Veneto Banca, tutti conoscevano la reale situazione. Lo spiega un dipendente

Il tracollo delle banche venete: dal boom, alla crisi, al salvataggio. Le recenti rivelazioni di un ex funzionario di Veneto Banca

Veneto Banca, tutti conoscevano la reale

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Banche venete ancora nel mirino: le ultime notizie riguardano le dichiarazioni di un ex funzionario della sede centrale di Veneto Banca a Montebelluna, riportate all’interno di due denunce depositate lo scorso 26 aprile in Procura a Treviso dall’avvocato Sergio Calvetti a nome di 43 clienti dell’ex popolare, secondo cui tutti i suoi colleghi sarebbero stati a conoscenza della situazione e dei rischi dei debiti deteriorati.

Banche Venete: le dichiarazioni di un ex funzionario

Stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, il dipendente della banca dalla direzione centrale avrebbe dichiarato che le indicazioni per gli impiegati della stessa banca, nonostante i rischi prospettati e di cui tutti sono sempre stati consapevoli, erano comunque quelle di incentivare il collocamento di azioni e, nel 2014, quando in tanti iniziarono a chiedere recesso e vendita delle azioni, il diktat per tutti era  convincere i clienti a non vendere, garantendo ancora la sicurezza dell’investimento, pur sapendo che tale sicurezza non avrebbe potuto essere garantita. La cosa importante, stando a quanto dichiarato dall’ex dipendente, era, dunque, quella di raccogliere più soci azionisti possibili perché la Banca aveva problemi di crediti deteriorati che dovevano essere coperti, per cui era obbligatorio quasi recuperare denaro per raggiungere il patrimonio netto richiesto dalla legge.

Questa operazione, più che rappresentare un collocamento per garantire guadagni ai clienti tramite investimenti, sembrava essere diventata un’operazione commerciale finalizzata esclusivamente al salvataggio della Banca a rischio e tutti i dipendenti erano a conoscenza di questa manovra ma nessuno ha mai detto nulla. E il risultato è stato quello ben noto a tutti. La crisi delle banche venete, del resto, è stata protagonista per mesi di scandali, discussioni, proteste, richieste di risarcimenti, costringendo lo stesso governo a stanziare miliardi di euro per il loro salvataggio in un momento di forte crisi economica per il nostro Paese, in cui quegli stessi soldi avrebbero potuto essere impiegati per misure ben più importanti e concrete per la ripresa del Paese stesse.

Banche venete tra boom, fallimenti e salvataggi

La crisi delle banche venete ha inizio anni orsono ma ciò che ci si chiede e come si sia potuti arrivare al baratro cui Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono effettivamente arrivate? La storia è lunga ma anche molto semplice, tra facile erogazione di prestiti, grandi tornaconti inseguiti dai loro stessi dirigenti, 'inganni' e investimenti poco sicuri ecco crollare i castelli bancari e lasciare i loro investitori senza soldi. Stando a quanto emerso, immobiliaristi, imprenditori, case di moda, giocatori di calcio sono tra coloro che hanno ricevuto prestiti milionari mai restituiti. Ma andiamo con ordine.

Dopo essere state per oltre un secolo solo due banche di provincia, le banche venete 'esplodo' letteralmente sotto la guida, rispettivamente, di Gianni Zonin, imprenditore di Gambellara eletto presidente della stessa banca nel 1996, e Vincenzo Consoli, eletto nel 1998 direttore generale della Popolare di Asolo che in pochi anni diventerà Veneto Banca. Per far crescere le due banche si iniziano a fare piccole operazioni come lancio di campagne di acquisizioni di piccole popolari del Veneto per arrivare ai grandi progetti espansionistici: mentre la Banca Popolare Vicenza apre uffici di rappresentanza a Mosca e a New York, Veneto Banca punta all'Est Europa e apre sedi in Romania, in Moldavia, in Croazia e in Albania.

