazioni e operatori

Il dibattito ha fatto emergere critiche trasversali da parte di consumatori, associazioni di categoria, esperti della logistica e rappresentanti politici. Sul fronte dei consumatori, le principali tutele sono state espresse da organizzazioni come Codacons e Unione Nazionale Consumatori, che evidenziano una penalizzazione diretta sugli acquirenti, chiamati a sostenere costi aggiuntivi senza alcuna garanzia di reale beneficio in termini di qualità, controllo o sicurezza delle importazioni.

L'insoddisfazione coinvolge anche chi opera nei settori della moda e del commercio al dettaglio, che sottolineano come la misura, se non armonizzata a livello europeo, non sia in grado di riequilibrare davvero la concorrenza con i colossi internazionali. Operatori della logistica e corrieri espressi lamentano la difficoltà tecnica nell'applicazione, la mancanza di strumenti efficaci di controllo e la pressione amministrativa dovuta a nuove responsabilità nella riscossione:

  • L'incertezza normativa e attuativa viene considerata un boomerang, creando disagio nella gestione del rapporto con l'utenza e compromettendo la fiducia nel sistema doganale italiano.
  • Rilevanti associazioni di categoria, come la Confetra (Confederazione dei trasporti e della logistica), chiedono un rinvio della misura e una revisione coerente con i principi del mercato unico europeo.
  • Viene richiesto un allineamento rapido alle direttive comunitarie, per evitare distorsioni che penalizzano solo operatori e contribuenti nazionali.

Normativa UE e la prossima tassa sulle spedizioni extra-UE

Il quadro futuro è segnato dall'imminente introduzione della nuova tassa comunitaria sulle spedizioni extra-UE, approvata dal Consiglio Ecofin e destinata a entrare in vigore a partire dal luglio 2026. Questa iniziativa, frutto di una strategia più ampia concordata a Bruxelles, intende:
  • Armonizzare la disciplina tributaria sulle spedizioni in tutti i Paesi membri, evitando fenomeni di elusione e differenze competitive tra Stati.
  • Puntare sull'eliminazione delle vecchie franchigie doganali e sull'introduzione di sistemi digitali per il controllo dei flussi, tramite la realizzazione dell'EU Customs Data Hub, la piattaforma che sarà pienamente operativa entro il 2028.
  • Rispondere all'aumento dei flussi dall'e-commerce, la cui crescita ha sollevato interrogativi su equità fiscale, tutela della proprietà intellettuale e controllo dei prodotti contraffatti.
La nuova disciplina prevede una fase transitoria: la tassa di 3 euro sarà applicata alle spedizioni sotto i 150 euro e riguarderà tutte le merci provenienti da Paesi non UE, destinando la riscossione agli operatori logistici che effettuano lo sdoganamento. Tale contributo supera le attuali criticità legate alle soluzioni nazionali, chiudendo la possibilità di aggiramenti strutturali tramite transito tra Stati membri. In prospettiva, la misura europea dovrebbe assicurare:
  • Maggiore equità fra operatori nazionali ed esteri;
  • Effettiva destinazione delle risorse alle casse pubbliche degli Stati membri;
  • Superamento delle incertezze generate dalla fiscalità nazionale, spesso soggetta ad aggiramenti e differenze interpretative.





Leggi anche