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Pensioni vecchiaia e anzianità: la situazione aggiornata della settimana

Andare in pensione di vecchiaia e anzianità con nuovi requisiti Fornero: cosa potrebbe cambiare con arrivo di Matteo Renzi ed eventuale nuovo ministro del Lavoro. Ancora in ballo il prestito pensionistico?



Mentre parla di riduzione dell'Irap, che influisce sul costo del lavoro, “e in aggiunta ci sarà anche una riduzione del carico fiscale diretto sul lavoro, cioè l'imposta sui redditi. Vogliamo anche restituire al lavoro, che è l'attività più penalizzata in questo Paese. Vogliamo che sia invece quella più sostenuta. Dobbiamo dare coraggio al lavoro”, il segretario del Pd, Matteo Renzi, punta anche a modificare, senza stravolgerla, l’attuale legge Fornero.

Renzi dice: “Sulle pensioni è stato già approvato dal Parlamento un contributo di solidarietà. La Corte Costituzionale poi è stata molto chiara: non si può intervenire in modo discriminante. Comunque le pensioni staranno al di fuori di questo taglio generale. Si punta all'allargamento e all'universalizzazione degli ammortizzatori sociali e in particolare dell'assegno di disoccupazione. Questa è l'ipotesi su cui stiamo lavorando al momento. Sul resto vedremo”.

Con l’avvento di Renzi potrebbero arrivare modifiche alle pensioni di anzianità e vecchiaia definite dall’attuale legge Fornero, entrata pienamente in vigore nel 2014, e per cui sono cambiati i requisiti contributivi e anagrafici. I requisiti per il 2014 prevedono per il contributivo che, con decorrenza a partire dal primo gennaio 2012, coloro che hanno maturato almeno 20 anni di anzianità contributiva entro e non oltre il 31 dicembre 1995 possono accedere alla pensione secondo il sistema contributivo; con l’anagrafico, il pensionamento per le lavoratrici dipendenti settore privato, dal primo gennaio 2012 al 31 dicembre 2012, si raggiunge a 62 anni; dal primo gennaio 2013 al 31 dicembre 2013 a 62 anni e 3 mesi; dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 a 63 anni e 9 mesi; dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 a 65 anni e 3 mesi; dal primo  gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 a 66 anni e 3 mesi.

Per lavoratrici autonome e iscritte alla gestione separata Inps, dal primo gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 l'età pensionabile di 63 anni e 6 mesi; dal primo gennaio 2013 al 31 dicembre 2013 di 63 anni e 9 mesi; dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 di 64 anni e 9 mesi; dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2017 di 65 anni e 9 mesi; dal primo gennaio 2018 al 31 dicembre 2020 di 66 anni e 3 mesi.

Per i lavoratori dipendenti e lavoratrici dipendenti settore pubblico, dal primo gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 si va in pensione a 66 anni; dal primo gennaio 2013 al 31 dicembre 2015 a 66 anni e 3 mesi; dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 a 66 anni e 3 mesi; mentre i lavoratori autonomi e iscritti alla gestione separata Inps andranno in pensione dal primo gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 a 66 anni; dal primo gennaio 2013 al 31 dicembre 2015 a 66 anni e 3 mesi; dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 a 66 anni e 3 mesi.

Ci chiede cosa potrà cambiare con l’arrivo di Renzi, se resterà ancora in ballo l’idea del prestito pensionistico proposto dall’attuale ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, e da chi, nell’ipotesi di un eventuale rimpasto di governo prenderà il suo posto. Al momento circola il nome di Guglielmo Epifani, ex CGIL, e con le idee molto chiare, soprattutto in materia previdenziale e di modifiche all’attuale sistema pensionistico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il