Dopo diverse operazioni di mercato e acquisizioni di piccole banche italiane, le due banche venete crescono a dismisura ma come tutte le vicende di questo genere non saranno destinate al successo finale. Se, infatti, il periodo del boom economico delle due banche ha sostenuto moltissimo anche il valore delle rispettive azioni e nel momento in cui è esplosa la crisi economica a livello mondiale, nel 2008, le banche venete sembravano non aver risentito minimamente dei suoi effetti, con i loro titoli che continuavano a guadagnare valore mentre continuavano anche i finanziamenti a industrie in difficoltà, anche senza alcun ritorno degli stessi investimenti, presto la parabola delle banche venete vira verso la discesa.

Dopo la nascita, nel 2014, dell’Unione Bancaria Europea iniziano i problemi per le due banche tra controlli e ispezioni da parte dei tecnici di Francoforte e della Gdf italiana da cui emergono gravi problemi nell’amministrazione delle due società, nelle scelte del management, blocchi al riacquisto delle azioni proprie da parte delle banche, congelamento dei fondi, perquisizioni di alcune sedi e indagini avviate nei confronti dei direttori generali. Emergono, inoltre, perdite milionarie. Scoppia la protesta degli investitori e dei risparmiatori: famiglie, artigiani, pensionati e tutti i piccoli risparmiatori, in generale, vedono svanire i risparmi di una vita.

Dopo l’acuirsi di una crisi che sembrava senza ritorno, il salvataggio delle banche arriva grazie all’intervento dello Stato Italiano. E stando alle ultime notizie rese note dall'l’istituto di statistica europeo Eurostat, sarebbe di circa 4,7 miliardi di euro in più di disavanzo e oltre 6 miliardi di maggior debito l’effetto sui conti pubblici del piano di salvataggio delle Banche Venete deciso dallo scorso governo Gentiloni.

Ma già prima....

Sono almeno 19 amministratori, secon quanto riportato dal Corsera, che hanno gestito Veneto Banca e hanno loro stesso raggirato i risparmiatori contribuendo al suo fallimento. 
Vi sono case a Cortina e terreni in Puglia, uffici a Padova, case e immobili a Roma e Treviso e milioni e milioni di euro sottratti e messi al riparo al meglio o addirittura prescritti tanto è ero che difficilmente potranno essere recuperati dalla magistratura che vi sta lavorando.
Ora, la banca è in liquidazione, e il tempo stringe e i beni portati in un fondo immobiliare da Falvio Trinca, ex presidente, per fare u esempio, potrebbe non essere recuperabili proprio a casa del tempo che scorre inesorabili.
Discorsi simili per Gian Quinto Perissinotto e Vincenzo Chirò che hanno creato fondi e sistemi finanziari per mettere al riparo decine di beni e case  con fondi sempre immobiliari, patrimoniali o distribuendoli in famiglia.

Mentre si cercano di riorganizzare compaiono, sia Banca Popolare di Vicenza  che Veneto Banca sono considerati da un indagine sociologica realizzato dall'istituto di scienze socialiNicolò Rezzara dei luoghi dove stare alla larga per il 63,9% come in generale tutte le banche. A questo sondaggio, hanno partecipato circa 3500 persone, 2375 studenti e 117 adulti. I giovani sonoa ncora più lontani, come fiducia, dalle banche presentando il 78,3% di chi non ci crede. E si richiede una maggiora trasparenza, organi di vigilanga più seri e capacità di fornire risposte alle richeite reali delle persone come prestiti o risparmi.
Nello stesso tempo semrpe queste stesse persone, comunque, si rendono conto che una scoietà senza banche difficilmente può funzionare. 
Nel frattempo si sta cercando di riorganizzare e di eliminrae i crediti detriorati e stanno venendo a galla i nomi dei debitori tra cui ex calciatori, politici e in generale un risprmio dati in moso sbagliato anche oggettivo.
 

Riorganizzare, i tentativi

Proprio queste sono le ore calde per il presente e il futuro di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Se da una parte c'è la volontà di tutelare risparmiatori e correntisti, dall'altra c'è il livello occupazionale a rischio. Ma è l'intero sistema bancario italiano che non è ancora riuscito a levarsi di dosso gli Npl, i cosiddetti crediti deteriorati. Dalle tensioni nel credito cooperativo al piano di integrazione Intesa SanPaolo delle ex popolari venete, il livello di tensione continua a rimanere alta. La strategia individuata è adesso quella dell'accorpamento di Veneto Banca e Popolare di Vicenza all'interno di Intesa SanPaolo, con tanto di passaggio di lavoratori e dipendenti. Molte filiali hanno già cambiato le insegne per adottare quelle nuove. Ma attenzione anche agli istituti di credito cooperativo, impegnati in un profondo processo di riforma che porterà alla nascita di tre holding.

Situazione ancora critica per i crediti deteriorati

Sono già tanti i progetti di ridimensionamento aperti e altri ne potrebbero arrivare se il settore del credito non riuscirà a trovare un'adeguata redditività. I crediti deteriorati sono ancora un problema e complici i tassi ai minimi storici che erodono i margini e la crescita del canale de web, occorre un deciso colpo di spugna. A livello europeo è stata di recente l'agenzia di valutazione Fitch a lanciare l'allarme sulla situazione di Monte dei paschi di Siena in Italia e Banco Popular in Spagna. Subito prima di lei è stata la volta di Moody's a denunciare la presenza di di 549 miliardi di titoli tossici in pancia a Ubs (Svizzera), Deutsche Bank (Germania), Barclays (Regno Unito), Royal Bank of Scotland (Regno Unito), Credit Suisse (Svizzera).

Sentenza favorevole ai risparmiatori

Proseguono senza soste i contenziosi tra i risparmiatori e le banche. Non tutte, ma quelle coinvolte nei più recenti fatti di cronaca ovvero di crisi, fallimenti, rimborsi e risarcimenti. A fare da tramite in quelle che possono sembrare battaglie giudiziarie difficile da affrontare e vincere, ci pensano spesso e volentieri le associazioni a tutela dei consumatori, come ne caso di Adusbef, specializzata nelle questioni bancarie. Ebbene, l'ultima causa giudiziaria da cui è uscita vittoriosa assume una certa importanza non solo per il coinvolgimenti di nomi come Veneto Banca e Intesa San Paolo, ma anche per il precedente creato.

L'Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari finanziari postali e assicurativi onlus ha allora tutte le ragioni per esultare perché, stando a quanto messo nero sul bianco dal giudici, la subentrante Banca Intesa è responsabile dei rapporti tra istituto e utenti. Si tratta insomma di una vittoria per i risparmiatori che adesso hanno maggiori speranze di poter ottenere risarcimenti e rimborsi. Più nello specifico il Tribunale di Vicenza ha stabilito che nelle cause promosse dai risparmiatori contro Veneto Banca (ora in liquidazione coatta amministrativa) può essere chiamata in giudizio Intesa San Paolo quale successore e responsabile a titolo solidale insieme alla stessa Veneto Banca.

Vale la pena fare presente che la decisione del Tribunale Civile di Vicenza si affianca a quella in sede penale del Gup di Roma nel procedimento penale nei confronti di Veneto Banca e degli ex amministratori imputati dei reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, che aveva autorizzato la chiamata di Intesa San Paolo quale responsabile civile. Tanto per intenderci sulla portata di questa causa, sono coinvolte 210.000 famiglie che hanno acquisto obbligazioni e azioni illiquide da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Nello specifico, questa vertenza che si è risolta favorevolmente ha preso le mosse dal giudizio avviato dal legale Adusbef di Bassano del Grappa contro Veneto Banca con la contestazione di alcuni vizi nella vendita di prodotti finanziari.

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